Luciano Spalletti e Fabio Pisacane sono stati espulsi al termine di Cagliari–Juventus dopo un confronto muso a muso. Poi il tecnico bianconero va in tv e dice: "Non è successo nulla. A voi piacciono questi casini". È in questa distanza tra i fatti e il racconto che nasce la supercazzola: fa sembrare piccolo quel che lui ha contribuito a ingigantire davanti a tutti perché perde il controllo.
E fa sorridere ripensare alle parole pronunciate in conferenza quando si presentò a Torino: "Non faccio slogan perché non mi piacciono. Bisogna lasciare che a parlare sia il rumore del pallone che scorre sull'erba". Un anno dopo, dopo il posticipo di campionato coi sardi, quel pallone smette di rotolare e lui comincia a spiegare. Stringe la mano al collega e lancia: "Siete bravi, giocate bene… anche a perdere tempo". L'altro gli blocca il braccio: "Quale tempo? Quale tempo?". La tensione sale, dalle immagini DAZN si legge un labiale che suona come: "Tu cosa fai! Ti do uno schiaffo". Intervengono gli staff, Marcenaro rifila il cartellino rosso a entrambi.
Pisacane si assume la responsabilità della "mass confrontation". Spalletti mostra stupore, in campo col direttore di gara e poi ai microfoni. Ma se davvero non è successo nulla o si tratta di cose di poco conto perché si è arrivati al rosso? Non è una banalità, è il nervoso di una Juve sesta a 11 punti che ha strappato il pareggio (1-1) all'81' con Kolo Muani contro un Cagliari quarto a 13. Che si difende senza rinunciare a giocare, con una rosa da 141,85 milioni contro i 613,60 milioni dei bianconeri e un monte ingaggi da 30,75 milioni di euro contro 145,52 milioni (il secondo più alto in Serie A, dopo l'Inter). E non è un episodio isolato, ma un meccanismo.
Gennaio 2023, Napoli-Juventus 5-1. Massimiliano Allegri abbandona il Maradona amareggiato, Spalletti lo rincorre per la stretta di mano davanti alle telecamere. Gesto virale la sensazione di ostentazione eccessiva. Poi la spiegazione: "Mi dava fastidio che potesse andarsene senza salutarmi, per me dovevamo salutarci come ho sempre fatto. Per me c'eravamo io e lui che dovevamo salutarci come ho sempre fatto, anche quando ho perso".
Gennaio 2026, Juventus-Napoli. Spalletti definisce il Napoli "ex campioni d'Italia" poi corregge il tiro in un video parlando dei "migliori di tutti". Ma il sassolino nello stagno è stato lanciato… Antonio Conte non se la tiene: "Se ci ha definito ex campioni d'Italia è un'uscita infelice perché abbiamo ancora lo scudetto sul petto, ci vuole rispetto". E Spalletti chiosa: "Pensavo fosse intelligenza artificiale… spererei che in Champions si abbiano dei temi diversi, dei temi da Champions". Nessun cartellino rosso, ma stessa dinamica: la frase resta, arriva una seconda versione che ne cambia il peso.
Aprile 2023, la lite con Paolo Maldini durante l'intervallo di Napoli-Milan. I rossoneri dettero una sonora lezione (4-0) ai partenopei che poi avrebbero vinto lo scudetto. Spalletti ha un faccia a faccia con l'ex dirigente rossonero. "Reagisco così perché mi prende per il culo davanti a loro!". Maldini: "Sei nervoso perché hai vinto troppo in campionato mister? Cos'è sta roba?". A mettere il cappello sulla vicenda, però, non è il tecnico: "Cose di campo antipatiche che vengono ingigantite dalla presenza delle telecamere". E Maldini lo gela: "Non voglio parlare di questa cosa. L'ha già fatto lui e, per quelli che sono i miei giusti, l'ha fatto anche parlando troppo".
È un déjà vu: quando il pallone smette di rotolare, Spalletti inizia a spiegare. E spesso la spiegazione diventa un altro caso "perché non è successo niente".