Un sì alla riduzione del numero dei tamponi, per agevolare le squadre nella gestione della profilassi da parte delle squadre di calcio. Un no deciso all'apertura degli stadi al pubblico con una capienza del 25%. L'ultima decisione del Comitato Tecnico Scientifico frena, a ragion veduta, l'attesa per il ritorno dei tifosi sulle gradinate. Non i mille spettatori, ai quali anche attualmente viene consentito l'accesso su invito, ma un flusso di persone notevolmente superiore che comporta rischi maggiori considerata la situazione contingente dell'emergenza coronavirus nel Paese.

Al riguardo – si legge nella nota ufficiale del Cts -, per quanto riguarda la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus – anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo – il CTS ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome.

Resta, comunque, imprescindibile assicurare – per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore – la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine. Qualora l’evento non possa garantire le citate misure di prevenzione, i numeri indicati nel DPCM dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori e posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti.

Il CTS, pur comprendendo le aspettative di un ritorno graduale degli spettatori alla fruizione in presenza degli eventi sportivi, ritiene che la proposta operata dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome potrà essere riconsiderata sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione.

Le stime ufficiali di questi giorni hanno ribadito che il Covid-19 c'è e la diffusione dei contagi è tornata su livelli di guardia preoccupanti, al punto da temere una seconda ondata dell'epidemia nei prossimi mesi. "Riaprire gli stadi adesso è da irresponsabili – ha ammesso nei giorni scorsi Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all'Università di Padova -. Quando sento che gli stadi vanno riaperti perché il comparto muove un sacco di soldi penso che se poi andiamo verso una maggiore diffusione del virus la situazione potrebbe addirittura precipitare".

Ecco perché, al netto del tragico esempio di Atalanta-Valencia giocata al Meazza di San Siro (la gara di Champions che venne definita una bomba microbiologica, come sottolineato di recente da Walter Ricciardi, medico, professore e consigliere del ministro della Salute), a prevalere è la massima cautela oltre alla necessità di riservare priorità ad altri settori della vita pubblica (a cominciare dalla scuola). "La scuola è una priorità assoluta – sono le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza -. Serve tempo per capire la reazione che c’è stata nel Paese da un punto di vista epidemiologico con la riapertura. La misureremo, e poi valuteremo passo dopo passo".