Marco Pantani se n'è andato il 14 febbraio del 2004 ma il suo ricordo è più vivo che mai tra gli appassionati di ciclismo, e di sport più in generale. Si torna spesso a parlare del Pirata in occasione dei grandi eventi e il pensiero ricorrente va al giallo che avvolge la sua morte. Il 14 gennaio Marco avrebbe compiuto 51 anni e il dolore per la sua scomparsa è sempre più grande per la poca chiarezza intorno a ciò che è avvenuto nel residence "Le Rose" di Rimini. A parlare del suo rapporto con Pantani nelle ultime ore è stato Roberto Pregnolato, storico massaggiatore del ciclista di Cesena, che al Corriere dell'Umbria ha dichiarato: "Il mio nome sarà sempre legato alla figura di Pantani. Anche quando parlo con colleghi, giornalisti e addetti ai lavori il discorso, alla fine, scivola sempre lì. E io, che pure conservo ancora un affetto immenso per Marco, quando devo parlare di lui, non sono sempre sereno".

Ieri sera è andato in onda uno speciale di Atlantide su La7 sulla figura del campione romagnolo, durante il quale ha parlato anche la madre Tonina che sta lotta per riaprire il caso, ma sono le parole del suo ex massaggiatore sono molto più forti che in altre occasioni: "È vero che con Marco, soprattutto in certi anni, abbiamo vissuto in maniera quasi simbiotica, ma se mi chiede ‘chi l’ha ucciso?’ io una risposta non ce l’ho. Sono convinto che a Madonna di Campiglio sia stato vittima di un colossale raggiro ma, anche se ho le mie idee, non sarei mai in grado di indicare esecutori e mandanti. Per fare delle accuse ci vogliono le prove e io le prove non le ho. Molte cose, sia belle che brutte, me le porterò nella tomba. Non per codardia, ma solo per rispettare quel vincolo di amicizia che mi legava a Marco e che neppure la morte può cancellare”.

Nelle scorse ore sono state messe all’asta due bici di Marco Pantani e quella con cui lottò al Tour del 2000 è stata battuta per 66mila euro. In merito alla morte del Pirata, Pregnolato ha affermato: "Ho vissuto, anche da vicino, molti suoi momenti bui, ma l’ho visto anche reagire spesso alla grande. Un po’ come faceva in bicicletta dove potevi anche staccarlo, ma ti dovevi sempre aspettare che ritornasse a ruota. Tutti sapevamo che lottava contro un male oscuro, ma non avrei mai immaginato che Marco potesse andarsene prima di me. Quando è successo sono rimasto venti giorni quasi senza spiccicare parola”.