Jannik Sinner: “Se potessi cancellerei lo strazio vissuto a 13 anni e mezzo. Io e mio padre piangevamo”
Jannik Sinner vorrebbe cancellare dalla propria vita il giorno in cui, a 13 anni e mezzo, salutò suo padre a Milano prima di trasferirsi a Bordighera per diventare un tennista professionista. Non una delle sconfitte più dolorose della carriera, ma quel momento in cui entrambi scoppiarono a piangere sapendo che da lì in avanti avrebbero vissuto lontani.
Il campione altoatesino lo ha raccontato in un'intervista a U la Repubblica, spiegando che, pur non essendosi mai pentito della decisione, avrebbe preferito non provare il dolore di quella separazione. Gli viene chiesto quale giornata della sua vita vorrebbe cancellare e Jannik esclude subito le sconfitte sportive, compresa quella nella finale del Roland Garros 2025 contro Carlos Alcaraz e la semifinale persa con Novak Djokovic agli Australian Open 2026.

Sinner racconta il giorno in cui salutò suo padre a Milano
Il ricordo che vorrebbe eliminare risale a quando era ancora un ragazzino. Aveva 13 anni e mezzo e aveva deciso di lasciare la famiglia a Sesto Pusteria per trasferirsi in Liguria, dove avrebbe iniziato ad allenarsi sotto la guida di Riccardo Piatti. Il saluto con papà Hanspeter avvenne a Milano: "Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava" ha difatti risposto. Sinner ricorda anche le lacrime di entrambi e la sensazione che qualcosa nel loro rapporto quotidiano stesse cambiando definitivamente. "Piangevo io per lo strappo, ma anche lui", racconta, definendo quel distacco un'emozione troppo forte.
Non è la prima volta che il numero uno del ranking ATP parlava delle difficoltà di quei momenti. L'altoatesino aveva già ripercorso quella scelta anche nella docuserie "Il ritorno", raccontando che aveva lasciato i genitori, il fratello, gli amici e gli altri sport che praticava, che tutto era cambiato da un giorno all'altro.
A Bordighera Sinner aveva però trovato anche una nuova quotidianità, lontano dai genitori. A raccontarla era stato Giacomo Dambrosi, suo ex compagno di allenamenti, in un'intervista esclusiva a Fanpage.it nel febbraio 2024. I due vivevano insieme e trascorrevano gran parte delle giornate tra allenamenti e tornei. Dambrosi aveva spiegato anche quanto fosse stato importante per Jannik crescere in un ambiente come quello dell'accademia di Riccardo Piatti, dove già da adolescente poteva confrontarsi con giocatori professionisti. Un'esperienza che lo aveva aiutato a maturare molto presto, anche fuori dal campo.

Perché Sinner non si è mai pentito di aver lasciato casa a 13 anni
Quel giorno molto complicato per il piccolo Sinner resta però fondamentale. Lì nasce difatti quel percorso che lo ha portato sul tetto del tennis mondiale, lì dove nessun altro italiano era mai riuscito ad arrivare. E, non a caso, nella intervista a U la Repubblica, chiarisce subito che cancellerebbe il dolore di quel saluto, non la decisione di andare via. Ritiene difatti che quella separazione lo abbia aiutato a crescere e a comprendere quanto potesse costare inseguire il proprio obiettivo. Per questo non cambierebbe mai la strada intrapresa.
Il tempo trascorso lontano dalla famiglia è qualcosa a cui Sinner ha continuato a pensare anche negli anni successivi. Nel 2023 aveva deciso di coinvolgere papà Hanspeter nel proprio staff, affidandogli la preparazione dei pasti durante alcuni tornei. Jannik aveva spiegato di voler approfittare di quella possibilità per recuperare almeno una parte del tempo che non avevano potuto trascorrere insieme dopo il suo trasferimento a Bordighera.
Quel distacco ha inevitabilmente cambiato anche il loro rapporto quotidiano. Nel febbraio 2026 Sinner aveva raccontato che, in alcuni periodi, gli capita di non sentire i genitori per settimane. Una situazione che considera normale, perché ognuno ha i propri impegni e la propria vita. Eppure proprio il giorno in cui salutò suo padre rimane quello che vorrebbe evitare di rivivere.