“Odio tutto di questo fottuto sport”: Rublev ricasca nei suoi demoni contro Fils, urlacci in campo

Nell'ultimo periodo Andrey Rublev sembrava aver fatto grandi passi verso una versione migliore di sé stesso, meno incline agli sfoghi (spesso sfociati in veri e propri atti di autolesionismo, come racchettate a sangue sulle ginocchia), e infatti i risultati gli avevano dato ragione, con segnali incoraggianti nella prima parte del 2026 (tre semifinali e quest'ultima finale a Barcellona), con classifica risalita all'attuale 12simo posto.
Ma è bastato il filotto di punti incassati da Arthur Fils nel tie-break decisivo della finale per far uscire fuori i vecchi demoni: l'urlo disperato del 28enne russo ha squarciato il cielo della Catalogna.

Domenica Rublev è stato sconfitto in due set nell'ultimo atto dell'ATP 500 madrileno dal 21enne rampantissimo francese Fils. Una finale che il tennista moscovita aveva riaperto nel secondo set: dopo aver perso il primo nettamente 6-2, era riuscito a risalire da 5-2 sotto nel secondo parziale, strappando anche il servizio all'avversario sul 5-5. Ma a quel punto, sul 6-5 per lui, Rublev ha perso a sua volta la battuta. Il successivo tie-break ha avuto poca storia: dal 2-2 iniziale, Fils ha infilato cinque punti di fila, chiudendo 7-2.
Visibilmente frustrato e arrabbiato, Rublev ha mollato i freni inibitori sul 6-2 e match point per il francese. I microfoni direzionali posti in campo hanno catturato il suo urlaccio: "Odio questo fottuto sport! Odio tutto di questo fottuto sport!". Sport che peraltro gli ha dato più di 33 milioni di dollari in carriera di soli premi, insomma un odio ben pagato.
Ovviamente non è niente di comparabile a quello che Rublev faceva in passato: insulti e altri sfoghi verbali assortiti, incidenti con giudici di linea e col pubblico, racchette distrutte, colpi autoinferti su gambe e ginocchia. La parte buia del suo cielo, di cui Andrey aveva parlato apertamente soprattutto tra la fine 2024 e il 2025: depressione, ansia, pensieri suicidi, tutto amplificato dal tennis. Ha ammesso di aver preso antidepressivi per un anno e di aver smesso.
Negli ultimi mesi il russo ha detto di sentirsi molto meglio, sicuramente più solido mentalmente nell'affrontare gli episodi avversi sul campo, anche grazie all'ingresso nel suo team dell'ex numero uno Marat Safin al fianco dello storico coach Fernando Vicente. E infatti è molto più raro assistere a sfoghi simili a quelli del passato, anche se quello che è accaduto a Barcellona dimostra che certi demoni sono sempre, lì, pronti a rifarsi vivi.