Il grande campione diventa tale anche perché ha grandi avversari, un’affermazione che suona un po’ conservatrice ma che nello sport vale ancora oggi e varrà sempre. Accade poi che il grande campione diventa mito perché vince tanto, vince contro tutti, riesce a superare se stesso o a emergere durante un evento specifico. Ma si diventa miti anche quando, da campione assoluto si entra in gara contro un altro grande campione, creando la dualità che ha contrappuntato tanti momenti della storia nello sport in quasi tutte le discipline.

In Formula 1 la sfida all’altro è continua ed è l’ingrediente principale soprattutto per chi vede, ma poche volte nella storia abbiamo assistito, meravigliato o sconcertati (faccia della stessa accattivante medaglia), al duello fra Alain Prost e Ayrton Senna.

“Prost si è bruciato il cervello a causa di Senna. Prima che la gara inizi, sa di essere battuto” – James Hunt

Tutto nacque pubblicamente al Gran Premio del Portogallo del 1988, anche se privatamente i due si stimavano e detestavano da tanto tempo. Erano da quell’anno nella stessa scuderia, la McLaren e vien da sé che il confronto era ancora più necessario e asfissiante per entrambi. Senna era il giovane che aggrediva l’esperto Prost, già vincitore di due Mondiali. All’Estoril, dove Senna vinse il primo GP della sua carriera, Ayrton strinse contro un muretto Prost e da quel momento iniziarono a guardarsi in cagnesco. Quell’anno, per un cervellotico sistema con gli scarti, il Mondiale fu vinto dal brasiliano sul francese, nonostante Alain avesse fatto più punti di Ayrton. Il fatto che il giovane batté il vecchio di sicuro non aiutò nei rapporti di amicizia.

“Senna dice che crede in Dio. Probabilmente è tanto convinto da pensare di essere immortale, altrimenti non farebbe quello che fa” – Alain Prost

Ma non avevamo visto niente, perché la bomba vera e propria esplose nel 1989. Prima al Gran Premio di San Marino, quando Senna violò il patto di non sorpasso alla prima curva dopo lo start e poi per tutto l’anno con vere e proprie squadre di tifosi composte da manager e tecnici schierati per l’uno o per l’altro. Si arrivò al 22 ottobre 1989, circuito di Suzuka, in Giappone. Prost era avanti in classifica anche se per incastri di nuovo strani con gli scarti Senna poteva ancora farcela. Era primo anche in pista ma Ayrton recuperò tanto nella seconda parte di gara.

Al 47° giro Senna cercò di superare Prost alla Casio Triangle, un assalto necessario perché per vincere il Mondiale doveva vincere le ultime gare e non finire secondo. Prost impostò la curva chiudendo “la porta” e le due macchine si incagliarono. Prost scese subito dall’auto, mentre Senna riuscì rocambolescamente a ripartire ancora in prima posizione. Aveva però l’alettone danneggiato e dovette tornare ai box per cambiarlo. Rientrò secondo dietro Nannini della Benetton. In 3 giri recuperò 10 secondi al pilota italiano e nella stessa curva del contatto con Prost lo superò vincendo la gara e sperando ancora nel Mondiale. La giuria però fermò tutto, squalificò Senna per avere tagliato la chicane quando era rientrato in pista e il ricorso della McLaren non servì a nulla. Alain Prost vinse il suo terzo mondiale.

“Il mio sport è molto pericoloso, bisogna avere fortuna, purtroppo ho perso degli amici, l'ultimo Ayrton Senna” – Alain Prost

Passa un anno, tutto cambia ma in fondo non cambia nulla. Siamo ancora a Suzuka, i due possono giocarsi il Mondiale in quella gara, anche se stavolta Senna è davanti a Prost. Tutto era cambiato perché il francese era passato alla Ferrari e in questo modo la lotta fra i due era ancora più accesa. Prost è secondo in pole e deve vincere. Per una decisione della direzione di gara i numeri pari vanno nella parte di pista più gommata e quindi più veloce. Senna si arrabbia e medita l’azione vendicatrice. Scatto iniziale, Prost è davvero più veloce di Senna e fa per superarlo alla prima curva, ma il brasiliano lo sperona e la gara termina per entrambi. Di nuovo ricorsi su ricorsi ma questa volta il Mondiale lo vince Ayrton.

“Sono 40 anni che mi chiedono chi sia il migliore pilota di sempre! […] Innegabilmente, però, sono sottovalutato. Mi sono spesso chiesto il perché. Sono l'unico pilota che ha vinto più campionati del mondo e nonostante questo ha accettato di stare con un compagno di squadra il più possibile, a volte anche sostenendolo. Questo è stato il caso di Ayrton Senna. Ho quasi chiesto che venisse ingaggiato dalla McLaren. Non ho mai avuto un contratto da primo pilota. Forse questo ha funzionato contro di me. Era la rivalità con Ayrton il problema? È difficile saperlo. Alla fine, credo di essere stato un ragazzo troppo normale. Ed essere normali non vende bene” – Alain Prost

Nel 1991 la Ferrari non è competitiva e Prost se ne va, dicendo che la Rossa è una specie di camion. Nel 1992 prende un anno sabbatico, ma si spiana il futuro, lottando ancora una volta con Senna non in pista ma sul tavolo delle decisioni. La nuova macchina del futuro era la Williams-Renault che faceva già sfracelli con Mansell e Patrese. Per il 1993 Prost riuscì ad avere la prima guida, scalzando Mansell che andò a correre in Formula Indy, ma anche Senna, il quale dichiarò che avrebbe corso in Williams anche gratis.

A fine 1993 Prost vinse come da pronostico il Mondiale, ma sia Damon Hill, suo giovane compagno di squadra, che ancora una volta Ayrton Senna su una scadente McLaren gli diedero filo da torcere. Fu per questo motivo che Frank Williams decise il ribaltone per il 1994. Fuori Alain, dentro Ayrton.

“Era il GP d’Australia 1993. Non ci parlavamo dal fine settimana precedente, a parte qualche battuta scambiata nei box. Lui vinse e io arrivai secondo e poco prima di salire sul podio mi disse di raggiungerlo. Una cosa improvvisata e per questo più spontanea e simpatica. Per lui era tutto finito. Nell’inverno non smise di telefonarmi” – Alain Prost

Non potendo più gareggiare in Williams, Prost decise di abbandonare la Formula 1 e diventare commentatore tecnico per la tv francese. Senna era il pilota migliore sulla monoposto migliore e tutti si attendevano meraviglie. Forse anche per questa ragione era nervoso al terzo Gran Premio, quello di San Marino a Imola, dopo le prime due vittorie di Michael Schumacher. I rapporti fra Prost e Senna si erano rasserenati e si sentivano spesso al telefono. Durante un giro di pista di prova del tracciato, Senna dal suo abitacolo disse: “Un saluto speciale al mio… al nostro caro amico Alain. Ci manchi Alain…”. Fu uno dei suoi ultimi momenti. Il 1° maggio 1994, alla curva del Tamburello esce fuori dal tracciato colpisce il muretto e muore.

Prost ha spesso ricordato il nemico-amico, intuendo subito che un pezzo della sua vita oltre che un pezzo del suo sport con la morte di Senna se ne fosse andato per sempre.

“Mi sentii come se avessi lasciato la Formula 1 un'altra volta. Dopo non ho mai più visto il nostro sport nella stessa maniera. Fu qualcosa di enorme, di incredibile. Ci penso sovente. Sono passati tanti anni e mi accorgo che io e Ayrton manteniamo la stessa popolarità. Perché nelle nostre sfide abbiamo scritto alcune delle più belle pagine di questo sport. È stata una perdita irreparabile, che fa ancora male. Non si può dimenticare. Adesso, a parte l'anniversario di questi giorni, si cerca di non parlarne molto. Ma il pensiero resta” – Alain Prost