Sui social troppi video che incitano alla magrezza: uno studio dimostra che aumentano l’ansia e peggiorano l’umore
Prima c'è una modella magrissima che sfila in bikini, poi scrolli e appare l'influencer di turno che sponsorizza i suoi prodotti perferiti per tenersi in forma, vai al video successivo ed ecco la fitness influencer intenta a fare allenamento fasciata in un completino che le mette in mostra addominali scolpiti e glutei sodi: Instagram e TikTok sono ormai una corsa a ostacoli. Si fa di tutto per mantenere salda la propria salute mentale e poi eccoli lì, quei contenuti che ti portano a guardarti allo specchio sentendoti sbagliata, che fanno scattare il maledetto confronto con la perfezione di chi c'è dall'altra parte dello schermo, innescando un inevitabile malcontento o peggio un senso di inferiorità.
La conferma, di quanto questi contenuti siano pericolosi, arriva da uno studio condotto alla psicologa Samantha Jones insieme alle colleghe della Western University (Canada). La loro analisi prende in esame i video "thinspiration" e "fitspiration" che spopolano sui social, per studiare in che modo influiscono sull'umore delle donne, sul modo di percepirsi rispetto al proprio corpo. Le conseguenze sullo stato d'animo e sul rapporto con lo specchio non sono affatto da sottovalutare: è quanto emerge dalla ricerca, che evidenzia quanto questo continuo e costante focus sulla magrezza a tutti i costi, abbia ripercussioni anche nel rapporto col cibo. Avere standard di perfezione rigidi, in cui la magrezza è considerato l'unica caratteristica capace di dare valore alla persona, ha un effetto sulla diffusione dei disturbi alimentari.
Le ricercatrici canadesi hanno coinvolto nello studio 323 donne, a cui è stato chiesto di visionare alcuni video su TikTok, in rotazione casuale. Alcuni erano dedicati alla forma fisica, altri al culto della magrezza, altri ancora erano video neutrali non basati sull'aspetto fisico. In tutte le partecipanti è stato riscontrato un peggioramento dell'umore e un aumento dell'oggettificazione di sé, dopo aver visto i video che promuovevano la magrezza. Anche se può apparire strano, hanno avuto effetti simili anche video più orientati all'accettazione e alla body positivity: pur avendo effetti benefici sull'umore, infatti, andavano ugualmente ad aumentare la sensazione di oggettificazione, perché si trattava comunque di mettere in atto un confronto estetico.
Nello studio si legge:
L'auto-oggettivazione si verifica quando le persone sentono che il loro valore è determinato dal loro aspetto, cioè vedono se stesse e i loro corpi come oggetti. Il concetto di auto-oggettivazione deriva dalla Teoria dell'Oggettazione che postula che la visione che le donne hanno di se stesse è profondamente intrecciata con la loro percezione di come gli altri le vedono. L'auto-oggettivazione è associata a conseguenze negative, tra cui vergogna del corpo, sintomi depressivi e comportamenti alimentari disordinati. È interessante notare che le persone con una maggiore predisposizione all'auto-oggettivazione riferiscono di trascorrere più tempo sui social media. Di conseguenza, un maggiore utilizzo quotidiano dei social media è associato a maggiori pensieri di auto-oggettivazione. Il legame stabilito tra social media e auto-oggettivazione può essere in parte dovuto alla pervasività dei contenuti oggettivanti sulle piattaforme dei social media.
La ricerca quindi è importante perché conferma che ormai i contenuti social riescono a insinuarsi profondamente nella quotidianità a un livello ben più profondo del semplice "passatempo". Sono veri e propri elementi condizionanti: generano una risposta emotiva notevole, regolano il modo di sentirsi, plasmano i pensieri e la percezione di sé. Quando si interiorizza l'equazione bellezza=magrezza=perfezione, questa condizione tossica diventa l'unica dotata di senso: tutto passa attraverso quel determinato valore, che diventa la sintesi dell'intera persona.
La magrezza diventa ciò che determina il successo, il piacere o meno a qualcuno, il suscitare nel prossimo qualcosa di positivo o meno. E se non si possiede quella caratteristica scatta la vergogna, che può sfociare in frustrazione, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Questo circolo vizioso è potenzialmente senza fine, è una spirale, perché si alimenta ogni volta che si entra sui social: se questi propongono ideali irraggiungibili, il confronto sarà sempre fonte di sofferenza. Non ci sarà mai un miglioramento di sé sano, fatto in ottica di salute, di reaòe interesse e amore verso se stessi. Sarà solo una corsa per uscire vivi dal confronto e sentirsi uguali agli altri.