video suggerito
video suggerito
Opinioni

La condanna del tennis di Musetti, dove i reel di Instagram contano quanto una vittoria

Pochi sport si prestano alla frammentazione social come il tennis e Lorenzo Musetti è la vittima perfetta di questa logica: costretto a fare i conti con un gioco in cui la distanza tra l’estetica del reel e l’efficacia del risultato è ancora ampia.
A cura di Andrea Parrella
0 CONDIVISIONI
Immagine

La parabola di successo che sta vivendo il tennis in Italia ha un nome e un cognome, inutile credere che un boom come quello che caratterizza questo sport da due anni circa dipenda da qualcosa di diverso da Jannik Sinner.

C’è però un fenomeno più largo e transnazionale che sta caratterizzando la risonanza di questa disciplina ed ha a che fare con le modalità di fruizione che hanno facilitato la crescita del tennis nell'immaginario collettivo: è lo sport perfetto per Instagram. L'architettura di una partita di tennis, in fondo, è il susseguirsi di centinaia di reel possibili. Parcellizzabile per natura, divisibile in frammenti che possono raccontare l’evoluzione di una partita, questo sport si presta alla perfezione all’effetto estetizzante e distorsivo che Instagram ha sulla realtà.

Pochi interpreti contemporanei incarnano questa logica meglio di Lorenzo Musetti, suo malgrado. Il tennista italiano gode di una fortuna e, forse, di una sovrastima delle sue possibilità che è figlia di questo tempo. Orfani di un universo tennistico senza Federer, da anni siamo alla disperata ricerca di un erede che ne evochi le gesta, in un circuito sempre più dominato dall’atletismo. Così sulle spalle dell'unico tennista di alta classifica dotato di rovescio a una mano ricadono la responsabilità e il privilegio di essere un emblema di grazia assoluta, portatore sano di un gene speciale.

Stai scrollando distrattamente, ti ritrovi davanti a un video di un suo passante clamoroso alla fine di uno scambio eterno e lo vedi già proiettato al primo posto della classifica ATP di diritto, per poi scoprire, come talvolta accade, che ha perso in due set quella stessa partita. O ancora resti a bocca aperta davanti a un video in slow motion con musica al pianoforte in sottofondo, per poi renderti conto che sta giocando 3 metri dietro la linea di fondo campo.

Non c'è fame di risultatismo in questa disamina, sia chiaro, ma l’allucinazione che i social producono sulla sua reputazione di Musetti somiglia all'effetto overtourism dei video sui 10 posti di Tokyo che dovresti assolutamente visitare se vai in Giappone. È tale da generare un effetto in cui l’esaltazione e l’irritazione lottano tra loro, una dinamica per la quale lui non ha alcuna responsabilità, che finisce per caricare il suo tennis di una gigantesca aspettativa da cui rischia di essere schiacciato, vittima di quella reputazione da bello e inefficace che è sempre dietro l'angolo.

0 CONDIVISIONI
Immagine
"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views