Sabato 5 giugno 1999 moriva "sportivamente" Marco Pantani. Sono trascorsi 21 anni da quell'indimenticabile sabato in cui la notizia shock dell'esclusione del "Pirata" da un Giro d'Italia che si avviava a vincere, fece il giro del mondo mettendo fine di fatto alla carriera di uno degli atleti italiani più amati di sempre. Un colpo troppo duro da digerire per un ciclista, che provò a tornare in sella alla sua bici senza però riuscire a replicare le imprese del passato, finendo nel tunnel della depressione. Un fardello troppo pesante per Pantani, che venne poi trovato senza vita in un hotel di Rimini il 14 febbraio 2004, per le conseguenze, secondo l'autopsia dell'epoca, di un’overdose di cocaina autoindotta. Una vicenda che presenta tanti punti da chiarire e che è finita al centro di un'inchiesta e di una battaglia legale portata avanti dalla mamma dell'ex campione Tonina.

5 giugno 1999, la morte sportiva di Marco Pantani. Cosa successe a Madonna di Campiglio

Marco Pantani in breve tempo era diventato uno degli sportivi italiani più amati. In tanti si erano appassionati al ciclismo per quel ragazzo romagnolo che quando si alzava sui pedali in salita diventava imprendibile. Quando il gioco si faceva duro, ecco che spuntava il "Pirata" con quel mix di fatica e forza di volontà che mandava in estasi i tifosi che ne apprezzavano anche l'estrema semplicità. L'atleta romagnolo, capace di rimettersi in sella dopo un grave incidente (era stato investito da un'auto in allenamento), aveva centrato nel 1998 l'accoppiata Giro D'Italia-Tour de France, entrando così nell'Olimpo dei più forti ciclisti di sempre. Nella stagione successiva, Pantani sembrava aver messo le premesse per un bis alla "Corsa in rosa", ipotecando il successo finale alla vigilia dell'ultima gara del trittico delle Dolomiti, congeniali alle sue doti da scalatore.

Perché Marco Pantani fu escluso dal Giro d'Italia 1999 che si apprestava a vincere

Dal trionfo, all'incubo. Poco prima della partenza della tappa in programma a Madonna di Campiglio ecco però il terremoto. Alle 10.10 di sabato 5 giugno 1999 furono resi pubblici i controlli effettuati dai medici dell’UCI su una decina di corridori d’alta classifica. I test riscontrarono in Marco Pantani valori dell’ematocrito (ovvero la percentuale di globuli rossi presenti nel sangue) troppo alti. Quasi 52% contro il 50% consentito dai regolamenti internazionali. Cosa vuol dire? Una situazione che conferma che il sangue si è arricchito di ossigeno, che garantisce più "energia" per i muscoli (una pratica che si tende spesso ad utilizzare per migliorare le prestazioni degli atleti). In questi casi però aumentano i rischi per la salute degli atleti, che dunque vengono "fermati", in attesa del ritorno dei valori alla normalità.

Le accuse di "complotto". I vertici dell'UCI sospesero immediatamente Marco Pantani per 15 giorni, con una decisione che inevitabilmente causò la sua esclusione immediata dal Giro d'Italia, e l'addio alla vittoria. Inutile evidenziare il peso mediatico dell'accaduto, con il Pirata che si ritrovò nell'occhio del ciclone, nonostante la solidarietà dei compagni: l'intera squadra della Mercatone Uno che sin da subito parlò di "complotto" si ritirò, e Paolo Savoldelli che subentrò a Pantani al primo posto della classifica, si rifiutò di vestire la maglia rosa nella tappa successiva (il Giro fu vinto poi da Ivan Gotti). Andrea Agostini, all'epoca dei fatti portavoce del Team di Pantani dichiarò che l'atleta aveva effettuato due controlli, la sera precedente e il sabato successivo, con valori di ematocrito nella norma. Una situazione confermata anche dal medico della Mercatone Uno Rempi, che evidenziò come Pantani avesse già valori base di ematocrito alto, che potevano essersi ulteriormente alzati anche a causa degli sbalzi di temperatura.

Cosa dichiarò Marco Pantani sull'esclusione dal Giro d'Italia e sulle accuse di doping

La reazione di Marco Pantani fu un mix di incredulità e rabbia. In albergo il Pirata distrusse con un pugno uno specchio e pronunciò parole profetiche: "Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile". Dopo diversi giorni di silenzio in cui si ritrovò a fare i conti con processi mediatici, e con l'accusa infamante di aver fatto ricorso al doping, Pantani decise di raccontare la sua verità in una conferenza stampa: "Sono uno dei pochi corridori al mondo senza un preparatore. Ho la coscienza a posto. Non ho niente a che fare con il doping. Io per vincere non ho bisogno del doping, ma delle salite". Queste le sue parole sul quel famigerato controllo, preludio alla sua esclusione: "Io non lo so cosa sia successo, un'ora e mezzo dopo ho fatto un altro controllo a Imola e avevo 48 di ematocrito e 16,5 di emoglobina: il rapporto era in linea. Vuol dire che qualcosa di strano è successo. Ho la coscienza a posto, la stessa cosa mi può capitare anche domani. Se io sono disidratato perché il giorno prima non ho bevuto o per qualsiasi altro motivo, l'ematocrito risulterà alto, ma l'emoglobina sarà bassa, ed è questa che serve per correre".

Le ultime gare di Pantani e la morte nel 2004. Il 5 giugno 1999 iniziò un vero e proprio tunnel per Marco Pantani che entrò in depressione e non riuscì a rimettersi in sella, ricorrendo anche alla cocaina. Nel 2000 il “pirata” tornò a gareggiare, superando non poche difficoltà. Nonostante l’impegno e l’exploit da gregario per il nuovo leader Garzelli, i risultati furono altalenanti. Nel Tour de France successivo a sprazzi si rivide il vecchio Pantani soprattutto nel duello con Lance Armstrong, anche se la Grand Boucle si concluse per lui in anticipo con il ritiro dopo una crisi. L’ultima sua grande classica è stata il Giro del 2003 chiuso con un 14° posto. Da lì in poi un inferno di alcol e depressione, conclusosi purtroppo con la morte nel febbraio 2004 avvenuta in circostanze quantomeno strane e oggetto di un’inchiesta giudiziaria e di una battaglia portata avanti da mamma Tonina, che non ha mai creduto nemmeno a quanto accaduto in quel maledetto 5 giugno.