La Serie A deve tornare in campo per motivi economici: se non gioca, rischia il collasso per l'esposizione debitoria. Quando e se avverrà tutto sarà fatto in sicurezza e all'insegna della massima prudenza. È questo il concetto espresso dal ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, nel corso dell'informativa alla Camera: è consapevole che l'azienda calcio alimenta interessi, fatturato e opportunità di lavoro ma è altrettanto determinato – tenendo conto della linea ribadita dal Comitato tecnico/scientifico nella valutazione del protocollo presentato, poi corretto, della Figc – a far rispettare le misure di contenimento a tutela della salute pubblica. E c'è un passaggio del discorso in Parlamento che rimarca i contorni della questione.

Perché se una cassiera risulta positiva non chiude il supermercato, a differenza del calcio? Nel supermercato è possibile mantenere distanziamenti – ha ammesso Vincenzo Spadafora -. Il calcio, invece, è per sua natura uno sport nel quale questa cosa non è possibile. I calciatori devono marcarsi e assembrarsi in area di rigore. Per questo nasce l'auto-isolamento per tutti.

Nessuna deroga alle leggi che valgono per tutti gli italiani. Nessuno sconto né privilegio all mondo del calcio per il quale il Governo – con l'ausilio delle deduzioni della Commissione di specialisti – ha previsto un percorso obbligato: in caso di positività al Covid-19 di un solo calciatore va in quarantena tutta la squadra. Non ci saranno eccezioni al riguardo. Il 18 maggio le squadre torneranno nei centri sportivi per allenamenti collettivi poi servirà avere pazienza almeno fino alla decisione del presidente, Giuseppe Conte.

Sulla riapertura del campionato – se riprenderà – è perché arriveremo a una successione ordinata di protocolli che garantiranno la sicurezza per tutto e tutti – ha aggiunto Spadafora -. Non era possibile in nessun modo riaprire prima per spinte strumentali. Sono consapevole della passione intorno al calcio e dell’importanza del settore. L'idea di terminare la Serie A nasce da indiscutibili ragioni economiche, perché gli incassi che arrivano dai diritti tv sono fondamentali per la sopravvivenza di club fortemente indebitati.