Renzo Furlan: “Sinner ha capito come giocare su terra, è devastante. Il tennis ha superato il calcio”

Il trionfo a Monte-Carlo non è valso a Jannik Sinner "solo" il titolo e la vetta del ranking mondiale, ma ha lanciato un segnale inequivocabile all'intero circuito: per Renzo Furlan, l'azzurro ha compiuto un passo decisivo verso il Roland Garros. Non esistono più superfici di "transizione" o mesi di rodaggio. Jannik ha dimostrato di sapersi adattare a ogni condizione, alzando continuamente l'asticella.
Ne abbiamo parlato proprio con l'ex tennista, oggi coach e talent di Sky, ai microfoni di Fanpage.it. Con lui abbiamo analizzato l'ennesima evoluzione tecnica e tattica di Sinner e il dualismo con Carlos Alcaraz, partendo proprio dall'ultima finale nel Principato. Un'intervista a tutto tondo, che è stata anche l'occasione per raccontarci la sua nuova avventura al fianco di Luca Nardi e lo straordinario momento d'oro del tennis italiano capace di scavalcare il calcio.
Renzo cosa aggiunge questa finale di Monte Carlo alla rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz?
"Beh, aggiunge il fatto che l’anno scorso nonostante ci fosse andato vicino, non avevamo visto e non avevamo capito fino in fondo che Jannik potesse battere Alcaraz anche sulla terra. Invece prima finale, primo Masters 1000 su questa superficie, e due set a zero: quindi sicuramente Jannik ha fatto un passo in avanti molto deciso verso quello che è il suo obiettivo, cioè vincere il Roland Garros".

Hai citato il Roland Garros: sulla strada verso Parigi possiamo considerarli alla pari. Anche perché lo stesso Alcaraz ha detto che Sinner è diventato molto pericoloso sulla terra.
"Sì, sicuramente. Sono loro due che stanno dettando legge. Hanno creato un vuoto clamoroso rispetto agli altri. Poi ci saranno sempre sorprese: magari Fonseca farà il salto di qualità che merita, magari un Lorenzo Musetti diventerà ancora più forte sulla terra, oppure un Cobolli o altri potranno fare qualcosa di straordinario. Però, diciamo, questi due stanno scrivendo la storia e, in questo momento, sono forti allo stesso modo su tutte le superfici: terra, erba e cemento".
Credi che a Parigi l’incognita dei cinque set possa essere un problema, oppure sei tranquillo?
"Sinceramente non mi preoccupa più di tanto. Anzi, al di là del tennis che vediamo, straordinario per gioco e motivazione, non dimentichiamo che Jannik ha anche un fisico eccezionale. È un giocatore super allenato, che lavora sempre per colmare eventuali piccoli gap. Per quanto riguarda il Roland Garros, sono condizioni che secondo me gli piacciono molto. Piacciono a entrambi, sia a lui che ad Alcaraz, però il campo è abbastanza veloce, le palle viaggiano. È un torneo su terra, ma con caratteristiche piuttosto rapide, che si adattano molto anche a Jannik".
A Monte Carlo ti ha stupito, considerando che lui stesso diceva di prenderlo come torneo di preparazione dopo il cemento?
"Sì, anche se ormai stupisce sempre meno. Però credo che non sia stata una preparazione così dettagliata: è una vittoria che arriva sull’onda dei risultati in America. Dopo Miami è arrivato con una confidenza e una qualità di gioco straordinarie, che sono rimaste intatte anche a Montecarlo, anche perché sono passati pochissimi giorni. Io, tra l’altro, avevo dei dubbi che giocasse, perché era tutto molto ravvicinato e aveva speso tante energie. Invece si è rivelata una scelta vincente, che gli ha dato una dimensione diversa o meglio, ancora più consapevolezza dei propri mezzi".

Con il tuo occhio di ex tennista, coach e talent cosa hai notato di speciale in Sinner e di diverso rispetto al passato che dimostra il lavoro fatto sulle variazioni?
"Ha iniziato un percorso di lavoro già da un po’ di tempo e già l’anno scorso, secondo me, era cresciuto tantissimo con il servizio, che sta portando anche sulla terra, anche se qui non ha servito al meglio. Però sicuramente è migliorato molto sotto questo aspetto. Sulla terra, quello che mi sembra di notare, vedendo anche il match di ieri, è che ha migliorato tantissimo la capacità di difendere con rotazione, riuscendo a trovare profondità. Ed è semplicemente devastante quando si avvicina al campo. Sul cemento o indoor cosa vediamo? Vediamo Jannik Sinner giocare quasi ‘a flipper', a velocità altissime, con traiettorie basse e tese. Qui invece, a Montecarlo, ho visto tantissima variazione: riesce a usare molto il topspin, sia con il dritto sia con il rovescio, mantenendo però la sua impostazione di gioco, estremamente efficace quando è dentro al campo. Quello che mi ha colpito è anche come si muove: in questo torneo si è mosso nettamente meglio in avanti e indietro e anche lateralmente".
D'altronde anche Alcaraz lo ha riconosciuto e a tal proposito quanto è bella questa rivalità, anche per quello che si vede dopo le partite?
"Guarda, sono due amici. Ma al di là di questo, quello che traspare è il grandissimo rispetto che hanno uno per l’altro. Vanno in campo e se le danno, ma alla fine c’è sempre un sorriso, sempre un complimento reciproco. È un rispetto che nasce anche da ciò che sono come persone: due ragazzi straordinari, sempre corretti, mai sopra le righe, con un atteggiamento sempre equilibrato. Secondo me è questo che distingue i veri campioni: prima ancora di essere grandi giocatori, sono grandi persone. E loro lo sono. Fuori dal campo poi scherzano, si allenano insieme, si studiano. Sanno di stare scrivendo la storia, ma per farlo a lungo devono anche viverla con leggerezza".

Faccio un passo indietro: ti hanno stupito le parole di Alcaraz negli USA sugli avversari che diventano tutti "Federer"?
"Mi hanno lasciato un po’ perplesso, ma ci stanno. Parliamo di un ragazzo di 22 anni che gestisce una pressione enorme. Sono segnali di stress emotivo, come si è visto anche nei risultati in quel periodo. Però a Monte Carlo è tornato a giocare un tennis straordinario, quindi tutto rientrato".
Parlando di te: è iniziata questa nuova avventura con un ragazzo molto talentuoso come Luca Nardi ma frenato da un infortunio. Quanta voglia c'è di spingere subito al massimo?
"Sì, ci stiamo allenando duro, con qualità. Sono contento di questa sfida, anche perché Luca è un ragazzo straordinario e molto motivato. Questo infortunio, che sembrava una cosa da poco, si è rivelato più complicato del previsto, quindi stiamo ancora lavorando per recuperare. Pensiamo di essere pronti tra qualche settimana. Le priorità sono stare bene e sfruttare questo periodo per migliorare sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico. Poi, quando sarà il momento, proveremo a spingere forte".
Che momento è per il tennis italiano, il ranking sorride anche se aspettiamo di ritrovare il miglior Musetti e il miglior Cobolli?
"È un momento straordinario, stiamo vivendo una vera e propria “bolla” positiva. Ci sono quattro giocatori tra i primi 21 al mondo, e poi tanti altri come Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Bellucci, Sonego, Arnaldi… Ci sono anche tanti giovani interessanti: Nardi, Passaro e altri. È davvero un momento d’oro. Musetti paga ancora un infortunio, ma il talento è indiscutibile. Lo stesso vale per Cobolli: sono giocatori che possono puntare alla top 10. Avere il numero uno al mondo e altri giocatori che possono arrivare tra i primi 10 è qualcosa di straordinario, forse irripetibile".
Certo che emozionante vedere il grande trasporto della gente per il tennis che sembra quasi aver superato anche il calcio.
"Il tennis ha superato il calcio. Beh, ovviamente quando uno sport rappresenta al meglio una disciplina a livello nazionale è giusto che sia così. Al di là del movimento, dei praticanti, delle serate sempre più seguite, con un interesse in continua crescita, noi abbiamo il numero uno del mondo, Jannik Sinner. Abbiamo un numero 5 come Lorenzo Musetti, magari oggi 7 o 8, ma comunque stabilmente lì. Abbiamo tra le prime 10 anche Jasmine Paolini, che spesso non nominiamo abbastanza, ma che ha scritto la storia negli ultimi anni ed è ancora tra le migliori al mondo. E oltre a questo, in Italia abbiamo anche eventi straordinari: Internazionali d'Italia, che è un Masters 1000 tra i più belli insieme a Indian Wells, e le ATP Finals. Quindi abbiamo l’élite del tennis mondiale che gioca in Italia. È normale che si crei tutto questo interesse: è il risultato del lavoro che si sta facendo nel tennis italiano".