Inscalfibile. Potente e sicuro di sé. A tratti addirittura sorprendente. Chris Froome nella tappa di oggi avrebbe dovuto vedere "le streghe" – come si dice in gergo ciclistico – invece non solo non ha perso neanche un metro, ma è apparso così brillante da dare la sensazione, in almeno un caso, di poter accelerare ed attaccare. Il kenyano è un altro atleta rispetto all'anno scorso: il 9 luglio del 2014, in una tappa equivalente a quella odierna, con in più tanta pioggia e fango, è riuscito a cadere ben due volte nei primi chilometri per poi arrendersi, salire in ammiraglia e dire addio al Tour de France. Contemporaneamente Vincenzo Nibali avrebbe realizzato un vero e proprio capolavoro, attaccando ripetutamente e involandosi, in compagnia di un rivale, verso il traguardo. Il siciliano avrebbe compiuto un prodigio dimostrandosi in assoluto il più forte della Grande Boucle su tutti i terreni, persino il pavè, tradizionalmente favorevole ad atleti ben più pesanti e potenti.

A un anno di distanza Nibali ci ha riprovato. E' stato l'unico ad attaccare a 30, poi a 25, infine a 11 chilometri dal traguardo. Lo Squalo è a suo agio sulle pietre, certamente molto più dei suoi rivali diretti, ma non è riuscito a fare la differenza come avrebbe dovuto. Se avesse piovuto la situazione sarebbe stata molto diversa, ma così non è stato e il vincitore uscente del Tour, semmai, può recriminare solo nei confronti della sua squadra. L'Astana che abbiamo visto al Giro d'Italia accanto a Fabio Aru è parsa molto più forte di quella messa a disposizione di Nibali al Tour de France. Insieme al siciliano, nel finale, solo Jakob Fuglsang: inutile negare che un altro uomo avrebbe fatto molto comodo e permesso allo Squalo di impostare una strategia diversa.

In questo quadro a sorprendere sono stati anche Quintana e Contador: scalatori puri, molto più a loro agio sulle grandi montagne, sono riusciti a difendersi egregiamente. Nessuno dei due ha perso terreno nei confronti di Froome e Nibali, così che la situazione in classifica generale – tra i 4 big – non è mutata: difficile prevedere scossoni prima delle montagne o della nona tappa, una cronometro a squadre lunga 28 chilometri e molto insidiosa. Nel mezzo ci saranno frazioni di collina e pianura: Vincenzo Nibali farà bene a studiare qualcosa per provare a rosicchiare secondi preziosi ai diretti rivali. Oggi, intanto, la vittoria di tappa è andata al tedesco Tony Martin, che ha conquistato anche la maglia gialla.

Classifica di Tappa
1. Tony Martin (Ger, Etixx – Quick-Step) in 5h28'58"; 2. Degenkolb (Ger) a 3″; 3. Sagan (Slk); 4. Van Avermaet (Bel); 5. Boasson Hagen (Nor); 6. Bouhanni (Fra); 7. Guarnieri; 8. Gallopin (Fra); 9. Stybar (R.Cec.); 10. Coquard (Fra).

Classifica Generale
1. Tony Martin (Ger, Etixx – Quick-Step) in 12h40'26"; 2. Froome (Gb) a 12″; 3. Van Garderen (Usa) a 25″; 4. Gallopin (Fra) a 38″; 5. Sagan (Slk) a 39″; 6. Van Avermaet (Bel) a 40″; 7. Uran (Col) a 46″; 8. Contador (Spa) a 48″; 9. Thomas (Gb) a 1'15"; 10. Stybar (R. Cec) a 1'16"; 13 Nibali a 1'50".