Cosa rischia Owono dopo la morte de Miguel, l’avvocato Pezzano: “Nello sport esiste il rischio accettato”
La morte di Jesus de Miguel, avvenuta a seguito del violento scontro di gioco con il portiere Owono, ha scosso profondamente il mondo del calcio e riacceso un dibattito tanto delicato quanto complesso: dove finisce l’agonismo e dove comincia la responsabilità penale? Lo scontro di gioco fatale ha portato alla luce la sottile linea che separa l'agonismo, il rischio insito in ogni disciplina e il confine del diritto penale. A Fanpage.it l'avvocato Gabriele Pezzano ha spiegato come si affrontano casi di questa portata in giurisprudenza, tracciando il perimetro del rischio consentito nel mondo dello sport.
Un calciatore può essere penalmente responsabile della morte di un avversario durante una partita?
"Per quanto riguarda la giurisprudenza italiana distinguiamo tre situazioni diverse. La prima è il fatto che avviene durante un'azione sportiva, nell'ambito delle regole del gioco, con una sanzione sportiva come può essere un cartellino. L'altro estremo è quando l'evento sportivo è solamente l'occasione in cui si realizza un'aggressione o una violenza. Lì l'evento sportivo è solamente l'occasione e quindi è prevista una responsabilità penale perché non ha nulla a che fare con lo sport. Se mi prende a pugni nel tunnel, quello è un reato. Poi c'è una posizione mediana: è quando nell'ambito di un'azione di gioco avviene qualcosa di pericoloso. In questo caso si opererà una valutazione in concreto"
Che cosa avviene in questo caso?
"Quando io accetto di partecipare ad una competizione sportiva, accetto anche il rischio collegato a quella competizione. Ovviamente se io accetto di partecipare alla box, accetto un determinato tipo di rischio, se io accetto di partecipare al pattinaggio artistico, ne accetto uno ben diverso. Esiste una parte di rischio accettato dal partecipante e invece una parte che invece non lo è. Per rispondere anche alla domanda precedente, la responsabilità penale ci può essere solamente qualora la valutazione concreta rispetto a quel fatto conduca a ritenere che sia un atto violento, estraneo alle regole del gioco".
Esiste una soglia oltre la quale un intervento di gioco diventa un reato?
"Ovviamente non c'è una soglia predefinita. In questo caso gli accertamenti saranno estesi. Il penale ci sta nel momento in cui si è fuori dalle regole del gioco: ad esempio, a pallone lontano tiro un calcio a un avversario, gli faccio una lesione, ne rispondo".
Nel valutare la condotta di Owono, quali elementi bisognerebbe analizzare? Per esempio, quanto contano la posizione dell'attaccante, la possibilità del portiere di vederlo arrivare, la velocità e le modalità dell'intervento?
"Anche in questo caso non c'è una codificazione di cosa guardare, sarà il giudice a doverlo fare nel concreto. In giurisprudenza saranno valutati diversi elementi come la posizione dei giocatori, la fase dell'azione, la distanza e la raggiungibilità del pallone. Un altro tema è quello della velocità, sicuramente anche il livello della competizione è uno degli elementi che viene valutato, perché più è alto il livello più ci si attende attenzione da parte dei giocatori".
Quanto è difficile dimostrare che la morte sia conseguenza diretta dell'intervento? Quali accertamenti medico-legali e perizie sarebbero necessari per stabilire il nesso causale?
"È estremamente complesso, tanto che in questa fase non è proprio possibile fare nessun tipo di previsione. Penso e immagino che verranno disposti gli accertamenti medico legali prima di tutto, anche per capire se l'evento morte sia stato immediato, sia stata un'immediata conseguenza dell'impatto o magari se che l'impatto abbia determinato chissà quali conseguenze sul fisico del giocatore che aveva già una patologia o via dicendo. Quindi già solo dal punto di vista medico, immagini la complessità del definire il rapporto causale rispetto a questo intervento. E poi, oltre a questo, ci sono tutte le valutazioni che abbiamo detto prima. È un certamente estremamente complesso per cui sicuramente ci vorrà molto tempo".

Quando vediamo accadere qualcosa in campo pensiamo sempre alle conseguenze sul piano sportivo. Ma è lecito pensare che ogni episodio, come una rissa o un'aggressione, possa avere anche conseguenze penali?
"La risposta a questo sta nelle nella prima parte del discorso che abbiamo fatto, cioè quando l'attività sportiva è una mera occasione per fare del male a un avversario, a un compagno o a un arbitro, allora ci sta una responsabilità penale. Non è quello che prevede l'ordinamento invece che ogni azione azione violenta che può determinare delle lesioni comporti anche una responsabilità penale, perché altrimenti nessuno giocherebbe più a nessun sport. Immagini per esempio gli sport di combattimento: se dicessimo che ogni volta che uno prende pugni rischia il penale, nessuno farebbe più pugilato, judo, lotta e karate. Quindi il discrimine è importante che ci sia".