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Celestino Vietti: “In Academy penso: sto davvero cenando con Valentino Rossi? Ho distrutto la minicar di Uccio”

Dagli anni difficili al sogno MotoGP: Celestino Vietti racconta a Fanpage.it la rinascita, il rapporto con Valentino Rossi e le voci sul suo futuro in VR46.
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Per anni è stato indicato come uno dei talenti più puri usciti dalla VR46 Academy. Poi sono arrivati gli errori, le cadute, gli infortuni e una pressione che rischiava di diventare più pesante della velocità che aveva mostrato in pista. Celestino Vietti, però, non ha mai smesso di credere nelle proprie qualità. Nemmeno quando i risultati non arrivavano, nemmeno quando il Mondiale Moto2 sembrava trasformarsi in una continua rincorsa a sé stesso. Oggi Celestino Vietti Ramus è tornato a sorridere. I risultati sono tornati ad accompagnarlo, la continuità è cresciuta e il suo nome è ricomparso con insistenza tra quelli accostati alla MotoGP e al team di Valentino Rossi per il futuro. Un obiettivo che non nasconde e che continua a inseguire con la calma di chi ha imparato quanto sia sottile il confine tra il successo e le difficoltà.

Il pilota piemontese racconta a Fanpage.it gli anni più complicati della sua carriera, il lavoro che gli ha permesso di ritrovare fiducia, il rapporto con Valentino Rossi e con l'Academy, il sogno della MotoGP e la vita lontano dai circuiti. Dai manga giapponesi alle carte collezionabili, fino a una microcar demolita dopo poche ore dal ritiro. Senza filtri, tra risate, autocritica e la consapevolezza di chi sa che il momento decisivo della propria carriera potrebbe essere appena iniziato.

Arriva il Mugello, una delle piste più amate dai piloti. Quanto si aspetta un weekend come questo?
"Tantissimo. Credo che il Mugello sia una di quelle piste che tutti aspettano, non soltanto noi italiani. È un circuito stupendo, immerso nelle colline, in un contesto unico. Il paesaggio è bellissimo e la pista è una delle più belle del calendario. È difficile trovare qualcuno che non abbia il Mugello tra le sue preferite. Quando stai andando bene, poi, l’attesa cresce ancora di più".

Esiste davvero il famoso detto “al Mugello non si dorme”?
"Io sono fortunato perché appena mi metto a letto mi addormento praticamente subito. Però devo dire che il rumore non mi ha mai disturbato particolarmente. Forse perché siamo a casa, forse perché sai che quel tifo è per te e per gli altri piloti italiani. Alla fine un po’ di casino al Mugello è quasi parte dello spettacolo. Per me è più tosta a Le Mans, forse perché il pubblico è più vicino ai Motorhome".

Vietti ha conquistato due podi in questa stagione di Moto2.
Vietti ha conquistato due podi in questa stagione di Moto2.

Negli ultimi anni hai vissuto momenti molto diversi. Come descriveresti il percorso che ti ha riportato competitivo?
"È stato complicato. Dopo il 2022, che considero uno dei miei anni migliori in Moto2, ho attraversato una fase molto difficile. Nella seconda parte di quella stagione ho collezionato tantissimi zeri e mentalmente non è stato facile. Mi mettevo molta pressione addosso perché non volevo più sbagliare".

Poi sono arrivati anche gli infortuni.
"Sì. Nel 2024 mi sono rotto due vertebre poco prima dell’inizio del campionato. Ho iniziato la stagione senza essere al cento per cento fisicamente. È stato un anno duro. Sono riuscito a vincere in Austria, ma nel complesso è stata una stagione complicata. Anche dal punto di vista tecnico abbiamo dovuto affrontare delle difficoltà. Con il nuovo progetto ci è voluto tempo per trovare la strada giusta".

Quando hai capito che qualcosa stava cambiando?
"Credo dall’anno scorso. Mi sono rimesso a posto sia fisicamente sia mentalmente. Ho imparato a essere più tranquillo, più lucido e più consistente. Abbiamo costruito una base tecnica molto buona e quando hai fiducia cambia tutto. Arrivi in pista con meno pensieri, guidi più naturale e le cose iniziano a venire da sole. La velocità non è mai mancata, ma serviva continuità".

Anche negli anni più difficili, però, una vittoria riuscivi sempre a portarla a casa.
"Ed è stata probabilmente la cosa che mi ha tenuto in piedi. Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto se sarei riuscito a tornare quello di prima. Però sapevo di essere veloce. C’erano weekend in cui tutto si sistemava e riuscivo a esprimermi come volevo. Quelle gare mi ricordavano che il potenziale c’era ancora".

Cosa manca oggi per essere al livello di González nella lotta al titolo?
"La costanza. È la cosa più importante in Moto2. Ho imparato che bisogna portare a casa il massimo possibile anche nei weekend difficili. Mi ispiro molto ad Ai Ogura da questo punto di vista. Lui era impressionante: se poteva arrivare quinto arrivava quinto, se poteva arrivare sesto arrivava sesto. Non buttava via niente. È quello che ti permette di arrivare a Valencia e giocarti il campionato. Ci sono state alcune gare nelle quali avrei potuto raccogliere qualcosa in più. Tra incidenti, contatti e situazioni particolari ho lasciato qualche punto per strada. Però mi sento bene e sono tranquillo. L’obiettivo è restare costantemente nelle posizioni che contano e lottare per il podio ogni fine settimana".

Vietti è alla sua sesta stagione in Moto2.
Vietti è alla sua sesta stagione in Moto2.

Negli ultime settimane il tuo nome è stato accostato a una possibile sella del team VR46. Come hai vissuto queste voci?
"Mi hanno fatto piacere. Sarebbe ipocrita dire il contrario. Però la verità è che io non ho ancora affrontato seriamente questo discorso con nessuno. Né con Vale né con Uccio. Penso che anche loro preferiscano lasciarmi lavorare senza mettermi pressione. Ovviamente, ripeto, fa piacere, ma certe cose devi meritarmele".

È comunque il tuo obiettivo?
"Certo. La MotoGP è il sogno di qualsiasi pilota. Sarei felicissimo se un giorno arrivasse questa opportunità. Però so che l’unico modo per conquistarla è continuare a fare bene in Moto2. Devo pensare ai risultati e a concretizzare quello che sto costruendo".

Non manca la concorrenza per quel posto. Tutti "avversari" che conosci bene.
"No, assolutamente. Ci sono tanti piloti forti. Per questo penso soltanto a me stesso. Se riuscirò a fare le cose bene, allora avrò le mie possibilità, ma so che ci sono Luca (Marini, nda), Franco (Morbidelli, nda) e anche Bulega, che sta facendo benissimo in SBK per la sella in VR46".

Dall’esterno sembri sempre molto tranquillo. Sei davvero così?
"Dipende da chi lo chiede. In Academy qualche cavolata l’ho fatta".

Qual è quella che ricordi con più imbarazzo?
"Una è memorabile. Io mi spostavo sempre con il motorino. Uccio mi aveva dato una microcar da usare per l'inverno o per evitare di lavarmi quando diluviava. Era praticamente nuova. Quando l'ho ritirata sono tornato a casa, era sera, sotto una leggera pioggia e ho deciso di fare un po' di traversi in rotonda. A un certo punto mi parte via, perdo il controllo e ho centrato in pieno un palo della segnaletica e ho staccato una ruota".

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Non male come esordio.
"Peggio. Sul balcone davanti a casa mia, c’erano Bezzecchi, Franco Morbidelli e altri amici a casa di Migno che hanno assistito a tutta la scena e si sono affacciati per guardare chi avesse dato quel botto. Ero io. È stato il mio vero biglietto da visita".

Come l’ha presa Uccio?
"Prima mi ha preso in giro, poi mi ha aiutato a sistemare tutto. Però la macchina riparata è durata pochissimo. Ne ho combinata un’altra poco dopo. Però, mi ha detto ‘questa è una cosa da Academy'. Perché anche lui con Vale ne hanno combinate, ma mi ha fatto capire che non potevo andare avanti così. Adesso mi sono dato una calmata, per fortuna".

Molti tifosi hanno scoperto recentemente la tua passione per anime e manga. Da dove nasce?
"Da lontano. Io e mio fratello siamo sempre stati grandi appassionati. Guardo tantissimi anime. One Piece è sicuramente uno dei miei preferiti, ma adoro anche Demon Slayer a cui ho dedicato il casco con il titolo della puntata di un episodio per me importantissimo. Si intitola il Mu di Muichiro. Quel casco ha un significato preciso che mi ha colpito particolarmente. Ci tenevo molto a realizzarlo perché raccontava qualcosa che sentivo mio".

Cosa ti affascina di quel mondo?
"Molti pensano che siano cartoni per bambini, ma in realtà raccontano tantissime cose sulla vita. Ci sono insegnamenti profondi, riflessioni importanti, storie che ti fanno ragionare. È uno degli aspetti che apprezzo di più".

Oltre ai manga c’è anche la passione per le carte.
"Colleziono soprattutto carte di One Piece, ma anche Pokémon e altre serie. Non lo vivo tanto come un investimento. Mi piace avere pezzi particolari, carte che magari pochi possiedono. È quello che mi diverte, ma è un hobby molto costoso e infatti cerco di controllarmi. Perché altrimenti si rischia di spendere davvero tanto".

Dal punto di vista economico, quanto è dura arrivare al Motomondiale?
"Tantissimo. Fino al Mondiale praticamente non guadagni nulla. Io ho avuto la fortuna di entrare nell’Academy molto presto. Mi hanno aiutato tantissimo e mi hanno dato la possibilità di crescere senza dover affrontare certe difficoltà".

Celestino Vietti con Valentino Rossi e Bezzecchi.
Celestino Vietti con Valentino Rossi e Bezzecchi.

L‘ingaggio arriva esclusivamente dal Team o l'Academy prevede dei bonus legati a podi e vittorie?
"No, dall'Academy non percepisci uno stipendio. Il loro lavoro consiste nel trovare la migliore sistemazione possibile per te in una squadra e curare i tuoi contratti con gli sponsor personali, per la tuta, il casco e le relative patch. Ti supportano a 360 gradi, gestendo gli allenamenti e la preparazione logistica. Non c'è un salario diretto da parte loro, ma il supporto che offrono è già tantissimo. Siamo davvero fortunati: non esiste al mondo un'altra realtà strutturata come la VR46 Academy".

L’Academy quanto incide nella vita di un pilota?
"Moltissimo. Non è soltanto una questione di allenamenti. Ti aiutano a trovare le soluzioni migliori, gli sponsor, le opportunità. È una struttura incredibile. Siamo davvero fortunati. A volte mi fermo e penso: sto davvero cenando con Valentino Rossi. È una cosa che non passa mai davvero. Certo, dal 2015 sono in Academy e dal 2019 vivo stabilmente lì, quindi è diventata parte della quotidianità. Però ci sono momenti in cui mi fermo e penso a quando guardavo le gare sul divano insieme a mamma e papà".

E cosa pensi?
"Penso che sia incredibile. Oggi mi alleno con loro, vado a cena con loro, passo le giornate con persone che da bambino vedevo soltanto in televisione. Ti abitui, ma non ti abitui mai del tutto. Ogni tanto mi fermo davvero a riflettere e mi dico: Cavolo, guarda dove sei arrivato".

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