video suggerito
video suggerito

Un nuovo studio smentisce le linee guida dell’OMS: servirebbero 10 ore di attività fisica a settimana non 2

L’OMS raccomanda 150 minuti di sport a settimana, ossia due ore e mezza. Secondo un nuovo studio, invece, per stare in salute ne servono molte di più.
Immagine

Uno studio pubblicato questa settimana sul British Journal of Sports Medicine dimostra che a un adulto servirebbero dalle nove alle dieci ore di esercizio fisico a settimana. Questa stima è ben al di sopra della cifra consigliata dall'OMS: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, raccomanda 150 minuti settimanali pari a due ore e mezza circa, consigliati per ottenere una riduzione sostanziale del rischio di ictus o infarto. Più nello specifico consiglia 150 minuti di attività di intensità moderata o 75 minuti di attività ad alta intensità. Queste cifre sono riportate nelle linee guida pubblicate dall'OMS dopo la pandemia, per ridare centralità all'attività fisica contro la sedentarietà acuitasi a causa col lockdown. Il documento è suddiviso tra bambini, adulti e over 65 e dà a ciascuno un tasso consigliato di attività fisica, utile appunto a mantenersi in salute.

Il nuovo studio ha monitorato oltre 17.000 persone di età compresa tra 40 e 69 anni per circa otto anni, analizzando la relazione tra movimento quotidiano, condizione cardiorespiratoria  e incidenza di malattie cardiovascolari. È emerso che, affinché una persona media ottenga una riduzione del 30% del rischio di ictus o infarto, dovrebbe svolgere circa 560-610 minuti di attività fisica di intensità moderata o alta a settimana. È emerso anche che alle persone meno allenate potrebbero servire fino a 50 minuti di esercizio in più rispetto a quelle allenate per ottenere gli stessi benefici. Per fare un confronto, le linee guida dell'OMS che consigliano 150 minuti di esercizio fisico moderato a settimana, sono associate a una riduzione dello stesso rischio solo dell'8-9%.

Secondo Sean Heffron (professore associato di Medicina e cardiologo specializzato in Scienze motorie presso la New York University) i risultati vanno spiegati bene: non indicano che le linee guida dell'OMS sull'esercizio fisico siano errate. E dello stesso parere è anche Ulrik Wisløff, professore di Scienza e tecnologia presso l'Università norvegese nonché responsabile del gruppo di ricerca. "La raccomandazione dei 150 minuti non è mai stata intesa come un obiettivo ottimale – ha affermato quest'ultimo – Piuttosto, è stata concepita come una soglia di salute pubblica realistica e raggiungibile, associata a benefici significativi per la salute della popolazione". Il rischio, a suo dire, è che le persone svalutino il loro lavoro fisico quotidiano, che si tratti anche di una passeggiata o magari di tennis o qualsiasi altra attività sportiva. "La palestra non ha il monopolio dell'esercizio fisico" ha detto a tal proposito, andando quindi a nobilitare anche altre modalità, ugualmente preziose per prendersi cura della salute e del corpo.

Ha infine sottolineato che l'effetto benefico sulla salute di qualsiasi tipo di attività dipende dalla sua intensità, ancor più che dal tempo. "Piccole quantità di attività relativamente intensa sembrano essere straordinariamente efficaci" ha affermato. Poi, non c'è dubbio che ci sia anche una componente genetica ad agire sull'invecchiamento così come sull'insorgere di certe patologie.

I risultati dello studio riportano, su 17.088 partecipanti, un numero pari a 1.233 eventi cardiovascolari nell'arco di un follow-up di circa 7 anni. Seguire la linea guida di 150 minuti/settimana ha prodotto una modesta riduzione del rischio cardiovascolare; solo l'8-9%. Viceversa, una riduzione sostanziale del rischio superiore al 30% si è vista solo con volumi di lavoro da tre a quattro volte superiori ; circa 560–610 min/settimana), ossia 10 ore. "In conclusione – si legge nel testo – le attuali linee guida sull'attività fisica di intensità moderata-alta offrono un margine di sicurezza universale ma modesto, mentre una protezione cardiovascolare ottimale potrebbe richiedere volumi di attività sostanzialmente più elevati".

Secondo gli esperti, risultati e conclusioni vanno spiegati bene: non indicano che le linee guida dell'OMS sull'esercizio fisico siano errate. Per esempio ilprofessor Aiden Doherty, docente di informatica biomedica all'Università di Oxford, ha dichiarato: "I dati supportano in modo inequivocabile le attuali linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'attività fisica. Ovvero, svolgere 150 minuti di attività fisica di intensità moderata o vigorosa, indipendentemente dal livello di forma fisica, è associato a un rischio inferiore di circa l'8-9% di sviluppare malattie cardiovascolari in futuro. Le persone che riescono a svolgere più attività fisica hanno un rischio ancora minore. Il pubblico dovrebbe continuare a puntare ad almeno 150 minuti di attività fisica di intensità moderata o vigorosa a settimana".

Alla sua voce si è aggiunta quella di Steffen Petersen, professore di medicina cardiovascolare presso il NIHR Barts Biomedical Research Centre della Queen Mary University di Londra. Ha dichiarato: "È uno studio ben condotto, che utilizza misure oggettive sia dell'attività fisica che della forma cardiorespiratoria. Lo studio dimostra che la quantità di attività fisica di intensità moderata-vigorosa necessaria per ottenere una determinata riduzione del rischio cardiovascolare dipende dalla forma fisica di base dell'individuo. L'attuale raccomandazione di 150 minuti a settimana sembra essere una soglia minima ragionevole, ma i risultati suggeriscono che volumi di attività più elevati sono associati a una maggiore riduzione del rischio, in particolare nelle persone con una forma fisica inferiore". Insomma: di più è meglio, ma ogni movimento conta e anche attenersi ai fatidici 150 minuti è già sufficiente, soprattutto considerato i ritmi veloci di oggi, il tanto lavoro e il poco tempo che si ha a disposizione.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views