Sinner alza l’intensità in allenamento e torna il dolore: perché non c’è una vera data per il rientro

Immagine
La stagione di Jannik Sinner è finita, ha annunciato forfait per problemi al ginocchio destro.
La stagione del tennista italiano è già finita: perché nel suo caso “guarito” non vuol dire “pronto” e non è ancora possibile stimare con certezza i temi di recupero.

Jannik Sinner ha annunciato che la sua stagione è finita per le condizioni del ginocchio destro. Deve curarsi, preservare la propria incolumità e la carriera. La domanda conseguente adesso è: quando torna? Al momento, non si può dare una data certa. Perché? La risposta sta in due parole che nello sport, soprattutto a un determinato livello di competizione, fanno tutta la differenza: guarito non significa essere pronto.

Il problema del tennista italiano non è dentro il ginocchio. Non c'è qualche componente che è difettoso: non è cartilagine, né menisco, né crociato. È extra-articolare: la compressione della bandelletta contro l'epicondilo laterale del femore genera infiammazione, che in alcuni casi arriva fino all'osso con un edema. È patologia ostica e a recidiva. Non è compromesso il ginocchio ma il meccanismo che ne regola i movimenti. Dopo un periodo di riposo, Sinner può avere anche la sensazione di sentirsi meglio e non provare sofferenza. Sembra guarito. Ma quella catena cinetica s'inceppa di nuovo appena mette l'articolazione sotto sforzo correndo, frenando, sottoponendola a cambi di direzione repentini come fosse in partita (come appreso da Fanpage.it da fonti mediche che hanno seguito il processo terapico).

C'è un altro fattore che contribuisce a rendere indefiniti i tempi di recupero. Due atleti che lamentano la stessa sofferenza hanno una capacità di ristabilirsi diversa, perché tali sono struttura ossea, postura e bio-meccanica. E ancora: un conto è risolvere il problema clinico, altro è essere in grado di affrontare tutte le sollecitazioni per reggere un livello di competitività e di stress elevati che comporta uno Slam. In particolare per un giocatore del livello dell'alto-atesino. Un conto è svolgere esercizi in palestra e in una situazione ambientale controllata, altro è riprendere l'attività preparandosi per un match vero. I tendini e la bandelletta guariscono con il carico graduale. In palestra lo puoi dosare, in campo no.

Immagine
L'ultima partita giocata da Sinner è stata la finale vinta a Wimbledon.

Ed è qui lo snodo cruciale: conta più il dolore di una risonanza. Un esame diagnostico può risultare quasi pulito, evidenziare che una lesione sta effettivamente guarendo, ma non vede l'attrito. Ne avverti le conseguenze solo quando alzi il carico. Se in quel momento torna il fastidio, il segnale è chiaro: non sei pronto. Ecco perché non è possibile indicare una tempistica precisa per la guarigione. Ci sono solo terapia conservativa e attesa, quando è escluso l'intervento chirurgico. Ed è tutta qui la ragione che ha costretto Jannik a rinunciare progressivamente ai tornei in calendario dopo Wimbledon (l'ultimo giocato) fino ad arrendersi ai limiti attuali del proprio fisico.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views