Perché l’ambulanza che poteva salvare Jesus de Miguel è rimasta fuori dallo stadio? I dubbi sui soccorsi
Jesus de Miguel è morto alle 8 del mattino del 3 novembre, in terapia intensiva all'ospedale La Candelaria. Vi era arrivato in condizioni stabili ma gravi, dopo un arresto cardio-respiratorio in campo provocato da violento trauma da impatto con il portiere Owono. Il cuore era ripartito con la rianimazione cardio-polmonare, in ambulanza. Il veicolo che non è mai entrato in campo. Parte proprio da qui l'indagine aperta dalla Polizia Nazionale: il fascicolo è sul tavolo degli inquirenti, ricostruire cosa è successo in quei momenti drammatici è fondamentale per dare risposta all'unica domanda che tutti si fanno. Il calciatore poteva essere salvato?
L'indagine non è sullo scontro con Owono
L'inchiesta non verte solo sullo scontro con l'estremo difensore (e su cosa rischia a livello penale), ma su quello che è successo dopo l'impatto e sui tempi dell'intervento. C'è qualcosa che non convince nella catena dei soccorsi e, in particolare, nella gestione del trasporto: perché il mezzo è rimasto all'esterno dello stadio? perché non è stato usato un DAE (Defibrillatore Automatico Esterno)? perché la barella su cui era stato sistemato il calciatore l'hanno portata i giocatori? Il protocollo previsto per situazioni del genere è stato pienamente rispettato? Dopo il momento del dolore e del cordoglio adesso subentra la necessità legale di fare chiarezza su una serie di punti ancora oscuri.
Perché l'ambulanza è rimasta all'esterno dello stadio
All'Heliodoro Rodriguez l'ambulanza può entrare dalla tribuna San Sebastian. È l'unico punto che collega la strada direttamente al campo. La procedura prevede l'ingresso solo se il personale medico dichiara la necessità di una immobilizzazione assoluta del paziente. Perché per De Miguel non è stata attivata? Se venisse confermato che un uomo è rimasto per venti minuti in fibrillazione ventricolare all'interno di uno stadio (è l'ipotesi avanzata dal quotidiano spagnolo El Mundo) senza ricevere assistenza o defibrillazione, la vicenda assumerebbe ben altri contorni dal punto di vista giudiziario.

La barella portata dai calciatori
C'è un'immagine che pure ha colpito. I giocatori di Tenerife e Andorra che portano De Miguel fuori dal campo. La barella della Croce Rossa che esce dal campo con il loro aiuto. Con Gomis in mezzo a guidare l'operazione. La questione non è dare la colpa agli assistenti sanitari. È capire se il personale presente aveva i mezzi e le condizioni per intervenire in modo rapido. In un arresto cardiaco, la tempestività conta. Conta la rianimazione. Conta l'eventuale defibrillazione. Per questo la sequenza degli interventi e i tempi del trasporto diventano essenziali. Ora bisogna capire cosa è successo tra lo scontro con Owono e l'arrivo in ospedale. Nei minuti in cui De Miguel aveva ancora bisogno di essere salvato, se ogni intervento possibile è stato fatto.