L’ex meccanico di Verstappen: “Quando Max arriva nel box Red Bull non chiede della macchina, ma di te”

Max Verstappen entra nel box della Red Bull, dove i meccanici sono impegnati a preparare la monoposto per il nuovo weekend di Formula 1. Ci si aspetterebbe che il quattro volte campione del mondo chiedesse immediatamente informazioni sulla macchina, sul lavoro completato o sui problemi ancora da risolvere. E invece la sua prima preoccupazione sarebbe un'altra. Lo ha raccontato al podcast "Re:Working" Calum Nicholas, per anni tecnico della scuderia austriaca, svelando un lato del pilota olandese molto distante dall'immagine percepita all'esterno.
"Non ti chiede come sta andando la macchina, ti domanda come stai", ha spiegato l'ex componente del box Red Bull. Il quattro volte campione del mondo si informa sulla famiglia, sui figli dei meccanici, sulla scuola e persino su come abbiano affrontato il viaggio e il cambio di fuso orario. Non si tratta, secondo Nicholas, di una circostanza isolata, ma di un comportamento che il pilota ripete ogni volta che arriva in circuito all’inizio di un weekend di gara.

Il rituale di Verstappen quando arriva nel box della Red Bull
"Come sta la famiglia? Come va il bambino a scuola? Hai dormito abbastanza? Come stai gestendo il jet lag?". Sono alcune delle domande che Max Verstappen rivolge agli uomini della Red Bull prima ancora di parlare della monoposto. Un particolare apparentemente banale, ma che presuppone la capacità di ascoltare e ricordare ciò che ciascun membro della squadra gli ha raccontato in precedenza.
Nicholas conosce bene quell'ambiente. Entrato in Formula 1 con la Red Bull nel 2015, ha lavorato come tecnico addetto alla power unit ed è stato anche uno dei componenti della squadra dei pit stop. Ha quindi vissuto dall'interno gli anni dei successi di Verstappen, osservandone atteggiamenti e rapporti quotidiani lontano dalle telecamere.

È proprio qui che emerge il Max che il pubblico conosce meno. All'esterno il pilota olandese può apparire freddo, distaccato e talvolta aggressivo. Parla senza filtri, non nasconde il proprio malumore e attraverso la radio esprime con durezza qualsiasi problema avverta sulla vettura. Nel garage, però, viene descritto come una persona profondamente legata al gruppo.
"Prima di tutto è un essere umano", ha sottolineato Nicholas, secondo cui questa è probabilmente la qualità per la quale il campione olandese riceve meno riconoscimenti. Chi ha lavorato accanto a lui racconta infatti un pilota esigente e ossessionato dalla vittoria, ma anche capace di considerare i tecnici non come semplici ingranaggi necessari al risultato.
Il racconto aiuta così a comprendere perché Verstappen venga considerato un uomo squadra all'interno della Red Bull, nonostante dall'esterno possa sembrare un individualista. La sua freddezza è riservata alla prestazione e alla competizione. Quando arriva nel box, invece, prima della macchina vengono le persone.