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Nico Rosberg spiega chi è Michael Schumacher: “Si chiudeva in bagno, parcheggiava male. Per distruggermi”

Nico Rosberg, ex compagno di Michael Schumacher in Mercedes, racconta la cattiveria di Michael Schumacher “per distruggere il suo compagno di squadra”.
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Alla fine del 2o09, la Mercedes annunciò il ritorno di Michael Schumacher come pilota ufficiale dopo tre anni di ritiro dalle corse: il sette volte campione del mondo aveva lasciato la Ferrari nel 2006, ma il richiamo della Formula 1, con un marchio tedesco, fu troppo forte. Così Schumi a 41 anni tornò al volante, facendo coppia col giovane Nico Rosberg, all'epoca 24enne. I due furono compagni di scuderia per tre anni (avari di risultati, quella Mercedes era una macchina non competitiva per la vittoria), anni in cui Nico imparò a conoscere durezza e cattiveria di Michael nei confronti di chi era suo compagno di squadra, prima ancora che degli altri piloti della griglia. Con stratagemmi particolari e quasi surreali, come chiudersi in bagno o parcheggiare volutamente male.

Rosberg svela come si comportava Schumacher: "Vive e respira per distruggere il compagno di squadra"

Rosberg, oggi 40enne, spiega cosa accadeva davvero in Mercedes in quegli anni al podcast ‘High Performance', parlando peraltro sempre al presente di Schumacher: "Se esisteva empatia da parte sua quando ho corso al suo fianco? Lui è l'opposto, è un ‘guerriero mentale'. Intendo dire che lui vive e respira per distruggere mentalmente il suo compagno di squadra, ma non in modo cattivo, in un modo ‘casuale', usando le zone grigie ogni giorno. Si sveglia e lo fa. È semplicemente naturale per lui. Non deve sforzarsi per distruggere il suo compagno di squadra, lo fa in modo naturale e immenso. È il suo stile di vita. È la sua competizione ‘super casuale' e dura tutto il giorno".

Nico Rosberg e Michael Schumacher in Mercedes nel 2010
Nico Rosberg e Michael Schumacher in Mercedes nel 2010

"Schumacher parcheggiava volutamente male per farmi arrivare tardi alle riunioni"

Il pilota tedesco, che poi avrebbe vinto il titolo mondiale di Formula 1 con la Mercedes nel 2016, racconta un paio di aneddoti che riportano al clima di quegli anni, quando la battaglia era prima psicologica fuori dalla pista che ruota a ruota sui circuiti: "Ad esempio, arriviamo in pista e c'è solo un parcheggio, ci sono 20 posti auto. Tutti gli altri devono parcheggiare a un chilometro di distanza. Uno per ogni pilota. Ora, ci sono anche i capi del team. E Michael parcheggiava la sua macchina appena un po' dentro il mio posto. Due ruote oltre la linea bianca, in modo che io non ci potessi più entrare. Letteralmente avrei graffiato le macchine se avessi provato. Quindi ovviamente mi stressava. Sì, perché arrivavo in ritardo alla riunione. Devi sempre arrivare un minuto prima alla riunione con gli ingegneri. È la cosa più orribile arrivare un minuto in ritardo quando tutti, anche dalla fabbrica, 50 persone, sono online e dicono: ‘Scusate, stiamo solo aspettando Nico' Orribile. Quindi lui parcheggiava di traverso…".

"Si chiudeva a chiave nell'unico bagno, io fuori imploravo che uscisse. Non rispondeva nessuno"

C'è poi la storia del gabinetto, già raccontata in passato da Rosberg e ripetuta oggi con ulteriori dettagli: "A Monaco, in qualifica, si chiudeva a chiave nell'unico bagno che avevamo nel garage. Ce n'era solo uno. E l’ultima cosa che fai come pilota è sempre andare in bagno prima di salire in macchina. E lui si chiudeva dentro guardando l'orologio. Il tempo passava. E sapeva che la cosa più orribile è salire in macchina stressati perché devi aggiustare le cinture. E ci sono quelle cinghie tra le gambe che sono ad alto rischio. Devi prenderti il tempo per posizionarle con molta cura perché la cosa peggiore è se si spostano mentre sei in pista. Quindi non vuoi salire in macchina stressato. E lui era in bagno. Chiudeva la porta. Io bussavo e non sapevo chi ci fosse perché non parlava nessuno. ‘Esci. Esci. Esci per favore. Devo andare'. E lui sapeva: ok, 3 minuti, 2 minuti… E a quel punto ho dovuto trovare un secchio nel retro del garage per fare pipì, onestamente. Quindi ero lì dove i meccanici stavano lavorando intorno a me e urinavo in un secchio, tremando, stressato. E questa roba andava avanti tutto il giorno. A lui piaceva".

"In tre anni da compagni di squadra non ha mai pronunciato il mio nome nemmeno una volta, non esistevo"

Quando gli si chiede se avrebbe mai detto al suo compagno ‘Michael, smettila con questi giochetti', Rosberg risponde che in quel momento non era facile, visto lo status quasi ‘divino' di Schumacher al suo confronto: "Oggi lo farei, ma all'epoca ero troppo giovane. Ma ora, sapendo tutto quello che so, mi sarei messo davanti a lui, lo avrei guardato negli occhi e gli avrei detto: ‘Michael, smettila con questi giochetti di merda. È inutile'. Non è giusto causarmi stress proprio prima di salire in macchina. Ma ricordati che questo ragazzo era come un Dio. Quando entrava in una stanza gli ingegneri smettevano di lavorare. Tutti stavano zitti. Era letteralmente come se Dio fosse arrivato. In tre anni da compagni di squadra non ha mai pronunciato il mio nome nemmeno una volta. In tre anni seduti uno di fronte all'altro nelle riunioni con gli ingegneri, io non esistevo. Non esistevo perché pronunciare il mio nome sarebbe stato un segno di rispetto. Invece il fatto che non esistessi era un modo per spingermi giù. Ero ‘il ragazzino lì di cui non sappiamo nemmeno il nome'. Quello era il suo gioco mentale. Non ha mai chiesto una sola volta ‘cosa ha fatto Nico lì?' o ‘Nico, cosa ne pensi?'. Nemmeno una volta".

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