Ammutinamento. L'anno scorso destò scalpore quanto accaduto a Napoli, con i calciatori che si rifiutarono di andare in ritiro sollevandosi contro la decisione del club. Quanto accaduto a Trigoria è un déjà vu: questa volta i protagonisti della protesta sono stati i giocatori della Roma a margine di una settimana durissima sotto il profilo dei risultati e del nervosismo in particolare per la brutta figura fatta contro lo Spezia in Coppa Italia. Hanno pesato sconfitta ed eliminazione, più ancora quel pasticcio in occasione del cambio (il sesto, irregolare da regolamento) che ha provocato l'ennesimo corto circuito. L'ira funesta del club s'è abbattuta sul team manager, Gombar, e Manolo Zubiria (Global Sport Office), ma ha risparmiato – per adesso – il tecnico Paulo Fonseca. La sua posizione resta in bilico, salvato dalla squadra e dall'opera di mediazione del neo dirigente, Tiago Pinto. Ma le voci dei possibili sostituti (Allegri in particolare, oltre Sarri, Spalletti e Mazzarri o Jardim) si fanno insistenti.

La discussione a Trigoria tra tecnico e squadra

Non era solo un confronto. Così era stato definito nella giornata di ieri quel dirsi tutto nel chiuso dello spogliatoio per uscire dalla crisi ma c'era dell'altro. E il licenziamento del giovane team manager (28 anni) è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, lasciando che tracimasse ogni cosa: insofferenze reciproche mai sanate, gestione dei rapporti difficile anche a causa di figure dirigenziali adeguate, attriti e scompensi che inevitabilmente si verificano a ogni passaggio di consegne in società con la ridefinizione degli assetti.

La minaccia di non allenarsi (poi rientrata)

Ecco perché, in un pomeriggio furibondo (come raccontato dal Corriere dello Sport), i calciatori erano intenzionati perfino a non andare in campo per allenarsi salvo cambiare idea ed essere regolarmente presenti nel pomeriggio. Non gradivano che a pagare per tutti fossero Gombar ( di cui hanno chiesto il reintegro) e Zubiria, non ritenuti dalla squadra i veri responsabili di quanto accaduto con lo Spezia e più in generale della mancanza di raccordo con il club attraverso una figura specifica che al momento non c'è considerate le nuove mansioni assegnate a Fienga, la necessità da parte del neo manager Pinto di ambientarsi a Trigoria.

Dzeko e Fonseca, ceravamo tanto a(r)mati

Manca ancora un tassello per spiegare cosa c'è dietro la ribellione dei giocatori: il malumore nei confronti dell'allenatore da parte di un calciatore in particolare, Edin Dzeko. Il rapporto s'è logorato fino a strapparsi ad agosto scorso, in occasione dell'eliminazione contro il Siviglia in Europa League. E contro lo Spezia l'insofferenza del bosniaco non è sfuggita a chi era presente in campo, alle telecamere che hanno registrato labiale, gesti eloquenti nei confronti della panchina per quanto stava accadendo. Un'insofferenza reciproca considerata anche la volontà del tecnico di avere Milik in attacco al suo posto, operazione naufragata nell'estate scorsa.

Fiducia nel tenico ai minimi termini

Tutto è rientrato, firmando una sorta di armistizio ma la situazione resta tesa. La società non ha alcuna intenzione di fare passi indietro e prosegue sulla strada del rinnovamento. Fonseca è stato confermato ma ha una fiducia a termine: basta poco, anche l'ennesimo passo falso contro lo Spezia (di nuovo, ma in campionato) per vederlo sollevato dall'incarico. E le scelte di mercato della dirigenza vanno in direzione opposta alle sue necessità: chiede un calciatore d'attacco ma il club ha concentrato la sua attenzione sul terzino americano Reynolds.