La nuova ipotesi sui problemi di Sinner: un trauma subìto da bambino
C'è una nuova ipotesi sui problemi fisici che non danno tregua a Jannik Sinner dalla scorsa estate e lo hanno costretto prima a dare forfait in tutti i tornei sul cemento americano, poi in quelli asiatici e infine ad annunciare il suo ‘rientro ai box' per curarsi e tornare in campo non prima del 2027. L'infiammazione cronica alla bandelletta ileotibiale del ginocchio destro sarebbe figlia di un atteggiamento inconscio nel muoversi, conseguente a un trauma subìto da bambino, una caduta all'indietro che gli fece battere la testa.
"Jannik è una macchina perfetta, che però ha bisogno di manutenzione". A parlare è Alfio Caronti, medico chiropratico che da 35 anni è membro della Commissione Ricerca e Sperimentazione della Federazione Italiana Sport Invernali e ha lavorato con due campionissimi dello sport azzurro come Tomba e Compagnoni. Caronti racconta tutto con dovizia di particolari. Non cose per sentito dire, ma materiale di prima mano, avendo lui stesso avuto a che fare con un Sinner giovanissimo, quando quel ragazzo mingherlino della Val Pusteria lasciò casa a 13 anni per trasferirsi a Bordighera presso il ‘Tennis Centre' di Riccardo Piatti.

Alfio Caronti spiega il meccanismo di conflitto muscolare che ha portato all'infiammazione cronica di Sinner
È lì che iniziò un lavoro con lui non solo tennistico, ma anche fisico e posturale, come racconta oggi l'82enne Caronti alla ‘Gazzetta'. Lo specialista comasco, che ha un dottorato di ricerca in Scienze Motorie a Tor Vergata e ha lavorato come esperto posturale con l'università romana, premette il meccanismo alla base dell'attuale condizione infiammatoria del numero uno al mondo (ancora per pochissimo, è imminente il sorpasso di Zverev): "Il movimento è equilibrio tra contrazione e decontrazione muscolare. Allenare la contrazione è relativamente facile, il rilassamento è più complicato perché non dipendente dalla nostra volontà. È regolato da meccanismi nervosi autonomi in base alla durata e velocità del movimento, distribuzione del peso corporeo e contatto con i materiali, che sono racchetta, scarpe e vestiti. Il non perfetto equilibrio, sincrono e bilanciato, tra contrazione e decontrazione, dà origine alla collisione muscolare. Freno e acceleratore sono contratti contemporaneamente. La diagnosi di infiammazione alla bandelletta ileotibiale è un esempio di questo conflitto".
La contrazione contemporanea di un muscolo agonista e del suo antagonista, che in quel momento dovrebbe invece rilassarsi e che va a inibire il primo nella sua azione, "non è una malattia, ma una strategia di difesa del nostro corpo che si attiva autonomamente quando siamo sbilanciati oppure ci sentiamo minacciati. Il tuo corpo sta dicendo di no a quel movimento. Quando siamo sbilanciati, quando il corpo non è in equilibrio, questa co-contrazione si attiva automaticamente. I muscoli si preparano a proteggerci da una possibile caduta. Se aggiungiamo la potenza dei colpi e tutte le ore di allenamento, alla lunga i tessuti possono infiammarsi. Il tennis non crea necessariamente questi difetti, li mette in evidenza. È come guidare una Ferrari con le ruote fuori convergenza: prima o poi consumi male le gomme".

Quel trauma di Jannik ritorna dal passato
Ma perché il corpo di Sinner dovrebbe entrare in quella modalità di difesa automatica, modificando postura e catena cinetica, e portando in ultima conseguenza a un'infiammazione cronica della zona coinvolta? Caronti – che spiega di "aver testato Jannik a 13 anni, individuando e correggendo alcuni difetti mentre cresceva, prima che diventassero problemi" e ancora "seguendolo durante lo sviluppo e lavorando continuamente sul suo equilibrio" – svela un episodio di un passato molto lontano che secondo lui fa ha a che fare con la situazione problematica attuale.
Oggi Sinner ha 25 anni, bisogna riavvolgere il nastro all'indietro di una ventina d'anni: "All'infanzia di Jannik. Quando era alle elementari, o forse ancora all'asilo, intorno ai 5 anni, prese uno spintone e cadde all'indietro battendo la testa. Quando anni dopo lavoravo con lui, mi accorsi che in alcuni movimenti non portava la testa all'indietro. Secondo me quella caduta aveva lasciato una paura inconscia. All'epoca ci abbiamo lavorato con esercizi specifici, in piccole dosi. Bisogna far fare all'atleta proprio i movimenti che teme, abituandolo progressivamente a eseguirli senza irrigidirsi. Con Jannik abbiamo lavorato sulle cadute, sulle spinte, sugli appoggi. Ci sono immagini che mostrano come cambiava il suo equilibrio. Bisogna restituire al corpo la sicurezza nel movimento".
Caronti cita poi l'ormai famosa caduta di Sinner nell'ultimo torneo di Wimbledon, al primo turno contro Kecmanovic (qui sopra il video), da molti collegata al problema poi esploso: "Ho rivisto quella partita. Jannik appoggia il piede, spinge verso sinistra, scivola sull'erba e le gambe si allargano. Secondo me, nel momento in cui stava cadendo, ha cercato di resistere anziché lasciarsi andare all'indietro. È un comportamento che collego proprio alla paura sviluppata da bambino. Quell'incidente può aver accentuato una difficoltà già presente nell’appoggio sulla gamba destra. Il punto è come il sistema nervoso ha reagito alla caduta. Se il corpo perde fiducia in un appoggio, tende a proteggersi e a irrigidirsi. Nel caso di Jannik, ritengo che sia necessario recuperare pienamente la sicurezza della gamba destra. Serve ripetere movimenti sull'appoggio destro, anche colpendo la palla su una gamba sola. Bisogna lavorare sulle spinte, sulle cadute e magari imparare a rotolare a terra. Se ci si limita a trattare l'infiammazione con antinfiammatori o iniezioni, si rischia di intervenire soltanto sul sintomo. È come spegnere la spia dell'olio sul cruscotto senza controllare perché si sia accesa. I tessuti possono ripararsi, ma se non correggi quello che provoca il problema rischi che si ripresenti".