Una delle novità televisive più importanti delle ultime settimane, è stata certamente il ritorno in onda di Sandro Piccinini: voce e volto storico del calcio in Italia. L'ex conduttore di ‘Controcampo", è infatti diventato uno degli opinionisti di ‘Sky Calcio Club': il programma condotto da Fabio Caressa in onda la domenica sera. A pochi giorni dal ritorno della Champions e dell'Europa League, competizioni che i tifosi potranno seguire proprio sui canali della pay tv, Piccinini ha parlato in esclusiva a Fanpage del suo ritorno e dei temi attuali del nostro campionato.

"Quella offerta da Sky era un'occasione imperdibile per me – ha spiegato il 62enne giornalista romano -. È una sfida nuova ed è anche una scommessa in questo nuovo ruolo. lavoro in un ambito di qualità, con un conduttore come Fabio Caressa che conosco bene e che ha cominciato con me a Tele Roma 56. Ci sono tutti i presupposti per fare un'esperienza interessante. La proposta di Federico Ferri, direttore di Sky Sport, era troppo allettante. Ho vinto la mia pigrizia e ho accettato molto volentieri. Le telecronache sono invece un altro discorso perché non dipende da me. Il mercato è abbastanza chiuso in questo momento, in attesa del prossimo triennio quando magari la situazione del panorama dei diritti TV cambierà e magari potrebbero esserci anche nuove occasioni. Non ho detto addio alle telecronache, è che in questo momento non ci sono le possibilità. A Sky hanno bisogno di tutto meno che di telecronisti, perché ne hanno tanti e tutti molto bravi".

Come sta procedendo l'adattamento in questa nuova squadra?

"L'intesa è buona, dopo tre puntate anche belle intense a livello di contenuti. C'è stato l'inizio del campionato, il caso Suarez e quello legato a Juve-Napoli. Mi pare che si sia subito creata una bella alchimia, ma per me è stato facile perché già conoscevo tutti molto bene. Di Canio ha cominciato con me a ‘Controcampo', Bergomi, Marchegiani, Costacurta, tutta gente che conosco benissimo. Si trattava solo di prendere le misure a livello di tempi. Ero abituato a condurre e a curare i programmi, qui faccio l'ospite e sono io che devo adeguarmi alle esigenze della squadra. Però è una bella sfida anche questa e mi intriga molto".

I telespettatori sono rimasti colpiti dai tuoi interventi diretti e ficcanti.

"Il mio stile è quello, e credo che Sky volendo inserire un giornalista come me all'interno della trasmissione volesse proprio un punto di vista diverso. Anch'io, quando curavo ‘Controcampo', mi preoccupavo di evitate di portare in studio dei ‘doppioni'. L'importante, secondo me, è stata dunque la scelta di variare un po' lo schema e di inserire una figura diversa. Credo che l'intenzione del direttore fosse proprio quella".

Cosa ne pensi del caso Juventus-Napoli?

"Il 3-0 a tavolino era scontato, perché il giudice ha seguito l'ordinamento sportivo che è frutto di quel famoso protocollo sottoscritto a giugno. Il Napoli non si è presentato e ha avuto la sconfitta col punto di penalizzazione. Detto questo sappiamo tutti che il Napoli farà ricorso, perché si appella alla decisione della ASL che dovrebbe andare al di là di quel protocollo, perché in fatto di salute pubblica l'ultima parola spetta alle regioni e alle ASL. Quindi secondo me ci sono buone probabilità che il ricorso venga accolto. A quel punto rimane il nodo da sciogliere tra il protocollo firmato dal governo e il comportamento delle varie ASL che nel corso della stagione potrebbero smentire quel protocollo. Potrebbero ripresentarsi in futuro situazioni simili, e forse è una vicenda che andrebbe chiarita a livello politico".

Con i casi di contagio in aumento, secondo te riusciremo a finire il campionato?

"È la domanda dalle cento pistole. Il protocollo secondo me è valido e prova a tenere in piedi il campionato, però siamo al limite nel senso che ci sono tante situazioni che andrebbero discusse, come ad esempio il discorso di chi ha 10 contagiati e può chiedere il rinvio una sola volta, come se la malattia fosse una colpa. E se dopo continua ad avere lo stesso numero di contagiati? Cosa fa comincia a perdere le partite a tavolino e retrocede? Ci sono tante cose da rivedere. Il protocollo che prova a garantire la salute dei giocatori, e il contenimento dell'eventuale contagio, mi sembra ragionevole però non è la famosa bolla dalla NBA. Nel calcio è diverso ed è difficile tenere tutto sotto controllo. Bisogna fare i conti col fatto che questa stagione, se si riuscirà a portarla a termine, sarà una specie di roulette, e sarà un discorso molto legato anche alla fortuna. Speriamo che i numeri non diventino clamorosi, perché in quel caso sarebbe difficile portarla avanti".

Come vedi le italiane nelle coppe?

"Dal punto di vista del potenziale mi pare che Inter, Juventus e Atalanta possono fare molto bene. Mi pare che anche il sorteggio non sia stato tremendo. Però tutto può cambiare nel giro di due mesi, quindi è veramente impossibile fare pronostici e questo vale anche per le squadre straniere. Non vedo tra l'altro squadroni clamorosi, al di là del Bayern Monaco, non ne vedo. Anche lì mi dipenderà molto dalla fortuna, in genere per vincere la Champions c'è sempre bisogno di una buona dose di fortuna. Quest'anno bisognerà moltiplicare quel fattore per 10, perché dipenderà da tantissime variabili. In Europa League invece dipenderà molto anche da quanto ci credono. È una competizione che se la prendi sul serio ti può dare grandi soddisfazioni, ma è dura e potrebbe costringerti a pagare un prezzo salato in campionato. Secondo me il Napoli è l'unica attrezzata come rosa anche per andare avanti su più fronti. Milan e Roma, in questo momento, farebbero bene a concentrarsi molto sul campionato".