McKennie: “Ci sono cose in questa Juve che Spalletti non può allenare. Nello spogliatoio ce lo diciamo”

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Dopo il tracollo della Juventus contro il Genoa, Weston McKennie ha parlato dei mali bianconeri facendo riferimento a quello che manca.

Weston McKennie ha provato ad alleggerire la posizione di Luciano Spalletti tornata inevitabilmente complicata dopo la brutta sconfitta della Juventus contro il Genoa. Il centrocampista americano, che come la stragrande maggioranza dei suoi compagni sta facendo fatica in campo in termini di prestazioni, ha sottolineato più le responsabilità della squadra che del tecnico, facendo riferimento quasi ad una sorta di impotenza. Wes infatti ha aperto un po' le porte degli spogliatoi a tutti, almeno virtualmente, raccontando come nonostante i confronti anche energici all'interno del gruppo Juve poi comunque ci si sfaldi in campo.

McKennie alleggerisce la posizione di Spalletti e conferma i mali della Juventus

Altro che tattica o scelte del mister Spalletti, per McKennie il male della Juventus attuale è un altro. Questa squadra sembra essere senz'anima, e senza cattiveria agonistica ed è inutile negarlo: "Brutto da vedere e da giocare. Noi dobbiamo fare di più, correre, lottare, mettere di più in campo, mettere più sacrificio per i compagni". Certo non possono non esserci responsabilità dell'allenatore, ma il problema principale per l'americano non sta nelle scelte ma nell'atteggiamento: "Puoi parlare di tutte le cose di tattica, però siamo undici giocatori sul campo, la battaglia è sul campo".

Cosa si dicono i calciatori della Juve negli spogliatoi

Ma possibile che dopo i già tanti passi falsi i calciatori della Juventus non riescano a metterci quella "garra" in più che può aiutare a cambiare le cose e questa stagione maledetta? Di certo l'aspetto più grave è che c'è consapevolezza di cosa manchi alla Juventus, eppure l'atteggiamento poi non cambia: "Noi si prova a fare e parlare nello spogliatoio per mettere energia, per fare di più. E quindi, quando vai sul campo, non esiste più parlare, dobbiamo fare, ognuno di noi. Semplicemente così". Un concetto ribadito prima a Sky e poi in zona mista: "La tattica non c'entra niente. Ci sono undici giocatori sul campo, e quei cinque metri o dieci fanno la differenza. Serve la cattiveria per chiudere la partita, per chiudere l'azione, per correre indietro, per lottare per il tuo compagno".

McKennie come Bremer, ma le responsabilità sono di tutti

Parole che sembrano farei il paio con quelle preoccupanti di Bremer dopo il tracollo della Lazio anche se a differenza del brasiliano, McKennie parla in prima persona plurale mettendosi anche lui in discussione dal punto di vista dell'atteggiamento. E la sintesi perfetta del suo pensiero sta in una frase: "Sono cose che il mister non può allenare, sono cose che dobbiamo trovare dentro di noi". Concetti chiari e ancor di più preoccupanti per provare a spiegare e spiegarsi il male di questa Juventus che nonostante le diverse vesti tattiche, nonostante i cambi degli interpreti, non riesce davvero a mostrarsi competitiva con costanza.

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