Salvate il soldato Christian Eriksen. Il calciatore danese è uno dei misteri degli ultimi mesi in casa nerazzurra ma finora il suo passaggio milanese ha lasciato ben poche note liete. Bisogna partire da un assunto preciso: Eriksen non è Cristiano Ronaldo e non è Leo Messi, non è quel tipo di giocatore e non lo sarà mai. È una cosa da mettere in chiaro una volta per tutte perché sono mesi che il classe 1992 viene dipinto come "uomo capace di cambiare le squadre". No, non è così. Chris ha sempre fatto parte di club con un impianto di gioco ben definito (vedi Ajax e Tottenham) nei quali diventava l'uomo cardine grazie alle sue grandi qualità ma non è mai stato quel tipo di calciatore in grado di far girare le sorti di una squadra da solo.

Il numero 23 nerazzurro ha avuto qualche passaggio a vuoto quando è stato utilizzato ma è pur vero che la possibilità di avere continuità in campo non l'ha mai avuta del tutto: da quando è approdato da Milano è partito 13 volte da titolare, 4 volte in questa stagione e due sole volte consecutivamente. In diverse gare Eriksen ha mostrato parte del suo bagaglio ma in alcuni momenti è parso svogliato e a volte quasi pigro, per certi versi una bruttissima copia di quello visto in Premier League e in Champions negli anni scorsi. In quei momenti arrivava puntuale la sostituzione di Conte. Una delle accuse che più vengono rivolte all'allenatore nerazzurro è quella di effettuare spesso cambi in maniera tardiva ma per il danese questa regola non c'è, visto che è stato spesso sostituito tra il 58′ e l'80'. Quanto appena detto sembra descrivere un calciatore diverso se si osservano le prestazioni di Eriksen con la sua nazionale: con la Danimarca il trequartista torna puntualmente a splendere e anche ieri sera ha segnato due reti nella vittoria per 2-1 contro l'Islanda. Sono 5 le reti nelle ultime 6 partite con la selezione scandinava.

Chris sembra un altro calciatore quando indossa la maglia della Danske Dynamite e non sembra essere solo una questione tattica ma soprattuto mentale e ambientale: si vede nell'approccio in campo, nel modo in cui viene cercato dai compagni e come lui si prende le responsabilità da vero leader (ieri ha segnato il rigore della vittoria al 93′).

"Tutte le scelte che faccio sono sempre e solo per il bene dell’Inter non per quello del singolo giocatore": ieri così si è espresso Antonio Conte rispondendo all'ennesima domanda sul suo trequartista ‘inespresso' ma appare sempre più chiaro come il regalo dello scorso gennaio di Beppe Marotta non sia particolarmente piaciuto al tecnico salentino, sempre più seccato nel parlare del danese. I prossimi due mesi saranno determinanti per Conte e la sua Inter, che dovranno capire quale indirizzo prenderà la stagione in corso, ma saranno importanti anche per Eriksen e il suo futuro.

Se non fa parte del progetto che l'ex commissario tecnico ha per il prossimo futuro ha senso tenerlo a Milano seduto in panchina? Al suo arrivo si sprecavano i paragoni con Wesley Sneijder, ora invece vanno di moda quelli con Dennis Bergkamp e Clarence Seedorf. Qualcuno salvi il soldato Eriksen, prima che sia troppo tardi. Lo faccia per lui, per l'Inter e anche per Antonio Conte.