Simone Moschin, calciatore in Lituania: “L’Italia non mi manca. A Vilnius il livello della vita è alto“

Lasciare l'Italia per ricominciare da capo. È la scelta fatta da Simone Moschin, portiere cresciuto in Serie C, che negli ultimi anni ha deciso di costruire la propria carriera all'estero tra Malta, Kosovo e Lituania. Nell'intervista rilasciata a Fanpage.it, il 30enne trevigiano racconta le difficoltà vissute nel calcio italiano, la sensazione di sentirsi "bloccato" nonostante l'esperienza accumulata e il coraggio di partire quando in pochi avrebbero scommesso su di lui. Un percorso che gli ha restituito entusiasmo, continuità e nuove prospettive, non solo sportive ma anche personali. "A livello generale non mi manca l'Italia, mi manca la mia famiglia, la mia ragazza. Ma io sto bene qua, a me mancherà la Lituania quando tornerò in Italia".
Moschin parla senza filtri: dalla vita a Vilnius agli stipendi nei campionati stranieri, fino alla percezione che c'è degli italiani all'estero ("se devono fare accordi con un ucraino e un tedesco è un conto, con un italiano devono fidarsi…"). Chievo, Pisa, Fermana, Carrarese, Robur Siena, Pro Vercelli le squadre di cui ha indossato la maglia sul suolo patrio poi la carriera ha preso direzioni differenti. Nel racconto c'è spazio anche per i momenti difficili vissuti da svincolato e per il futuro dopo il calcio, con il desiderio di restare nel mondo sportivo anche a carriera conclusa o, magari, di "mettermi a fare il tour operator perché la Lituania la conosco bene".
Cosa l'ha spinta ad andare a giocare all'estero?
"È stata una scelta maturata lentamente. In Italia sentivo di essere arrivato a un punto morto: avevo 26 anni, ero già da tempo nel giro della Serie C e per un portiere non è facile trovare continuità. Ho sempre avuto il desiderio di fare un'esperienza fuori e, quando è arrivata la proposta da Malta nel gennaio 2023, ho deciso di partire. Da lì poi sono arrivate altre opportunità tra Kosovo e Lituania".

Com'è nata concretamente la scelta?
"La scelta iniziale mia è stata di 3 anni fa, gennaio 2023: sono andato fuori dall'Italia per la prima volta perché ero rimasto svincolato dopo una retrocessione. Giocavo in Serie C, avevo 27 anni e con il discorso degli under nel mio ruolo c'è un po' di difficoltà adesso. Mi sono trovato svincolato e non arrivava niente di interessante da agosto a gennaio, a parte qualche proposta dalla Serie D dove io non volevo andare perché non volevo scendere in categoria, e poi avevo sempre avuto il desiderio di provare ad andare all'estero".
Il suo percorso è iniziato da?
"Tramite un'agenzia che lavora principalmente all'estero ho saputo che c'era la possibilità di andare a Malta. All'inizio non pensavo che accettassi perché Malta non è visto come l'arrivo del calcio… è una tappa che se tornassi indietro cancellerei quasi, perché non è un livello a cui sono abituato. Però è stata una porta che mi ha aperto altri paesi in Europa ed è stato come un modo per cominciare ad uscire".
Le persone più vicine a lei come hanno reagito?
"Non mi lascio influenzare dalle opinioni altrui ma seguo quello che penso sia giusto per me. È importante che la mia fidanzata e la mia famiglia siano con me in questa scelta che ho fatto e basta. Parlando con i miei compagni durante gli anni ho ricevuto tantissime richieste del tipo: ma come hai fatto? Posso provare anch'io? Dico che non è per tutti, perché in Italia si sta bene ma fuori devi adattarti a tante cose".
È stato difficile integrarsi e come calciatore e come persona in ambienti che hanno una cultura diversa?
"Per quanto riguarda il calcio, posso dire che alle persone con le quali ho lavorato e lavoro non interessa da dove vieni ma solo che fai bene quel che devi e giochi bene. Come atleta vieni giudicato alla stessa maniera di tutti".

E come persona?
"Noi italiani siamo molto apprezzati all'estero per le bellezze del nostro Paese, per il cibo, la storia e la cultura, il nostro patrimonio…".
Ma?
"Per le robe serie devi guadagnarti la fiducia. Magari se devono fare accordi con un ucraino o con un tedesco sono presi un po' più seriamente. Un italiano ha bisogno di farsi conoscere bene".
Dal punto di vista economico l'esperienza all'estero l'ha soddisfatta?
"Non ho mai avuto problemi economici, in serie C ho sempre avuto buoni contratti, contratti anche abbastanza alti, per la categoria e per un portiere che gioca in quella categoria. Anche qui, bene o male sei su quelle cifre".
Com'è la vita a Vilnius?
"Molto tranquilla e organizzata. Chiaramente, c'è l'inverno un po' più lungo, un po' più rigido sicuramente, però poi dopo ci stai veramente bene. Vilnius è una città pulita, sicura e vivibile. Il livello è alto, penso che negli anni i Paesi Baltici cresceranno ancora. E rispetto all'Italia i costi sono abbastanza simili".
Per esempio?
"I prezzi sono ancora stabili, nel senso che un appartamento nella capitale piccolo può costarti 600 euro al mese con le spese. Se vuoi il bicamere paghi 8-900 euro. È un po' come essere a Padova, magari qualcosa di meno, però sei in una capitale europea che non costa come una capitale ma una normale città italiana".
Le manca l'Italia?
"A livello generale non mi manca l'Italia. Mi manca la mia famiglia, la mia ragazza… ma io sto bene qua. A me mancherà la Lituania quando tornerò in Italia".

Magari resta a vivere in Lituania facendo un altro lavoro.
"Chissà… qua potrei far il tour operator perché conosco tutti i posti. Intanto, non sono così vecchio e posso ancora continuare a giocare".
Oggi prenderebbe la stessa decisione maturata tre anni fa oppure avrebbe qualche remora?
"Assolutamente sì, la rifarei. Anche prima di subito… In Italia sentivo di aver perso del tempo, mentre all'estero ho ritrovato motivazioni e voglia di crescere. Per me è stata una specie di rinascita".
Consiglierebbe a un giovane calciatore italiano che non trova spazio di stringere i denti, fare i bagagli e andare all'estero?
"Sì, sicuramente sì ma dipende anche che profilo hai. Se devi andare all'estero per andare a giocare nella Serie B di Malta o di Montenegro no. Ti dico: stai a casa che risparmi tempo e soldi. Se devi andare a giocare nelle Serie A di questi paesi che hanno comunque un livello accettabile di campionato e prospettive, allora dico: sì, vai pure. Lo consiglio a un ragazzo che si è trovato nella mia stessa situazione: non ha voglia di scendere di categoria, ma vuole provare un'altra esperienza, cercare qualcosa di più oltre a quanto fatto in Italia".