Jannik Sinner non gioca un torneo da tre mesi e ancora non ha spiegato davvero perché
Jannik Sinner non gioca dalla finale di Wimbledon vinta il 12 luglio scorso. Ha saltato Montreal, Cincinnati, US Open, Pechino e adesso ha dato forfait anche per Shanghai. La posizione di numero 1 nel ranking è a rischio. E in tre mesi non ha mai spiegato davvero cosa ha al ginocchio destro. Sia chiaro: non ha alcun obbligo di condividere informazioni dettagliate sulla propria salute e ha tutto il diritto di tutelare la privacy senza svelare diagnosi, referti, terapie. Ma un conto è saltare un torneo, altro è sparire dalle competizioni senza offrire una prospettiva chiara sul ritorno. E il silenzio interrotto solo a ridosso degli eventi usando formule molto generiche e ricorrenti ("il ginocchio destro di dà fastidio" oppure "non è nella condizioni in cui vorrei che fosse") inizia a diventare un problema di comunicazione importante per uno sportivo di livello mondiale intorno al quale ruotano un'azienda e una community di tifosi vasta. Dire: ho questo, il percorso è questo, i tempi sono questi non è aprire una breccia nella propria riservatezza sanitaria (che è giusto preservare), ma è la trasparenza necessaria per evitare che il vuoto sia riempito da indiscrezioni sull'alone di mistero, da ricostruzioni giornalistiche legate a controlli cadenzati (come al JMedical) o anche solo a una foto (è il caso del consulto a Lione dedotto da uno scatto pubblico) e, peggio, a fake news.
Sinner ha sempre parlato del ginocchio ma non ha mai spiegato davvero cosa ha
Finora gli annunci fatti da Sinner sono rimasti sostanzialmente identici: da agosto fino all'ultimo che risale a ieri, non ha mai indicato una diagnosi precisa. Addirittura nel messaggio di rinuncia al Masters 1000 di Shanghai non ha nemmeno più nominato il problema fisico. E le formule più specifiche circolate sulla reale entità del problema (dalla tendinopatia extra-articolare all'ipotesi della bandelletta ileotibiale) sono frutto di informazioni indirette sul percorso medico seguito dal giocatore.
E proprio qui la questione della comunicazione assume un altro valore perché più lunga è l'assenza, più aumenta il numero delle domande: quanto è grave la sua condizione? Perché i tempi di recupero si allungano? Il suo ritorno non ha una data almeno orientativa? C'è il rischio che debba operarsi? La sua stagione è forse già finita? Quesiti che oggi non hanno una risposta. E la risposta non significa rendere pubblici l'esito degli esami o il parere di uno specialista, ma chiarire qual è l'evoluzione del problema al ginocchio oltre a indicare uno scenario realistico per il rientro.
Perché nel tennis si nasconde l'infortunio e qui non basta più
Al di là dello stretto riserbo su questioni di salute, c'è anche un altro elemento che va considerato nella gestione della comunicazione da parte di Sinner. Il tennis è uno sport che ha un'organizzazione differente rispetto ad altre discipline. Un calciatore che s'infortuna, per esempio, ha una società che comunica per lui. Il pilota di un Team ha uno staff della scuderia, oltre a quello personale, che filtra informazioni.
Per i tennisti è diverso: sono liberi professionisti che non devono rispondere a terzi, né devono giustificare le loro assenze (sia pure entro determinati limiti regolamentari); gestiscono direttamente immagine e rapporti coi media e il mondo social; hanno un interesse sportivo concreto a non produrre troppi elementi a beneficio degli avversari, che potrebbero sfruttare le debolezze fisiche di un giocatore limitato dal dolore in alcuni movimenti; poi ci sono le ricadute economiche all'interno del circuito di un annuncio, dato con largo anticipo rispetto a un evento che ha tutto l'interesse a non essere parzialmente sminuito dall'assenza del numero uno al mondo.
Il rapporto con i tifosi non è una cartella clinica
La cautela è comprensibile ma, come nel caso di Sinner che non si sa se e quando potrà tornare in campo, la mancanza di una comunicazione efficace costituisce un problema. A oggi Jannik è il più grande sportivo italiano seguito da milioni di persone. E tra questi ci sono tifosi che acquistano biglietti, organizzano viaggi e investono somme importanti per vederlo giocare. Non vuol dire che debbano essere al corrente di tutti i dettagli medici, ma comprendere cosa aspettarsi è un elemento di chiarezza possibile che non viola alcuna privacy.
Non serve raccontare tutto. Serve quel tanto che è sufficiente a capire come sta procedendo il recupero, se le terapie stanno funzionando, se l'obiettivo è tornare entro la fine della stagione oppure non c'è ancora un orizzonte temporale definito. Invece, Sinner ha spento completamente la luce anche rispetto a quelle informazioni basilari che sono molto diverse da una diagnosi. E comunicare meglio cosa sta succedendo significa (anche) riprendere il controllo pubblico della propria storia.