Kyrgios positivo alla cocaina ammette l’errore: “Ero solo e impotente, mi fermo e mi allontano da tutto”
Nick Kyrgios ha ammesso l'errore. Il tennista australiano dopo che l'ITIA ha annunciato la sua positività alla cocaina in un controllo al torneo di Maiorca non ha perso tempo per rilasciare dichiarazioni in cui spiega quanto accaduto. L'ex finalista di Wimbledon avrebbe voluto comunicare lui in prima persona la vicenda, anche se il regolamento parla chiaro. Si è assunto la responsabilità di quanto fatto, lasciando dunque intendere la volontà di non appellarsi. Proprio per questo nelle prossime settimane Nick a 31 anni ha deciso di isolarsi da tutto e tutti anche per ritrovarsi e poter pensare anche a come uscire da questa brutta storia.
L'ammissione di colpa e le scuse del tennista
Non è il solito Kyrgios e non potrebbe essere altrimenti. Il baldanzoso tennista protagonista di colpi a sensazione e di tante dichiarazioni oltre le righe contro Sinner, proprio per la vicenda Clostebol, nelle parole scritte sui social ha un tono dimesso di chi sa di aver sbagliato. Il grande inquisitore Kyrgios che non ha mai creduto alla teoria della casualità della contaminazione di Jannik, certificata anche dalle istituzioni anti-doping ha parlato così: "Ho commesso un errore enorme e me ne assumo la piena responsabilità. Chiedo scusa ai miei tifosi, alla mia famiglia, ai miei sponsor e a tutti coloro che mi sono vicini. Soprattutto, chiedo scusa ai bambini che mi seguono. So che esempio questo rappresenti e sono profondamente deluso da me stesso".
Il racconto dell'errore e la scelta del silenzio
L'errore, come lo definisce Kyrgios, è stato enorme e non cerca scuse. Quello che invece il 31enne di Canberra vuole fare e spiegare cosa è successo e il periodo brutto vissuto con i tanti guai fisici che lo hanno indotto a pensare di smettere: "Non intendo cercare scuse, ma voglio dare un po' di contesto riguardo alla situazione che sto vivendo. Gli ultimi due anni segnati dagli infortuni hanno preteso un conto pesantissimo da me, sia fisicamente che mentalmente. Il mio corpo non è stato più in grado di fare ciò che la mia mente si aspettava, e fare i conti con il fatto di essere vicino alla fine della mia carriera è stato più duro di quanto potessi mai immaginare. Ho sempre detto che non sono stato io a scegliere il tennis, ma è il tennis che ha scelto me. Eppure, lasciar andare qualcosa che è stata la mia intera vita è una delle cose più difficili che abbia mai dovuto affrontare".
Nick si è sentito a suo dire "impotente e solo" e quindi è caduto. Senza alcuna giustificazione per quanto fatto, bisogna provare a guardare avanti spegnendo tutto il rumore che inevitabilmente rimbomberà intorno a lui che si è ritrovato a passare dal ruolo di accusatore a quello di accusato. Ecco allora la volontà di restare in silenzio per un po': "La buona notizia è che questo mi è servito da sveglia. Per i prossimi 28 giorni mi allontanerò dai social media e dalla vita pubblica per concentrarmi sul ritrovare me stesso e rimettermi in sesto. Chiedo alle persone di rispettare la mia privacy durante questo periodo e, soprattutto, la privacy della mia famiglia. Mi dispiace. Farò il lavoro necessario su me stesso e tornerò migliore". E il tennis? Tra problemi fisici e questa nuova mazzata sembra quantomeno improbabile rivederlo in azione sui campi da tennis.
La parabola di Kyrgios e perché ora preferisce isolarsi
Il caos mediatico creatosi attorno a Kyrgios non è solo legato all'uso della sostanza, ma anche alla perdita di credibilità di quella che è stata una delle voci più caustiche e divisive del circuito. L'australiano si era eretto a suon di dichiarazioni anche eccessive a giudice inflessibile del caso Clostebol che ha coinvolto Jannik Sinner, contestando le sentenze e mettendo in dubbio la buona fede delle autorità sportive. Trovarsi oggi dall'altra parte della barricata, e tra l'altro in errore e non come Jannik, mette in luce tutta la debolezza della sua posizione. La sua vicenda riapre il dibattito sulla tenuta mentale dei tennisti e sulla necessità anche di mantenere sempre un profilo basso. La ruota gira.