Novak Djokovic si è rivelato un muro per Jannik Sinner. Un muro che, nonostante le crepe create dal tennista italiano, è rimasto in piedi confermando la sua non sorprendente solidità. Il risultato finale di 6-4, 6-2, in realtà non fotografa in maniera perfetta tutto quello che l'incontro ci ha realmente mostrato e di quanto il numero 1 al mondo abbia dovuto "remare" per avere la meglio su quel ragazzo che conosce molto bene, e che ha tutte le carte in regola in futuro per raccoglierne magari l'eredità.

"Sinner è il futuro di questo sport, anzi forse anche il presente". Novak Djokovic si è espresso così al termine del match contro il giocatore italiano valido per il secondo turno del Masters 1000 Montecarlo. Non può che essere soddisfatto il primo giocatore del seeding per il successo nell'incontro con il 19enne, che sarebbe potuto essere tranquillamente anche un quarto di finale o una semifinale, ma che invece è stato regalato al prestigioso torneo del Principato  subito da un sorteggio tutt'altro che favorevole per Sinner (e per gli azzurri). La bravura di Nole sta nel non aver sottovalutato l'avversario, con il quale ha lavorato numerose volte insieme sul campo, e di cui conosce bene anche il coach, Riccardo Piatti, che è stato il suo primo allenatore.

Djokovic è sceso in campo molto concentrato, senza tradire nessuna reazione. Il serbo è sembrato quasi in apnea nei primi game, quando Sinner ha subito piazzato almeno 3 colpi da top 3, quasi ad intimorire il suo più blasonato ed esperto avversario. Il break in favore dell'azzurro è stato un campanello d'allarme per Djokovic che non ha fatto una piega, e ha continuato a giocare alla sua maniera confermandosi uno dei migliori "difensori" del circuito e forse di sempre, insieme a Nadal. Nessun "pugno", nessun gesto, e concentrazione massima per il serbo che dopo aver recuperato ha chiuso 6-4. A quel punto però, il classe 1987 si è lasciato andare, come chi è consapevole di essersi tolto un bel peso di dosso.

L'urlo liberatorio e rabbioso di Djokovic dopo il set-point sfruttato la dice lunga sulla partita giocata da Sinner, e sulla pressione messa al numero 1 al mondo. Un'esultanza che in passato abbiamo visto solo nelle finali, o in vere e proprie battaglie, e che certifica ulteriormente il valore dell'italiano. Si è tolto dunque un peso Djokovic, che poi nella seconda partita ha avuto forse vita più facile, anche se non si è mai potuto permettere il lusso di abbassare la guardia o giocare sotto ritmo. Quello che è certo è che questa vittoria per lui, è molto significativa e non può che rappresentare un'iniezione di fiducia per il prosieguo di un torneo che ha vinto in già due occasioni.

Sinner dal canto suo non sarà sicuramente soddisfatto del risultato, seppur pronosticabile alla vigilia. Il suo percorso di crescita prosegue, e passa anche da queste sconfitte che potrebbero insegnare più di risultati positivi. D'altronde tra i due ci sono 14 anni di crescita, e grazie al lavoro del suo staff e all'esperienza che maturerà sul campo il classe 2001 potrà limare gli errori. Molti di questi tra l'altro sono quasi "fisiologici",  legati anche all'anagrafe e alle poche partite contro top ten. Un percorso funzionale per fare un ulteriore salto di qualità. Per Jannik, e per il tennis italiano finalmente, il meglio deve ancora venire.