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Rafa Nadal: “Camminavo sempre con una bottiglia d’acqua perché rischiavo di affogare con la mia saliva”

Rafa Nadal racconta senza filtri, nel documentario “Rafa” in uscita su Netflix il 29 maggio, il lato più oscuro della sua carriera: crisi d’ansia, dolore cronico e le pesanti conseguenze fisiche degli antinfiammatori. Un ritratto intimo e drammatico lontano dalla leggenda invincibile del tennis.
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Un Rafael Nadal inedito, lontano dall’immagine del campione invincibile. Nel documentario “Rafa”, in uscita su Netflix il 29 maggio, il 22 volte campione Slam sceglie di mettere da parte la celebrazione dei trionfi per raccontare il lato più fragile e doloroso della sua carriera.

Il film ripercorre gli anni segnati dagli infortuni, dalla sofferenza fisica e dalla pressione mentale che hanno accompagnato il tennista maiorchino lungo due decenni ai vertici del tennis mondiale. Tra i passaggi più intensi, Nadal parla apertamente del periodo più complicato vissuto nel 2015, quando l’ansia iniziò a travolgerlo anche fuori dal campo: “Nel 2015 ho attraversato un periodo durissimo, durato circa un anno. Per la prima volta non riuscivo più a controllare cose che avevo sempre gestito naturalmente. Ho sempre pensato di dover risolvere tutto da solo, soprattutto quello che succede in un campo da tennis. Non mi sembrava qualcosa di così grave da chiedere aiuto. Ma a un certo punto non si trattava più soltanto delle emozioni o della pressione in partita".

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Il tennista spagnolo prosegue: "Fuori dal campo arrivavo a uscire a passeggiare con una bottiglia d’acqua perché avevo la sensazione di soffocare con la mia stessa saliva. Lì ho capito che avevo davvero un problema e che dovevo farmi aiutare. Sono andato prima da una psicologa, ma sentivo che non bastava. Così mi sono rivolto a uno psichiatra. Mi prescrissero una terapia che, con il passare dei mesi, mi aiutò a stare meglio”.

Nadal: "Soffocavo con la mia stessa saliva, ho dovuto rivolgermi a uno psichiatra"

Nadal, in una lunga intervista al quotidiano spagnolo Marca, affronta anche il tema dell’utilizzo continuo di antidolorifici e delle conseguenze che queste scelte hanno avuto sul suo corpo: “Per molto tempo ho convissuto con il dolore ogni giorno. Discutevo spesso con il mio fisioterapista perché lui non voleva che abusassi degli antinfiammatori, mentre io sentivo di non avere alternativa. A un certo punto iniziai a gestirmeli da solo: decidevo io quando prenderli e in che quantità. Sapevo benissimo che stavo facendo qualcosa di dannoso per il mio corpo, ma nella mia testa l’alternativa era semplice: o così, oppure smettere di giocare a tennis. Ho avuto persino due perforazioni intestinali a causa di tutti gli antinfiammatori che ho preso. Però senza quelle scelte la mia carriera sarebbe stata completamente diversa”.

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Il fuoriclasse spagnolo individua nel problema al piede l’origine di gran parte delle difficoltà fisiche che hanno segnato la sua carriera“Durante la mia carriera ho avuto problemi praticamente ovunque, ma credo che tutto sia nato dal piede. La soletta che mi permise di continuare a giocare salvò quell’infortunio, ma allo stesso tempo cambiò gli equilibri del mio corpo e da lì iniziarono tanti altri problemi fisici. Paradossalmente, quella soluzione mi ha sia salvato la carriera sia creato gran parte delle difficoltà che ho avuto negli anni. Nel 2005, quando avevo appena 19 anni, ci fu davvero il timore che la mia carriera fosse già finita”.

Nel documentario Nadal spiega anche perché abbia scelto di mostrarsi senza maschere, raccontando soprattutto il dolore nascosto dietro ai successi: “Sapevo perfettamente cosa stavo raccontando nel documentario. Se non dici la verità, allora non ha senso fare una cosa del genere. La mia carriera e i miei successi li hanno già visti tutti per vent’anni, torneo dopo torneo. Fare un documentario celebrativo non avrebbe avuto alcun senso. Aveva senso solo mostrare anche tutto quello che c’è stato dietro: la sofferenza, i problemi, i momenti difficili”.

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Infine, Nadal torna sul delicato addio di Toni Nadal dal suo team, una separazione che inizialmente lo colpì profondamente: “Sì, venire a sapere dai giornali che Toni avrebbe lasciato il mio team fu qualcosa di difficile da accettare. Non fu piacevole. Poi ovviamente ci siamo parlati e il nostro rapporto non è mai cambiato davvero. Alla fine abbiamo condiviso troppo insieme. Prima di tutto è mio zio, gli voglio bene, e poi è una delle persone più importanti di tutta la mia carriera”.

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