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Mick Schumacher si schianta a un passo dal primo podio in IndyCar: a Detroit finisce a muro mentre è 3°

Mick Schumacher vede sfumare il primo podio in IndyCar nel finale del GP di Detroit: durante la lotta con David Malukas per la terza posizione finisce contro il muro e trasforma la gara della svolta in un incubo.
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Per qualche giro Mick Schumacher ha visto davanti a sé la gara che poteva cambiare il senso della sua avventura in IndyCar. A Detroit, sul tracciato cittadino che non perdona nulla, il tedesco era in piena lotta per il terzo posto con David Malukas: non una posizione qualsiasi, ma quella che gli sarebbe valso il primo podio da quando ha deciso di ricostruire la propria carriera Oltreoceano dopo l'uscita dalla Formula 1.

La corsa si è trasformata in un corpo a corpo durissimo. Il 24enne di Chicago alle sue spalle, Mick Schumacher costretto a difendere ogni metro, il muro sempre vicinissimo, come accade sui tracciati cittadini dove l'errore non lascia margine. Il figlio di Michael ha provato a resistere, a tenere la posizione, a non lasciare aperta la porta nel momento in cui il podio sembrava ormai diventato un obiettivo reale. Ma proprio lì, nel punto più delicato della gara, tutto si è rotto.

Nel duello per la terza posizione, il 27enne ha mancato il punto di corda, si è toccato con la vettura di Malukas ed è finito contro le barriere. Un colpo pesantissimo, non tanto per la dinamica in sé, quanto per il momento in cui è arrivato: mentre era virtualmente sul podio quando mancava un quarto di gara alla conclusione, mentre stava cercando di difendere il risultato più importante della sua nuova carriera in IndyCar, mentre Detroit sembrava poter diventare la domenica della svolta.

Il sogno del primo podio in IndyCar si trasforma in un incubo

L'immagine della monoposto contro il muro racconta meglio di qualunque classifica il peso dell'errore. Mick Schumacher non era nelle retrovie, non stava cercando di salvare una gara anonima, come spesso gli è capitato in queste sue prime 8 corse in IndyCar. Era lì, davanti, finalmente dentro la zona in cui si decidono i risultati che cambiano la percezione di una stagione. Per questo l'incidente di Detroit fa ancora più male.

Il tedesco era arrivato in IndyCar per ripartire. Dopo il titolo in Formula 3 europea, quello in Formula 2, le due stagioni in Formula 1 con la Haas, il ruolo da riserva Mercedes e McLaren e l'esperienza nel WEC con Alpine, la scelta americana doveva restituirgli continuità e centralità. La prima parte della stagione, però, è stata complicata: pochi acuti (solo in qualifica), tanto apprendistato e la necessità di adattarsi a un campionato completamente diverso per ritmo, piste e aggressività, con il 17° posto di Long Beach che ancora oggi è il miglior piazzamento ottenuto nel campionato americano.

Detroit poteva essere il primo vero punto di svolta. Il giorno in cui Schumacher avrebbe potuto dimostrare di non essere soltanto un nome pesante in cerca di rilancio, ma un pilota capace di costruirsi un nuovo spazio anche lontano dall'Europa. Invece il duello con Malukas gli ha presentato il conto nel modo più crudele: dal sogno del primo podio al muro, in pochi secondi. Una gara che poteva segnare la rinascita si è trasformata nell'incubo più doloroso della sua avventura in IndyCar.

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