“Se i francesi non vincono, è perché gli altri imbrogliano”: Bernard Hinault difende Tadej Pogacar

La leggenda del ciclismo francese, e non solo, Bernard Hinault non si è riuscito più a tacere di fronte le incessanti accuse che i suoi connazionali stanno continuando a rivolgere a Tadej Pogacar, il campione del mondo sloveno che quest'estate si appresta a vincere il suo quinto Tour de France. Un'impresa riservata a soli pochi eletti tra cui compare anche il nome di Hinault, ultimo francese a trionfare sotto la Torre Eiffel 41 anni fa, e che per molti suoi connazionali sarebbe vista quasi come un affronto inaccettabile. A tal punto che sono ritornati puntualmente i complottismi attorno a Pogacar, fatti di storie torbide tra doping e pratiche illecite per primeggiare: "Se ne facciano una ragione… Nessuno potrà impedirgli di vincere anche quest'anno…"
Hinault e la difesa di Pogacar: "I francesi dicono che perdono perché è lui a barare…"
"Se i francesi non vincono più nel ciclismo è perché ci sono gli altri che imbrogliano". La frase è di Bernard Hinault icona del ciclismo mondiale, vincitore, tra l'altro di 5 Tour de France (insieme a Merckx, Anquetil e Indurain), che si è pubblicamente lamentato di quanto stia accadendo in Francia di fronte alla oramai atavica assenza di corridori transalpini vincitori né di Grandi Classiche né dei Grandi Giri. Un digiuno che potrebbe essere spezzato dal talento emergente di Paul Seixas – che non a caso è stato spinto a soli 19 anni a correre la Grande Boucle 2026 – ma che al momento continua e che per molti è giustificato dal "malaffare" di altri atleti, accendendo la miccia del sospetto.
Hinault e il Tour de France: "Pogacar vincerà anche il prossimo, senza problemi"
Di fronte al "nuovo" Cannibale Tadej Pogacar, Hinault non si schiera con chi lo vuole indicare il primo tra coloro che imbrogliano, pur di vincere. Anzi. L'ex stella del ciclismo si schiera nettamente dall'altra parte: "Avete notato che sono sempre i francesi a lamentarsi?", ha evidenziato pubblicamente. "È strano, vero? Non sento mai gli spagnoli, gli italiani o i belgi. Siamo solo noi i lamentosi, no? Perché se non vinciamo, è perché gli altri imbrogliano". Un patriottismo al contrario, che diventa dileggio degli altri: "Chissà perché non mettiamo mai in discussione Léon Marchand. Batte ogni record! Ma anche se vive negli Stati Uniti per noi è normale, perché è francese. Questa cosa mi fa impazzire! Sempre queste accuse… Eppure al prossimo Tour se non si metterà di mezzo la sfortuna, vincerà ancora"

Mauro Gianetti, il team principal di Pogacar e gli scandali legati al doping
I sospetti su Pogacar da parte della maggioranza dell'opinione pubblica francese deriva dalla presenza nel suo staff UAE Emirates, di Mauro Gianetti, Team Principal del WorldTour emiratino che, in passato è stato coinvolto in vari casi di doping, per i quali non è mai stato condannato. Oggi, Gianetti, è una delle figure di spicco attorno ai successi di Pogacar, lo segue da vicino, è sempre presente alle gare dove lo sloveno, molto spesso, trionfa. E da quando è approdato alla UAE, nel 2017 non è mai stato più coinvolto in nessuno scandalo.
Ciò che si porta dietro di sé è un passato scomodo. Da ciclista, collassò durante il Giro di Romandia nel 1998 e fu indotto in coma farmacologico, ritrovandosi in fin di vita per il possibile abuso di perfluorocarbonio, un sostituto sintetico del sangue che aumenta la capacità di ossigenazione del sangue. Non fu mai provato nel processo successivo, così come venne scagionato ai tempi della Saunier Duval, squadra francese di cui fu dirigente. Nel 2008 i suoi corridori di punta, Riccardo Riccò e Leonardo Piepoli, risultarono positivi al CERA, una forma avanzata di EPO. L'intero team fu costretto a ritirarsi ma Gianetti dichiarò la propria totale estraneità, parlando di "scelte individuali" dei suoi corridori.