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La Red Bull si sgretola attorno a Verstappen: Max furioso a Silverstone, tra clausole e il caso Lambiase

Max Verstappen è sempre più insofferente dentro una Red Bull che non sente più sua: dopo Silverstone emergono tensioni interne, clausole d’uscita, il caso Lambiase-Waché e una fiducia tecnica ormai incrinata.
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La crisi della Red Bull non è più soltanto tecnica. Dopo il disastroso weekend di Silverstone, attorno a Max Verstappen sembra essersi aperta una frattura molto più profonda: una questione di fiducia, di potere interno e di futuro. La RB22 non va, il campione olandese si sente inascoltato e il caso legato a Gianpiero Lambiase aggiunge tensione a una struttura che negli ultimi anni ha già perso uomini chiave. Il paradosso è che Red Bull ha anche meno margini regolamentari per intervenire sulla power unit: il suo motore ICE è infatti risultato il più performante nelle valutazioni FIA e per questo non può accedere all'ADUO, il meccanismo che concede sviluppo extra ai motoristi più indietro.

La frustrazione di Verstappen era altissima già prima della gara. Max avrebbe spinto per cambiare motore e assetto, anche accettando una partenza dalla pit lane. Il team ha scelto invece di lasciarlo in griglia, settimo. Il risultato è stato quello che lui temeva: macchina sbilanciata, poca velocità massima, gara complicata e poi l'incidente nel finale per un problema all'ala posteriore.

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"Forse loro avevano fiducia che la situazione si sarebbe risolta. Io no", ha detto il quattro volte iridato dopo la gara. Poi la frase più pesante: "Il bilanciamento è stato disastroso per tutto il weekend e non avevo velocità massima, nemmeno rispetto al mio compagno di squadra". Un'accusa tecnica diretta, ma anche politica: l'olandese non si sente più ascoltato come un tempo.

Le clausole d'uscita e la riunione con Red Bull

Il tutto mentre il nodo sul suo futuro continua a tenere in apprensione gli austriaci. Verstappen ha un contratto fino al 2028, ma dentro l'accordo esistono clausole duscita legate alle prestazioni. La più discussa è quella che gli consentirebbe di liberarsi unilateralmente, senza indennizzo per Red Bull, se entro la pausa estiva non dovesse trovarsi nelle prime due posizioni del Mondiale piloti. Una condizione che oggi pesa come un macigno, visto che Max è lontano dalla lotta per il titolo.

Proprio per questo, secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, Red Bull avrebbe provato a convincerlo a rinunciare a quella via d'uscita mettendo sul tavolo un compenso a doppia cifra, nell'ordine di diverse decine di milioni. Verstappen però avrebbe rifiutato di cancellare la clausola, perché quella tutela era stata concordata anni fa proprio per proteggersi nel caso in cui il progetto tecnico 2026 non fosse stato all'altezza. Un no che racconta più di tante dichiarazioni: Max non vuole rompere, ma non intende nemmeno consegnarsi mani e piedi a una Red Bull che oggi non gli dà più certezze.

Da qui anche la riunione andata in scena circa un mese fa in Austria, nella sede Red Bull, con Verstappen, il suo entourage e i vertici del gruppo. Un incontro servito a fare il punto sul progetto, sulle garanzie tecniche e sul futuro. Ma non a blindare davvero Max. Il campione olandese, finora, infatti si è sempre rifiutato di dichiarare pubblicamente che resterà con Red Bull anche nel 2027.

Il caso Lambiase-Waché agita Verstappen

A questo si aggiunge anche il caso che riguarda Gianpiero Lambiase, l'ingegnere di pista di Verstappen dal 2016, l'uomo con cui Max ha costruito quattro titoli mondiali e un rapporto quasi simbiotico via radio. Lambiase è anche responsabile del settore corse Red Bull, ma lascerà il team per passare alla McLaren nel 2028.

Qui nasce il cortocircuito. Secondo quanto riporta la testata olandese De Telegraaf, difatti, il direttore tecnico Pierre Waché non condividerebbe più tutto con Lambiase, proprio perché destinato a un futuro rivale. Formalmente l'ingegnere italo-britannico resta al suo posto; nella pratica, però, il suo accesso ai flussi tecnici più sensibili sarebbe diventato un tema. A Verstappen questo non avrebbe fatto piacere dato che il suo riferimento storico diviene meno centrale all'interno del team proprio mentre lui chiede alla squadra risposte immediate.

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A Silverstone la tensione è esplosa anche per l'incidente: "In curva l'ala posteriore non si chiudeva completamente e si perdeva molta deportanza. È estremamente pericoloso. Per fortuna me la sono cavata bene due volte". Poi lo sfogo finale: "Bisogna essere molto zen per essere ottimisti. Ho bisogno di qualche giorno per ricaricarmi". E soprattutto quel "Troppe cose non vanno, e non parlo solo della velocità" che suona come un messaggio diretto ai vertici austriaci.

Non è ancora un addio. Ma la Red Bull attorno a Verstappen non sembra più il blocco granitico di una volta. E Max, per la prima volta, dà l'impressione di non fidarsi più davvero della macchina né di chi la decide.

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