Valentino Rossi racconta le bravate a Tavullia: “Fuga dal posto di blocco, poi mi sequestrano anche l’Ape”

C'è un punto in cui il racconto di Valentino Rossi smette di essere nostalgia e diventa la fotografia perfetta della sua adolescenza. Nella puntata del podcast Tintoria, il campione di Tavullia torna agli anni in cui andava a scuola a Pesaro, quando per evitare il tram preferiva muoversi con il motorino anche d'inverno. Fu allora che, su suggerimento del padre Graziano, arrivò l'Ape, mezzo che in quel contesto non era ancora associato ai ragazzi ma che, proprio da lì, finì per diventare parte della quotidianità della sua comitiva.
Il passaggio più forte, però, è quello che tiene dentro tutto: l'irruenza, la provincia, i motori e quella leggerezza quasi incosciente di certi anni. La leggenda della MotoGP racconta infatti di essere riuscito a farsi sequestrare entrambi i mezzi nello stesso giorno. Prima lo scooter, perché era in giro senza casco. "Avevo lo scooter, il motorino che mi hanno sequestrato perché ero senza casco e quindi ho provato a fuggire", dice ripercorrendo quell'episodio. La fuga però durò pochissimo: aveva uno Zip verde, troppo riconoscibile per passare inosservato. E infatti, come racconta lo stesso Dottore, lo identificarono senza difficoltà, fino a chiamare direttamente a casa per dirgli di portare il motorino in caserma. Poi, qualche ora più tardi, arrivò anche il secondo capitolo di quella giornata.

La sera, insieme agli amici, era andato a Rimini a giocare a bowling. Il ritorno, come spesso accadeva allora, si era trasformato in una sfida a colpi di sportellate con le Ape. Una bravata da ragazzi, ma sufficiente a richiamare l'attenzione dei carabinieri. "Sono arrivati ci hanno inseguito i carabinieri che ci hanno fermato in una piazzola", racconta Rossi, fino all'epilogo che completa il quadro: "ci hanno sequestrato le Ape e ci hanno lasciato lì a piedi".
È qui che il ricordo diventa quasi cinematografico. Perché non c'è solo l'aneddoto buffo, ma un pezzo di quella vita di provincia che ha costruito anche il personaggio Valentino Rossi prima ancora del campione. L'Ape del '79, le strade tra Montecchio, Pesaro e Rimini, il gusto del viaggio più ancora della destinazione, le spinte tra amici e l'inevitabile resa dei conti una volta tornato a casa. "Quando il mio babbo ha capito che mi avevano ritirato sia lo scooter che l'ape nello stesso giorno lì si è un po' arrabbiato", ammette. Il finale è il più semplice e il più efficace: Valentino Rossi rimase a piedi.
Ed è forse proprio questo il dettaglio che rende il racconto così forte ancora oggi. Perché dentro non c'è soltanto una bravata adolescenziale, ma un frammento preciso della vita di Valentino Rossi prima che diventasse il campione conosciuto in tutto il mondo: i tragitti tra Montecchio, Pesaro e Rimini, l'Ape del '79, le sportellate con gli amici, la fuga col motorino senza casco e poi la telefonata arrivata direttamente a casa dopo che lo avevano riconosciuto subito dal suo Zip verde.