Dal sogno della F1 al carcere, Antolin Gonzalez racconta come ha ucciso il padre dopo una lite assurda

Immagine
Il drammatico racconto dell’ex pilota Antolin Gonzalez sulla lite finita nel sangue. Dal paragone con Fernando Alonso e il sogno della Formula 1 al carcere per parricidio.

Antolin Gonzalez sarebbe potuto essere al volante di una Formula 1 e invece si trova in carcere dove sta scontando una pena per l'omicidio del padre. Aveva tutte le carte in regola per sfondare nel mondo dei motori questo classe 2001 spagnolo che condivideva la passione delle 4 ruote proprio con il papà. Non è un caso che fosse stato paragonato già ad un giovane Alonso, proprio per le sue doti e la sua precocità che lo avevano portato a 8 anni a battere record nel kart, e a 13 anni a diventare il più giovane a guidare una Formula 3, con il successivo secondo posto nelle Asian Formula Renault Series.

Quando è arrivato il momento di capire se provare a proseguire la sua carriera dentro un abitacolo o fare altro, ecco che la sua vita è cambiata: Gonzalez è stato arrestato dopo aver confessato di aver ucciso suo padre al culmine di una lite assurda. Assurda perché tutto è iniziato con un tentativo di riportare calma in famiglia, ma che ha preso una piega inaspettata. Una vicenda emblematica per spiegare come basti poco nella vita per compromettere tutto e spezzare sogni e speranze. Purtroppo questa volta la freddezza tipica dei piloti, non è bastata a evitare il peggio. E ora al netto della legittima difesa viene difficile pensare che possa uscire dalla prigione a stretto giro.

Secondo la sua versione dei fatti, raccontata anche agli inquirenti, quello che era un confronto anche acceso con il genitore titolare dell’azienda familiare Aceitunas Antolin ha preso una brutta piega. Il tentativo di mediare nei rapporti ormai deteriorati dalla prospettiva di un divorzio tra il papà e la mamma, non è andato a buon fine anzi si è concluso nel sangue. È stato lo stesso ex pilota direttamente dalla prigione a ricostruire quel tremendo pomeriggio in cui prima ha cercato di difendersi dalla furia del 56enne e poi si è scagliato contro di lui, in preda ad un momento di panico.

Secondo quanto emerso i rapporti tra i genitori erano irrimediabilmente compromessi, aggravati da presunte accuse di violenza domestica mosse dalla madre nei confronti della vittima. Un aspetto su cui l'ex pilota ha preferito mantenere il riserbo, definendolo "troppo doloroso", ma che delinea l'esatta dimensione dell'instabilità emotiva che gravava sul ragazzo.

Non ricorda nel dettaglio tutti i particolari, ma il detenuto in attesa di giudizio ha ben impressa nella memoria la dinamica dell'accaduto, prima, durante e dopo. E pensare che Antolin Gonzalez stava cercando di riportare la serenità in famiglia: "Sono arrivato al capannone e lui è rimasto molto sorpreso di vedermi: mi ha chiesto in modo abbastanza aggressivo cosa ci facessi lì, e si è avvicinato a me con un atteggiamento violento – dichiara a El Mundo – Ho iniziato a parlare dell'accordo e lui, in malo modo, mi ha risposto che non c'era nulla di cui parlare, che era tutto suo. Per calmare gli animi gli ho detto che ero venuto anche per prendere delle cose dalla palestra. Quando mi sono girato l'ho visto venire verso di me con fare molto violento. Si è scagliato contro di me e io ovviamente l'ho spinto cercando di togliergli il coltello, ma non ci sono riuscito".

Immagine
Antolin Gonzalez celebra un successo

E qui purtroppo la situazione è degenerata e non c'è stata possibilità di tornare indietro: "Misono spaventato molto e abbiamo iniziato a lottare. Ricordo di aver cercato di prendergli il coltello, e lui si è tagliato e non so come, istintivamente, ho finito per colpirlo più volte. Ricordo solo vagamente immagini e flash con il coltello, e mio padre che si avvicinava a me. So che gli ho dato dei pugni, ma lui aveva il coltello in mano e… Non so cosa possa essere successo, ma ho finito per prenderlo io".

Oggi Gonzalez affronta il peso del rimorso, dichiarandosi apertamente colpevole e pentito. L'istinto di soccorrere il padre nei secondi successivi allo scontro non è bastato a evitare la tragedia: "Ricordo di averlo visto barcollare e tenersi il collo, e quando è caduto sulla porta del capannone io ero dentro, completamente sotto shock. Sono uscito a vederlo, ho visto il sangue, sono rimasto sconvolto e ho cercato di tappargli la ferita al collo, molto in fretta. In quel momento sono passate diverse auto che si sono fermate a guardare, e mi sono spaventato talmente tanto che sono scappato". Fuggito dal luogo del delitto, si è prima disfatto dell'arma, ha poi raggiunto la madre in cerca di supporto e, una volta crollato emotivamente, ha confessato l'omicidio alle autorità. Ora attende il processo: nonostante l'ammissione di colpa e la tesi della legittima difesa in risposta a un'aggressione, il ventiquattrenne rischia una condanna severissima.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views