Michele Criscitiello: “Alla Folgore non ho DS né DG. Il mercato faccio io e risparmio 80mila euro”

C’è chi vince e basta, e chi invece costruisce. Michele Criscitiello appartiene alla seconda categoria: uno che non si limita al risultato, ma lo prepara pezzo dopo pezzo, tra cantieri aperti, intuizioni fuori dagli schemi e decisioni controcorrente. Dalla scelta di non far pagare il biglietto alla rivoluzione gestionale senza direttore sportivo, il suo percorso con la Folgore Caratese è tutto fuorché tradizionale. Criscitiello, noto editore e direttore di SportItalia, ha portato tra i professionisti la società calcistica di una cittadina di 14mila persone della Brianza vincendo il girone B della Serie D e lo ha fatto a modo suo, partendo dalla sua visione e dalla sua conoscenza del mondo del calcio.
A Fanpage.it il presidente della Folgore Caratese ha raccontato il dietro le quinte della promozione in Serie C, il suo modo diretto di fare calcio e le contraddizioni di un sistema che, secondo lui, continua a non voler cambiare davvero.
Presidente, innanzitutto congratulazioni per la vittoria del campionato. In questi giorni avrà vissuto emozioni che, probabilmente, non aveva mai provato ma dopo l’euforia del trionfo, sul divano di casa sua a mente fredda, ha pensato: ‘Cosa abbiamo combinato?’
"Sì e no. Ci sono vittorie e vittorie. C’è chi vince perché ha speso tanto ed era programmato. Poi c’è chi vince senza struttura, senza stadio. La nostra è diversa: negli ultimi tre anni abbiamo fatto una programmazione precisa. Centro sportivo, femminile, Academy, tutto organizzato per arrivare pronti".
Questa è una vittoria frutto di un percorso di anni, di investimenti su strutture e conoscenze…
"Certo. Quest’estate, mentre finivo la trasmissione, passavo dallo stadio e guardavo i lavori: l’anno prima non avevamo neanche l’erba. Abbiamo fatto l’impianto di illuminazione mentre la squadra era in corsa per la promozione. E mi sono costruito un piano B con il Renate che verrà a giocare da noi la prossima stagione: se non salivo, almeno rientravo degli investimenti. Invece il prossimo anno ci sarà una partita a settimana allo SportItalia Village".

Siete stati coraggiosi e lungimiranti…
"Assolutamente. E aggiungo una cosa: quest’anno non facevo pagare il biglietto".
Cioè, alle partite della Folgore Caratese non si pagava il biglietto in Serie D?
"Sì. Perché tanto la gente spende dentro: con bar, merchandising e tutto il resto mi lasciava più del prezzo del biglietto. È un modello nuovo: ingresso gratis, ma guadagni sull’indotto".
E, infatti, nel tempo siete riusciti a riempire lo stadio…
"Sì, ed è la cosa più bella: in due anni siamo passati da 34 abbonati, quasi tutti anziani, a 1500-2000 persone, soprattutto giovani e famiglie. Il cambio generazionale è la vera vittoria".
Abbiamo già toccato tanti temi, ma ci racconta come nasce la sua idea di prendere la Folgore Caratese?
"Era della famiglia di mia moglie. Tre anni fa ho preso tutto io: centro sportivo, stadio, società. Il primo anno eravamo quintultimi, poi 13 vittorie di fila. L’anno scorso playoff. Quest’anno abbiamo vinto".
Altra curiosità. Ho cercato nell'organigramma ma non ho trovato le figure di Direttore Sportivo e Direttore Generale…
"Esatto. Né DS né DG. La squadra la faccio io con un mio collaboratore che si chiama Daniele Paparusso, un ex calciatore di Eccellenza/Serie D che l'anno scorso era nella mia area scouting e lui si occupa delle trattative insieme al sottoscritto. Insieme individuiamo dei profili che poi andiamo a seguire durante tutta la stagione. Per il resto, trattative, giocatori, colloqui… me la vedo io. L’allenatore allena, io costruisco. Saremo l'unica squadra del calcio professionistico senza la figura del Direttore Sportivo e del Direttore Generale".

Scelta forte.
"Sì, io conosco il mondo del calcio e così mi evito il ‘magna magna' dei procuratori. Allora le trattative le faccio direttamente io e risparmio anche 70-80 mila euro".
Adesso è giusto godersi il traguardo raggiunto ma bisogna iniziare a programmare la stagione di C: le basi sono solide, ma quali sono le linee guida che porterete avanti?
"Ci stiamo già muovendo da mesi. Terremo pochi giovani, faremo tanto mercato. Ma attenzione: chi viene per svernare o solo per lo stipendio, non ci serve. Questi qui è meglio che non si propongono neanche".
Ha spesso criticato, anche giustamente, la gestione della Lega Pro negli ultimi anni e ora ne entrerà a far parte: continuerà le sue battaglie dall’interno del ‘sistema’?
"A maggior ragione. Non cambio idea perché cambio ruolo. Sono contro le squadre B, contro regole senza senso sugli stadi, e contro i campionati falsati dai fallimenti. Se una squadra fallisce, Lega e Federazione devono garantire la fine del campionato. Altrimenti falsi tutto".
Il presidente della Lega Pro le ha fatto i complimenti?
"No. Ho ricevuto tanti messaggi ma non il suo. Forse ha perso il mio numero".

Dopo ogni mancata qualificazione ai Mondiali si ripete lo stesso circo per qualche mese ma oltre alle solite opinioni sui ‘giovani’, ‘stranieri’ e ‘calcio di strada’ senza affrontare i veri problemi con cui le società si rapportano dal calcio di base per poi passare al dilettantismo e al professionismo: perché, secondo lei?
"Perché va cambiato lo statuto. Senza quello, nessuno può fare nulla. Serve un presidente politico e un governo tecnico sotto, con competenze reali. Sul settore giovanile è semplice: io cresco un ragazzo e poi lo perdo a zero. Perché dovrei investire? Se invece potessi guadagnarci, investirei in allenatori seri. È un problema di regole. Sugli stranieri le normative sono sbagliate. Alle società conviene prendere stranieri e non i ragazzi italiani. Questo è un dato di fatto, non è un opinione. Non è colpa dei presidenti, ma delle regole".
Mi è capitato di parlare e intervistare diverse persone (ex calciatori e giornalisti) dopo la debacle in Bosnia e in tanti, diversamente da quanto accaduto nel 2018 e nel 2022, hanno parlato anche di un problema nel racconto del calcio italiano da parte dei media: da editore e direttore qual è il suo punto di vista?
"Sì. Spesso non si dice le verità. Io magari dico anche cavolate, ma tiro fuori i problemi veri".
Qualche giorno fa il direttore Zazzaroni ha detto che il ‘giornalismo sportivo è finito' facendo riferimento anche ai tanti talent che ci sono ormai nei vari media. Come avrà potuto notare, i toni sono diventati a dir poco aspri negli ultimi tempi ed è un continuo tirarsi frecciate: ma è normale avere un un dibattito calcistico trasformato in scontro personale?
"Se ti riferisci alle polemiche che ha avuto Zazzaroni con Adani e tutto il resto, ti dico subito che non mi interessano. Ognuno fa il suo lavoro. Io non giudico il lavoro degli altri e in quel cinema non entro. Non mi interessa polemizzare con altri commentatori. A me questo gioco non piace ma non mi permetto di giudicare".
Negli ultimi giorni la sua intervista a Daniele Portanova, in merito alla condanna in secondo grado del figlio, è diventata oggetto di discussione: ci dice com’è nato quello spazio e cosa si sente di rispondere a chi l’ha criticata?
"Non mi interessa. Ho fatto il mio lavoro e ho dato spazio anche alla controparte. Non sono un tribunale. Per me è normale intervistare il padre di Portanova, perché la notizia è che un calciatore di Serie B è stato condannato a sei anni, poi giornalisticamente ho fatto quello che dovevo dicendo che saremmo stati a disposizione per la controparte. Al momento nessuno mi ha chiamato, io non posso farci nulla".

C’è un modello di società, italiano o europeo, a cui Criscitiello si ispira?
"Senza dubbio l'Udinese. Ho lavorato lì dieci anni. Copio quell’organizzazione. Valorizzare giovani e venderli. Sempre. Non mi innamoro dei calciatori: arriva l’offerta, vendi".
Ecco valorizzare i giovani e venderli. Però quest'anno ha fatto un'operazione assurda con Caldirola in Serie D, che giovanissimo non è: ce la racconta?
"Una plusvalenza assurda per la Serie D, è vero. Non parliamo di cifre ma ho venduto un calciatore di 35 anni dopo 8 partite. Si è allenato con noi da agosto, ha firmato a ottobre e a dicembre è andato a Benevento. Alcuni hanno anche malignato ‘Adesso si affloscia la Folgore', ma non è andata così".
Ultima curiosità: la Folgore Caratese ha ambizioni più alte della Serie C o diventare una realtà in Lega Pro è già un traguardo?
"Siamo troppo strutturati per la D, ma troppo piccoli per sognare la Serie B. Vogliamo essere una realtà solida di Serie C".