Maurizio Sarri è di una sincerità disarmante sul nuovo acquisto della Lazio: “Non vorrei essere travisato”

Il pareggio per 2-2 contro la Fiorentina prolunga il momento difficile della Lazio, che all'Olimpico non vince da quattro partite consecutive e resta inchiodata a metà classifica. Ma nel post-partita, più del risultato, a prendersi la scena sono le parole di Maurizio Sarri, che davanti alle telecamere di DAZN sceglie la linea della trasparenza assoluta.
Il tecnico difende la prestazione della squadra, parla di episodi sfavorevoli e di un gruppo "frustrato", ma il passaggio che pesa davvero riguarda il mercato. Sarri non gira intorno al tema, soprattutto quando si parla del nuovo attaccante appena arrivato dal Salisburgo: Petar Ratkov.

"Sto parlando in italiano e non vorrei essere travisato: Ratkov non lo conosco, quindi non so cosa dire…", chiarisce Sarri, mettendo subito un confine netto. Nessuna polemica, nessuna stoccata alla società, solo una constatazione diretta: "Imparerò a conoscerlo, vedremo qualità, pregi, difetti e come poterlo sfruttare, ma io al momento non lo conosco. La società lo conoscerà meglio di me". Una sincerità rara, soprattutto in un contesto spesso dominato da frasi di circostanza. Questa volta senza mandare frecciate velate alla dirigenza: "Non è una polemica la mia, ma solo una constatazione".

Nel quadro già complesso si inserisce anche l'uscita imminente di Matteo Guendouzi, destinato al Fenerbahçe per un'operazione da circa 28 milioni di euro più 2 di bonus, che al termine dell'incontro con i toscani ha salutato la tifoseria biancoceleste. Sarri non nasconde il dispiacere: "Pensavo che Guendouzi fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro", ma ammette come certe offerte siano impossibili da respingere per una realtà come la Lazio.
Il tecnico chiude ribadendo la propria posizione: resterà, perché ha dato la sua parola ai tifosi, anche se "è successo più di quello che mi aspettavo". Il mercato non è finito, dice Sarri, ma il clima resta teso. E le sue parole su Ratkov fotografano meglio di qualsiasi analisi il momento biancoceleste: lucido, fragile, inevitabilmente sincero.