Antonelli e Russell guidano la stessa Mercedes ma usano mani e piedi diversamente: lì Kimi fa la differenza

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Antonelli e Russell usano diversamente volante e acceleratore sulla Mercedes W17: l’analisi degli onboard spiega dove Kimi riesce a fare la differenza.

A Madrid Andrea Kimi Antonelli e George Russell avevano a disposizione la stessa Mercedes W17, eppure in alcuni punti sembravano guidare due monoposto diverse. La qualifica offre una fotografia piuttosto chiara: l'attuale leader del Mondiale di Formula 1 ha chiuso secondo in 1:31.835, a soli 11 millesimi dalla pole di Norris, mentre il compagno di squadra si è fermato al sesto posto in 1:32.149. Una differenza di oltre tre decimi che sulle F1 2026 passa anche, e soprattutto, da ciò che i due piloti fanno con mani e piedi.

Il confronto tra onboard e dati telemetrici pubblici restituisce anche un dato curioso: Russell è stato più rapido del compagno in 19 dei 32 segmenti nei quali può essere scomposto il giro, Antonelli soltanto in 13. Eppure il bolognese è arrivato ad accumulare fino a 0,39 secondi di margine, conservandone 0,314 sul traguardo. Kimi concentra quindi i suoi guadagni in alcuni punti specifici, dove riesce a fare una differenza molto maggiore.

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Basta guardare gli onboard per capire subito che i due hanno approcci differenti al volante. L'italiano tende ad accorciare la curva, ritardando l'ingresso per poi imprimere alla macchina un movimento molto rapido nella fase di rotazione. Lo ha spiegato lui stesso parlando del proprio stile: prova a ridurre il raggio e il tempo trascorso tra frenata e fase neutra, arrivando a descrivere il gesto come un modo per "piegare la curva come un fazzoletto".

Antonelli e Russell usano diversamente volante e acceleratore

Russell ha costruito gran parte della propria carriera su input più progressivi e sulla capacità di portare velocità dentro la curva mantenendo stabile la vettura. Una caratteristica che con le monoposto a effetto suolo funzionava benissimo. Le F1 2026, meno cariche aerodinamicamente e più sensibili alla gestione delle gomme e dell'energia, invece chiedono continui adattamenti.

Il team principal della McLaren, Andrea Stella, aveva già sottolineato questa differenza proprio guardando gli onboard dei due piloti Mercedes: il diverso utilizzo del volante tra Russell e Antonelli è chiaramente visibile, così come l'effetto che lo stile può avere sulle gomme.

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Poi ci sono i piedi. E anche in quel caso, incrociando gli onboard con i dati telemetrici pubblici, è evidente una difformità nel modo in cui i due gestiscono l'acceleratore nelle varie fasi della curva. Con le nuove power unit 50% elettriche e 50% termiche, infatti, il momento in cui un pilota torna sull'acceleratore può influire su ciò che accadrà molti metri dopo. Lo stesso Kimi Antonelli ha raccontato che in alcune curve bisogna addirittura ritardare volontariamente il passaggio sull'acceleratore, accettando di perdere qualcosa nell'immediato per avere poi maggiore energia disponibile successivamente sul rettilineo.

È una tecnica controintuitiva, sulla quale Kimi ha lavorato molto al simulatore. La MGU-K delle F1 2026 può recuperare energia in frenata, in rilascio e anche in determinate condizioni di carico parziale: ogni fase della curva entra quindi nel bilancio energetico del giro.

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A Madrid questa capacità si è incrociata anche con la gestione delle gomme. Russell ha ammesso di aver portato troppo al limite gli pneumatici e di essere arrivato nella parte finale del giro con temperature troppo elevate. Antonelli invece è riuscito a conservare velocità fino all'ultimo settore e a giocarsi la pole persa per soli 11 millesimi da Norris. Il suo 30.521 nel terzo settore è stato infatti il migliore dell'intera qualifica, proprio nella porzione di pista in cui il compagno di squadra ha pagato maggiormente.

La differenza tra i due va dunque oltre un singolo comando della Mercedes. Il 20enne bolognese sta mostrando una capacità particolare nell'adattare frenata, volante e acceleratore alle esigenze della W17, anche quando ciò impone gesti che per un pilota risultano poco naturali. È lì, dentro quei pochi centimetri di movimento del volante e del pedale destro, quasi tutta la differenza che oggi Kimi Antonelli riesce a fare nei confronti di George Russell a parità di monoposto.

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