Caso Rocchi, i presunti colloqui sugli arbitri dell’Inter restano con “persone non identificate”

La linea d'ombra nell'inchiesta della Procura di Milano sul presunto sistema legato alle designazioni arbitrali è in alcuni passaggi dell'indagine che, almeno in attesa di sviluppi ulteriori, ridimensiona il clamore mediatico intorno ai cinque indagati e, in particolare, alla figura chiave, l'ex designatore, Gianluca Rocchi. A mente fredda, scemato il polverone per l'ennesimo scandalo che coinvolge il calcio italiano, sul tavolo restano alcune considerazioni essenziali.
Negli atti è citato il "concorso in frode sportiva con altre persone non identificate", una formula che non chiarisce chi sarebbero i presunti interlocutori con i quali Rocchi avrebbe interagito. Sono già stati individuati e non ancora formalmente iscritti, oppure restano completamente ignoti? In riferimento all'incontro avvenuto a San Siro in occasione del derby di Coppa Italia (2 aprile 2025), non è chiaro con chi Rocchi avrebbe discusso, né quali siano stati i contenuti precisi di questi eventuali colloqui, né dove considerato che da tesserato aveva accesso a diverse aree del Meazza. L'unico elemento che pare confermato è l'appartenenza di questi soggetti al mondo arbitrale.
Il fatto stesso che Rocchi abbia annunciato di non presentarsi in Procura (su consiglio del suo legale, Antonio D'Avirro), fa sì non si conosceranno i nomi della riunione di San Siro prefigurata dagli inquirenti. Il pm, infatti, non avrà l'obbligo di svelare chi ha partecipato al presunto briefing sulla cernita dei direttori di gara "graditi e sgraditi" all'Inter. Ovvero, l'identità di coloro che sono accusati di frode sportiva assieme all'ex designatore.
Menzionate queste aree grigie, le certezze sono rappresentate dal numero dei soggetti sotto inchiesta: cinque, di cui quattro devono rispondere dell'accusa di frode sportiva. Sono Gianluca Rocchi, che non si presenterà all'interrogatorio con il pm. Paolo Gervasoni, nel ruolo di supervisore VAR. Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, entrambi coinvolti nelle attività legate alla sala VAR. A questo gruppo si aggiunge Daniele Paterna, indagato però per false dichiarazioni al pubblico ministero, dunque su un piano diverso rispetto agli altri. Non risultano iscritti dirigenti di club di Serie A o Serie B, nemmeno dell'Inter, che pure compare negli atti come possibile beneficiaria indiretta delle presunte condotte.

Il nodo centrale: interlocutori senza nome
Le perplessità nel quadro investigativo sollevano questioni essenziali: se tra gli indagati compaiono solo arbitri o figure tecniche, con chi Rocchi si sarebbe reso colpevole di "concorso con altre persone non identificate"?. Sono state già individuate ma non formalmente messe agli atti oppure la loro identità è attualmente sconosciuta, solo supposta? È un nodo fondamentale del filone della Procura, da questo passaggio dipende l'eventuale allargamento dell'indagine. Ma, almeno per il momento, non può essere ancora sciolto.
San Siro, 2 aprile 2025: cosa sarebbe successo
La data: 2 aprile 2025. Il luogo: stadio San Siro. L'evento: il derby di Coppa Italia tra Milan e Inter. Sono gli elementi che costituiscono il recinto dell'inchiesta: è in quel frangente che – secondo la tesi della Procura – Rocchi avrebbe agito per influenzare – o quantomeno "schermare" – la designazione dell'arbitro Daniele Doveri "poco gradito" all'Inter. Ma anche in questo caso il racconto accusatorio presenta un vuoto significativo: non è chiaro con chi Rocchi avrebbe discusso né quali siano stati i contenuti precisi di questi eventuali colloqui. L'unico elemento che è trapelato dalla Procura è che si trattasse di figure interne o comunque vicine al mondo arbitrale.
Tuttavia, senza riscontri ufficiali, alla luce anche della facoltà di non rispondere di cui si è avvalso Rocchi, resta solo un'interpretazione che non basta a dare risposte esaurienti a due domande: chi ha partecipato davvero a quel presunto incontro? E quanto peso hanno avuto quelle conversazioni nelle decisioni successive?

Un elemento utile, ma non risolutivo, riguarda i movimenti possibili del designatore all'interno del Meazza. Considerato il ruolo, Rocchi poteva accedere a diverse aree: dalla zona riservata alla squadra arbitrale alla tribuna autorità, passando per gli spazi hospitality. In casi particolari, avrebbe potuto anche raggiungere gli spogliatoi. In buona sostanza, avrebbe potuto incrociare chiunque. Deduzioni che rendono meno lineare la ricostruzione degli investigatori, per adesso finita in secca (anche) per il silenzio dell'ex designatore.
Chi erano gli "amici" che ricevevano i suggerimenti col codice dei segni
Una fonte anonima del mondo arbitrale ha riferito all'AGI, durante una lunga deposizione davanti al pm Maurizio Ascione, alcuni dettagli sull'indagine. Secondo il testimone (che ha preferito restare anonimo), più di venti persone del cosiddetto "circolino" seguivano indicazioni ricevute al VAR, ma questi suggerimenti erano riservati solo a un gruppo ristretto di "amici". A Lissone, ha spiegato, esisteva il "codice dei segni" non accessibile a tutti: chi non lo accettava veniva escluso. Anche in questo caso, almeno per ora, resta il riserbo sui nomi.