Spalletti su Allegri: “Chi dice che mi ha chiamato ‘pelato di m…’ è perché appartiene a una scuderia”

Immagine
Il tecnico toglie due sassolini dalle scarpe durante la conferenza: punta l’indice contro un certo modo di fare informazione. “Datemi le armi per poter essere a livello, sennò si è paragonati a questi e a quello”.

"Alle scuderie va bene dire: la Juventus deve vincere il campionato". Luciano Spalletti guarda dritto verso la platea e attacca. La vittoria contro il Napoli che gli ha salvato la panchina e dato (ancora) un senso alla stagione dei bianconeri. A lui, però, non basta. Il bersaglio non sono gli avversari ma alcuni giornalisti. Quelli che lui chiama "scuderie". Gruppi con una linea da portare avanti, che decidono cosa deve vincere la Juve e cosa devono fare le altre squadre. "Quello che gli fa piacere portare avanti e mettere in evidenza". E fissa due punti: il racconto che vuole i bianconeri obbligati a conquistare lo scudetto, le voci su un presunto gelo con Massimiliano Allegri, oltre al dissenso (anche qui presunto) con il suo vice, Marco Landucci.

Il primo affondo è sull'obiettivo. Spalletti non ci sta alla narrazione che vuole i bianconeri favoriti. Non regge, se si guardano le condizioni effettive. "Noi siamo 13". Non è una scusa, dice, è la realtà che nessuno racconta nel modo giusto a suo dire: niente ricambi, niente altra punta da buttare dentro, giocatori stanchi e altri due possibili infortuni, Cabal e McKennie, da valutare. Senza recuperi e senza allenamenti completi, spiega, non si torna in condizione.

"Datemi le armi per poter essere a livello, sennò si è paragonati a questi e a quello. Noi ora non si può essere paragonati a nessuno. C'è da reggere botta". È il messaggio che vuole arrivi, forte e chiaro, agli otto milioni di tifosi della vecchia signora. Li aveva citati alla vigilia della gara coi partenopei, ricordando quanto (anche) questa passione sia forte elemento di pressione. E torna sul concetto adesso che ha evitato l'esonero. Una cosa, però, ci tiene a dirla: il malato, la sua Juve, è in piena convalescenza. Tradotto: prima di parlare di scudetto, guardate quanti siamo e come siamo messi. E se non rientra nessuno, avverte, la Juve resta "dentro queste partite non di livello". 

Immagine

L'abbraccio con Allegri e il retroscena del "pelato" costituiscono la seconda parte del suo sfogo. E qui la questione è personale: Spalletti ha voluto chiudere, una volta e per tutte, la storia del rapporto teso con l'allenatore toscano e con il suo collaboratore. "Con Allegri ci parliamo, altroché. Massimiliano l'ho abbracciato a fine partita perché ci siamo incontrati e ci siamo salutati. Per me è un piacere, come sempre, perché non è vero che io con lui non parlo e che ci stiamo antipatici. C'abbiamo degli amici in comune. Lui è stato è stato due giorni interi a casa mia in campagna, perché anche a lui piace la campagna"

Racconta dei viaggi in treno insieme a lui e a Landucci, degli amici in comune, dei due giorni che ha passato nella sua casa in campagna. E su quella frase: "Però si vuol scrivere che lui ha detto pelato di merda in una partita così". Per Spalletti è l'esempio perfetto di come funziona il meccanismo e lo ripete: "Dipende a che scuderia appartieni e a cosa ti fa piacere mettere in evidenza. Perché tu appartieni a una scuderia". Per lui è tutto lì. Non conta la verità, ma come viene raccontata.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views