Wolff spiega perché Antonelli sembra guidare una F1 diversa dagli altri: “Per lui tutto va al rallentatore”
C'è una spiegazione dietro alla velocità con cui il leader della F1 2026 Kimi Antonelli sembra aver capito una Formula 1 che ha costretto anche piloti molto più esperti a cambiare il proprio modo di guidare. Secondo Toto Wolff non dipende soltanto dal talento dell'italiano o dalla competitività della Mercedes. Bisogna tornare molto più indietro, a quando piloti come Kimi erano bambini e passavano già ore davanti a un simulatore.
Il team principal Mercedes considera infatti il 20enne bolognese il rappresentante di una nuova generazione preparata meglio di quelle precedenti. Ragazzi abituati fin dall'infanzia a elaborare una quantità enorme di informazioni mentre guidano e che, quando arrivano in Formula 1, hanno ancora capacità mentale da utilizzare. È per questo che secondo Wolff per loro, dentro una monoposto, "tutto va al rallentatore".
Perché secondo Wolff Antonelli vede una Formula 1 diversa dagli altri
La riflessione nasce proprio dalle caratteristiche delle F1 2026, con una componente elettrica molto maggiore e modalità di gestione dell'energia che hanno imposto ai piloti nuove abitudini. Antonelli sembra averle assimilate con una rapidità impressionante.
"Questa è una generazione che sta arrivando ed è meglio preparata rispetto alla precedente", ha spiegato Wolff. Il motivo parte dai simulatori, che nel tempo "sono diventati molto più di un giocattolo". Chi cresce utilizzandoli non guida soltanto monoposto virtuali, ma passa continuamente da rally a GT e vetture Sport, sviluppando capacità differenti molto prima di arrivare realmente in Formula 1.
Per il team principal austriaco il processo comincia prestissimo: mettere un bambino di cinque o sei anni davanti a un simulatore significa allenare capacità cognitive quasi senza che se ne renda conto. Il risultato si vede anni dopo.
È quella che Wolff definisce una maggiore capacità mentale disponibile: una parte delle operazioni diventa automatica e il pilota può utilizzare le risorse rimaste per leggere ciò che gli succede intorno. "Arrivano in Formula 1 a quell'età con molta più capacità disponibile. Tutto va al rallentatore, perché fanno queste cose continuamente" ha infatti aggiunto il numero uno della scuderia tedesca.
I 26 sorpassi di Antonelli a Monza spiegano cosa intende Wolff
La dimostrazione più recente è arrivata proprio a Monza, dove Antonelli ha vinto partendo dalla 19ª posizione e completando 26 sorpassi in pista. Non è stata soltanto una questione di velocità della Mercedes: dietro quella rimonta c'è stata anche la capacità di sfruttare in maniera estremamente efficace uno degli aspetti più complessi delle nuove monoposto.
Come spiegato dalla stratega Mercedes Rosie Wait dopo la gara, Kimi ha saputo utilizzare in modo particolarmente efficace l'energia elettrica disponibile per costruire i sorpassi, scegliendo quando spendere il margine aggiuntivo dei 0,5 MJ e quando invece conservarlo per avere la massima spinta nel punto decisivo.
Nella F1 2026 non basta quindi arrivare vicino alla macchina davanti. Il pilota deve contemporaneamente valutare il distacco, capire dove preparare l'attacco, gestire la batteria e decidere quando utilizzare l'energia supplementare attraverso i comandi sul volante.
A Monza Antonelli lo ha fatto praticamente per tutta la gara. Al decimo giro era già quinto, al tredicesimo terzo e al diciottesimo era arrivato davanti a tutti. Dopo la Virtual Safety Car è tornato sesto e ha ricominciato da capo la rimonta, fino al sorpasso decisivo su George Russell.
Ed è qui che la teoria di Wolff diventa qualcosa di concreto. Se una parte di quelle operazioni è ormai automatizzata nella testa di Antonelli, Kimi può dedicare maggiore attenzione a ciò che sta facendo l'avversario, al punto della pista in cui attaccarlo e al momento esatto nel quale utilizzare l'energia.
I 26 sorpassi di Monza, in questo senso, non sono soltanto il numero che racconta una rimonta clamorosa. Sono anche un esempio di quella capacità di elaborare contemporaneamente molte informazioni che il team principal della Mercedes individua come uno dei grandi vantaggi della generazione del talento italiano.
Wolff paragona Antonelli a un'intelligenza artificiale
Per descrivere la velocità con cui Kimi assimila informazioni e poi le utilizza, Wolff si è spinto ancora oltre, paragonandolo a un agente di intelligenza artificiale capace di migliorare continuamente se stesso. Un'immagine già utilizzata dopo il successo di Monza per raccontare quanto rapidamente il 20enne emiliano riesca a correggere errori e aggiungere nuovi strumenti alla propria guida.
Non significa naturalmente che Verstappen, Norris o gli altri piloti delle generazioni precedenti non utilizzino simulatori o non abbiano capacità simili. Il punto di Wolff è temporale: Antonelli appartiene alla prima generazione per cui questo tipo di allenamento è cominciato praticamente nell'infanzia.
E la nuova Formula 1, nella quale velocità pura e gestione dell'energia sono sempre più intrecciate, potrebbe aver amplificato proprio questa caratteristica. Mentre fuori dall'abitacolo tutto succede a oltre 300 km/h, nella testa di Kimi Antonelli potrebbe davvero sembrare che accada un po' più lentamente.