Roberta Vinci: “Sinner è sottoposto a pressioni enormi. Quello che ha fatto per migliorare è clamoroso”

Il Roland Garros è ormai alle porte e il tennis italiano si presenta a Parigi con un carico di entusiasmo e aspettative. Con Jannik Sinner stabilmente sul trono del ranking mondiale, trascinatore di un movimento che porta una pattuglia di azzurri nel tabellone principale, l'appeal per gli appassionati è alle stelle. Eppure, alla vigilia dello Slam parigino, le acque del circuito sono tutt'altro che calme: dalle inedite e nette prese di posizione dei giocatori sulla ripartizione dei ricavi dei tornei, fino al clamoroso e doloroso forfait prolungato di Carlos Alcaraz, costretto a fermarsi anche per la stagione su erba.
Per fare il punto della situazione, analizzare la gestione della pressione di Sinner dopo le fatiche di Roma e capire cosa significhi davvero giocare con "un mirino sulla schiena", abbiamo intervistato Roberta Vinci. L'ex campionessa azzurra, protagonista nel 2015 dell'impresa contro Serena Williams, è oggi uno dei volti più autorevoli e apprezzati di Eurosport che trasmette il Roland Garros in diretta integrale ed esclusiva italiana su HBO Max e disvovery+. Con la schiettezza e la competenza che da sempre la contraddistinguono, Roberta ci ha accompagnato dietro le quinte del momento d'oro del tennis italiano, ricordandoci che dietro i successi da "robot" ci sono prima di tutto ragazzi giovani e umani. In primis il fresco campione degli Internazionali d'Italia.
Roberta cosa ne pensi della presa di posizione dei tennisti per protestare contro la ripartizione dei ricavi del Roland Garros?
"Se i tennisti stanno prendendo una posizione così netta, significa che il problema esiste davvero. Si sta andando in questa direzione e, ovviamente, dovranno essere tutti d'accordo; ma questa mobilitazione dimostra che le difficoltà sono reali. I giocatori non sono impazziti: evidentemente stanno riscontrando problemi seri nell'ambiente e per questo si muovono insieme".

Alcaraz ha annunciato l'assenza anche sull'erba per l'infortunio al polso, dopo la terra rossa. Ti sorprende questo forfait ulteriore?
"Devo dirti la verità, non me l'aspettavo. Pensavo che il problema lo avrebbe costretto a saltare soltanto il Roland Garros. Leggendo le prime notizie credevo fosse una cosa passeggera, della serie "va bene, salto Parigi", ma non mi aspettavo minimamente il forfait a Wimbledon. Evidentemente l'infortunio persiste e, giustamente, ha deciso di non rischiare e fermarsi anche per questi tornei".
Ho letto tantissimi messaggi di tifosi italiani dispiaciuti per l'assenza prolungata dello spagnolo, è il bello dello sport.
"Sì. Sicuramente è un peccato per lo spettacolo, anche perché la rivalità tra Sinner e Alcaraz è splendida. Dispiace a tutti, anche al pubblico italiano che sperava di godersi una finale tra loro due a Parigi o a Wimbledon. Sinner-Alcaraz è qualcosa di speciale. Ovviamente durante uno Slam può succedere di tutto, ma loro due partono sempre come i favoriti. Non poter assistere a un match del genere è un grande dispiacere per gli appassionati di tennis in generale, e per quelli italiani in particolare".
L'assenza di Alcaraz potrebbe rivelarsi paradossalmente un problema al Roland Garros per Sinner in termini di pressione o altro?
"Conoscendo e vedendo Sinner, io credo che il fatto che non ci sia Alcaraz da una parte lo faccia stare un po' più tranquillo, ma lui continua a concentrarsi partita dopo partita. Secondo me, poi ovviamente non sono nella sua testa, guarda avanti un match alla volta e non pensa: ‘Non c'è Alcaraz, adesso vinco facile'. Ogni partita va giocata. È ovvio che in questo momento lui sia di una categoria superiore agli altri, però le partite bisogna comunque vincerle sul campo. Non parte sicuramente con l'idea di aver già vinto Parigi o Wimbledon; non fa questi discorsi. È vero che manca Alcaraz, ma ci possono essere sempre giocatori in grado di darti fastidio, magari beccandoti in una giornata meno favorevole o in un momento in cui accusi un dolorino che rende la partita più difficile. Partire già con l'idea di aver vinto tutto… è difficile che nella testa di un tennista scatti una cosa del genere, non c'è tutta questa presunzione".

Quanto sei rimasta colpita dalle sue difficoltà psicofisiche nel match contro Medvedev a Roma?
"Questo ragazzo è umano. Il fatto è che ci ha già abituati a cose incredibili, ma veniva da una scia di vittorie importantissime. Giocare ogni giorno a questo livello comporta una pressione enorme: il numero uno deve vincere per forza, anche perché appena perde una partita si parla subito di "crisi Sinner". Parliamo di un ragazzo giovane che ha vinto tantissimo, ed era quasi normale arrivare a un punto in cui mostrare un po' di stanchezza. Agli occhi degli altri sembra un robot, ma ricordiamoci che ha poco più di vent'anni ed è umano".
Ogni tanto dunque la pressione può giocare un brutto scherzo.
"Quindi la cosa non mi ha stupito: è normale avere un momento di difficoltà, sarebbe stato strano il contrario. È stato bravissimo a superare quel momento, a non farsi condizionare dal pensiero: ‘Sono stanco, non ce la faccio più'. La stanchezza c'era, ma ha dimostrato ancora una volta di essere eccezionale nel gestire queste situazioni. Non sono affatto dinamiche semplici".
Lui fa sembrare tutto semplice ma concorderai sul fatto che ovviamente non lo sia affatto.
"Ma non lo è. Non lo è assolutamente. Ci ha abituato talmente bene che alla prima minima difficoltà subito parte il pensiero: ‘Oddio, Sinner è in difficoltà'. Ma è normale. È semplicemente normale. Il punto è che lui riesce a far sembrare tutto facile. Però dietro c’è un ragazzo molto giovane, che vive stanchezza, pressione, momenti complicati come tutti. Solo che ha una qualità enorme: la capacità di gestire quei momenti. È talmente bravo nel tennis, ma soprattutto di testa, che riesce a rimanere lucido anche quando le cose si complicano. Ed è inevitabilmente questo che oggi lo rende il numero uno. Non soltanto per il tennis che esprime, ma sotto tutti i punti di vista".
Oltre al servizio, non trovi clamorosi i miglioramenti del suo gioco sulla terra rossa? Appoggi, traiettorie…
"Quello che ha fatto per migliorarsi è clamoroso. È migliorato in tutto, ed è questo secondo me il valore aggiunto di un ragazzo che non si accontenta mai. Era già fortissimo, eppure si è messo lì a lavorare sodo; non a caso ripete sempre che si allena costantemente perché vuole avvicinarsi alla perfezione. Questa è una dote rara, perché a volte subentra l'appagamento, mentre lui ha una voglia matta di mettersi in gioco sempre, a prescindere dai risultati. Ha fatto un lavoro enorme sui colpi, come il servizio, ma anche dal punto di vista fisico: adesso tiene molto di più il campo. Vincere trenta partite di fila non è affatto semplice; in una striscia del genere ci sta che arrivi un momento non dico di rilassamento, ma di flessione quando mancano le forze. Invece lui ha dimostrato che, sia sul piano fisico che su quello mentale, sta facendo un lavoro pazzesco e i frutti si vedono tutti".

Certo che il divario tra Sinner (e Alcaraz) e gli altri sembra essere notevole anche sulla terra?
"Sì, si vede e si percepisce chiaramente, e gli stessi giocatori lo avvertono. Quando scendono in campo contro Sinner o Alcaraz, sanno benissimo che è una partita difficilissima da vincere. Inevitabilmente si guardano i tabelloni e i risultati degli avversari. Faccio un paragone con la mia esperienza: dopo che ho battuto Serena Williams (nella semifinale degli US Open 2015, ndr), nei tornei successivi le mie avversarie affrontavano il match pensando: ‘Cavolo, ha battuto Serena'. Non dico che mi ritenessero più forte di prima, ma l'approccio psicologico nei miei confronti era cambiato. Lo stesso accade oggi con Sinner: quando giochi contro uno che ha vinto trenta partite di fila e diversi Masters 1000, entri in campo sapendo che sarà durissima. È come se partissi già in svantaggio, con un divario mentale da colmare".
Mi offri un assist: ma dopo quella vittoria anche tu come Alcaraz hai pensato di avere un "mirino sulla schiena"? Come sono cambiate le cose per te?
"No, il mio modo di vedere il tennis non è cambiato. Certamente quell'impresa mi ha trasmesso molta più fiducia nei miei mezzi e maggiore consapevolezza, ma non ho affatto stravolto il mio gioco. Il vero cambiamento, come dicevo prima, è avvenuto nelle mie avversarie. Sapevano che potevo dare molto più fastidio del solito e che avevo una marcia in più. Di conseguenza, erano loro a scendere in campo un po' più preoccupate, mentre a me quella vittoria ha regalato semplicemente una grandissima forza mentale".
Oltre a Sinner che momento è per i nostri giocatori? Siamo abituati troppo bene e questo incide nei giudizi.
"Siamo abituati fin troppo bene e, non appena c'è qualcosa che non va, iniziamo subito a fare la tragedia greca. Ma alla fine, come dicevi tu, tra Sinner, Musetti, Cobolli, Darderi, Sonego e Pellegrino, che si è appena qualificato, abbiamo tantissimi giocatori di alto livello. Anche nel femminile le cose vanno bene: Paolini adesso è numero 13 ma è stata a lungo nella top 10, poi c'è Cocciaretto che è intorno alla trentesima posizione e altre giovani che stanno venendo su bene. Il tennis italiano sta vivendo un momento d'oro".

Insomma troppo pessimismo appena arriva un risultato negativo di giocatori top?
"Spesso tendiamo a guardare il lato negativo, ma oggi facevo il calcolo: se non ricordo male, abbiamo circa dieci giocatori nel tabellone principale del Roland Garros, mica male! Tutto il movimento sta crescendo notevolmente e lo si è visto anche dall'incredibile affluenza di pubblico al Foro Italico. Alla fine si viene trainati da questi campioni che ti spingono a dare il massimo per avvicinarti ai vertici. In questo momento Sinner fa da traino per tutti, ma anche l'esempio di Jasmine Paolini serve da stimolo a Cocciaretto e a tutte le altre per cercare di accorciare sempre di più le distanze".
Vedremo il Roland Garros sui canali Eurosport quanto sei carica e senti un po' la pressione per questa nuova era dorata del tennis italiano?
"È molto più piacevole ora commentare la partita di un italiano o di un'italiana rispetto a un match tra due stranieri. Avere così tanti azzurri e azzurre in tabellone fa ben sperare. Poi, ovviamente, le partite vanno vinte sul campo, ma dal punto di vista del commento preferisco di gran lunga seguire i nostri giocatori. A dire la verità non la vivo come una pressione. Sono solo felicissima che ci sia così tanta gente che segue questo sport, che si collega su Eurosport e che vuole tenersi aggiornata sui risultati. Ormai mi fermano anche per strada per chiedermi: ‘Hai visto come ha giocato quello?'. C'è tantissimo interesse e per me, da ex atleta, è qualcosa di bellissimo. Significa che il tennis sta diventando sempre più popolare e che finalmente si parla anche di altro, non solo di calcio".