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Sandro Piccinini svela le regole di Silvio Berlusconi: “Mi chiamò per la camicia: Un centimetro, lo faccia misurare”

Sandro Piccinini racconta come Silvio Berlusconi, suo editore a Mediaset, avesse delle regole ben precise da seguire davanti alle telecamere, come quella del “centimetro” della camicia.
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Sandro Piccinini è uno dei veterani delle telecronache calcistiche italiane. Il 68enne giornalista romano, oggi voce della Champions League per Prime Video, ha legato la sua carriera soprattutto a Mediaset. Piccinini entrò nel gruppo di Silvio Berlusconi nel 1987, quando ancora la parte televisiva era conglobata in Fininvest. Nel 1993 il gruppo venne riorganizzato e prese ufficialmente il nome Mediaset, dove Sandro è rimasto fino al luglio 2018, commentando come ultimo atto la finale dei Mondiali in Russia. Piccinini ebbe modo di conoscere fin da subito le ‘regole' che Berlusconi chiedeva di seguire a chi doveva comparire in video, nella maniera stilosa che per lui era imprescindibile: emblematica la telefonata ricevuta per dirgli di misurare il centimetro preciso del polsino della camicia che doveva fuoruscire dalla manica della giacca.

Sandro Piccinini ricorda la telefonata di Silvio Berlusconi: "Senta, ma lei usa le camicie a maniche corte?"

"Prima che entrasse in politica era molto presente – racconta il giornalista romano al podcast ‘BSMT' di Gianluca Gazzoli – Qui per esempio, adesso lui avrebbe già telefonato, perché vedi questa camicia? Esce troppo… deve essere un centimetro. Invece al contrario, quando conducevo un telegiornale, non usciva proprio, non si vedeva, e mi telefonò subito dopo. Disse: ‘Senta Piccinini, ma lei usa le camicie a maniche corte?', ‘No, Dottore', ‘Allora faccia vedere il polsino, perché camicie a maniche corte non si può… non si può vedere la giacca senza, è brutto'. Aveva perfettamente ragione… qui un centimetro. E disse: ‘Lo misuri prima e faccia fissare dalla sarta la camicia dove deve essere'".

Sandro Piccinini indica il polsino della camicia nella chiacchierata con Gianluca Gazzoli
Sandro Piccinini indica il polsino della camicia nella chiacchierata con Gianluca Gazzoli

Piccinini spiega come reagiva in quelle circostanze: "Mi preoccupavo, ci rimanevo male, perché era una critica. In realtà era una forma di attenzione fondamentale, anche perché 99 volte su 100 le prendeva tutte sulla televisione. Aveva un gusto naturale, un istinto: capiva subito quello che funzionava e quello che non funzionava. Scenografie, luci, profondità di uno studio, distanza da un ospite, quanto deve durare una domanda… era fenomenale. È stata una bella scuola perché sapevi che c'era attenzione. Oggi spesso i telecronisti commettono degli errori, ma nessuno glieli fa notare. Adesso non vorrei attirarmi l'antipatia dei direttori, però manca spesso un riferimento. Il riscontro è fondamentale. Lì era addirittura il riscontro dell'editore".

Berlusconi poi aveva attenzione anche per il look dei volti maschili delle sue TV: "Barba non amava, i baffi soprattutto non amava, ma non ha mai imposto niente… però si capiva. Spesso lui non interveniva direttamente, però faceva arrivare: ‘Il Dottore non ha non ha gradito, non apprezza…'".

Piccinini ha capito quanto gli sia stato utile ricevere quei ‘consigli', anche se al momento gli potevano apparire sgraditi: "In questo mestiere, soprattutto all'inizio, non avevo qualcuno che mi dicesse come fare. Io dico sempre ai giovani, la fortuna che dovete sperare di avere è incontrare qualcuno che vi dica quello che non va, non quello che va. Se piaci o non piaci se ne accorge il pubblico, te lo dice, te lo fa capire. È quello che non va che devi correggere finché puoi e finché hai voglia di imparare. Secondo me, si impara sempre. Se facessi una telecronaca domani, ancora Berlusconi troverebbe qualcosa che non va bene…".

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