Mick Schumacher e l’avvio horror in IndyCar: dopo cinque gare il suo miglior piazzamento è un 17° posto

L'America doveva essere il campionato del rilancio. Per ora, invece, la IndyCar 2026 di Mick Schumacher assomiglia più a una corsa in salita. Dopo cinque weekend il figlio della leggenda di Formula 1 Michael Schumacher è ancora inchiodato nelle retrovie della classifica, con un bilancio che racconta bene le difficoltà del suo debutto nella serie statunitense: 25° a St. Petersburg, 18° a Phoenix, 22° ad Arlington, 24° a Barber e 17° a Long Beach, che paradossalmente rappresenta fin qui il suo miglior risultato stagionale.
Il dato più pesante è proprio questo: il primo piazzamento almeno discreto è arrivato solo in California, e comunque fuori dalla zona che conta, con la top-10 che rimane molto distante. A Long Beach, Schumacher ha limitato i danni dopo un altro fine settimana storto. Prima il problema tecnico che gli ha tolto tempo prezioso nelle prove del venerdì, poi l'errore del sabato con la vettura del team Rahal Letterman Lanigan Racing finita contro le barriere (nello stesso punto in cui era già andato a sbattere il giorno prima), infine l'eliminazione immediata in qualifica e una partenza dal fondo. Dal 21° posto in griglia ha rimontato fino al 17°, ma più che un segnale di svolta è sembrato un modo per salvare il salvabile.
Fin dall'inizio, la sua avventura oltreoceano è stata segnata da episodi negativi. Al debutto di St. Petersburg la sua gara è praticamente finita subito, coinvolto nel caos del primo giro. A Phoenix, invece, era arrivato il lampo che aveva illuso tutti: 4° tempo in qualifica all'esordio assoluto su un ovale, risultato che aveva sorpreso anche il paddock. Ma in gara non è riuscito a trasformare quella prestazione in qualcosa di concreto e ha chiuso solo 18°. Le due tappe successive, Arlington e Barber, hanno confermato che l'adattamento è ancora lontano dall'essere completato.

Eppure le aspettative attorno a lui erano alte. Dopo le stagioni non memorabili in Formula 1 con Haas e la successiva esperienza nel WEC con Alpine, la IndyCar sembrava il contesto ideale per rimettersi in gioco: meno politica, più guida, più spazio al pilota. Finora, però, la realtà è stata molto diversa. Schumacher sta pagando tutto: piste nuove, format differente, traffico, ovali, circuiti cittadini e una continuità che ancora non si vede.
La prossima tappa a Indianapolis, su un tracciato che conosce già dai test, dirà se questo avvio da incubo sia stato solo un passaggio obbligato o il segnale di un'altra occasione che rischia di complicarsi subito.