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Paartalu racconta la trasferta in Corea del Nord: “Hanno frugato nei telefoni, eravamo terrorizzati”

Il giocatore australiano ha spiegato cosa succede quando una squadra va in Corea del Nord: “Lo stadio era grande ma c’erano 10mila persone e bambini che cantavano”
A cura di Ada Cotugno
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A pochi calciatori è capitato di poter giocare una partita in Corea del Nord e di affrontare una delle trasferte più strane in tutto il mondo. Erik Paartalu è uno di questi e non dimenticherà mai cosa è accaduto quando ha messo piede nel Paese per la prima volta: l'ex giocatore australiano è rimasto colpito da tutto ciò che ha visto e sentito a cominciare dai controlli inaspettati in aeroporto fino al comportamento del pubblico allo stadio, enorme ma praticamente deserto e disinteressato all'evento.

L'occasione è arrivata nel 2017 per una partita di AFC Champions League Two alla quale partecipava con il Bengaluru. Nel podcast Suited and Booted TV ha raccontato l'esperienza surreale: ci sono soltanto due voli a settimana che partono dalla Cina e atterrano a Pyongyang, con i controlli all'aeroporto che sono serratissimi. I giocatori sono rimasti lì due giorni dopo la partita per aspettare il volo di ritorno, proprio in un periodo in cui si svolgevano alcuni test militari.

Com'è viaggiare in Corea del Nord per un giocatore

Non è sicuramente un'esperienza da tutti i giorni e il racconto di Paartalu ci porta in una realtà molto lontana dalla nostra. Era il 2017 quando è andato in Corea del Nord con il resto della squadra e già dal momento dell'arrivo gli è sembrato tutto surreale: "Hanno iniziato a frugare nei telefoni, nei tablet. Non so che codice stessero inserendo, non ci hanno nemmeno chiesto di sbloccarli, lo sapevano e basta. Cercavano materiale o roba del genere. E ovviamente noi nella chat di gruppo stavamo controllando se avessimo meme su Kim Jong-un. Eravamo terrorizzati, pensavamo: ‘Non ci faranno entrare qui'". In aeroporto c'era soltanto il pullman del Bengaluru, per il resto era completamente vuoto.

L'accoglienza ha reso i giocatori molto tesi, ma anche la permanenza in città per loro è stata particolare: "Un giorno c'era un festival in programma per il Leader Supremo che si sarebbe tenuto due mesi dopo e c'erano migliaia di persone vestite di bianco che provavano questa coreografia. E noi pensavamo che fossero stati sottoposti al lavaggio del cervello. Abbiamo finito l'allenamento tre ore dopo e loro stavano ancora andando avanti". Il giorno della partita lo stadio era quasi deserto: "Abbiamo giocato la partita nello stadio più grande del Paese, e c'erano tipo 10mila persone. E c'erano dei ragazzini delle scuole che cantavano per tutta la partita". La trasferta è avvenuta in un periodo molto particolare perché si stavano svolgendo alcuni test militari: "In quel periodo stavano testando i loro missili nucleari, tra loro e il Giappone. Il fattorino dell'hotel ci disse che se fossimo scesi alle 6 del mattino avremmo visto il missile sorvolare l'hotel in direzione del Giappone e poi schiantarsi in acqua".

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