Matteo Bassetti dopo il malore di Bozhinov: “Chi decide che è sicuro giocare al calcio alle 15?”
Il professore, Matteo Bassetti, chiede di cambiare la valutazione con cui il calcio calcola il rischio legato a condizioni climatiche proibitive e pericolose per la salute dei calciatori. Il malore di Rosen Bozhinov del Pisa durante la partita di Serie B con la Juve Stabia ha messo al centro del dibattito la scelta di andare in campo alle 15 anche nelle giornate più calde. Il 21enne calciatore bulgaro ha accusato un malore al 40° del primo tempo ed è stato trasportato in ospedale: dopo gli accertamenti, ha rassicurato tutti sulle condizioni di salute ("sto bene"). Ma per l'infettivologo l'episodio non può essere ritenuto solo un incidente di gioco: "Davvero dobbiamo aspettare che qualcuno si senta male per capire che così non si può giocare?". Va aperta una discussione seria su argomento fondamentale: la prevenzione e la tutela della salute, che dovrebbe essere prioritario anche rispetto alle esigenze di calendario e tv.
La riflessione di Bassetti: "Il clima è cambiato"
Il cooling break, alla luce del cambiamento meteo, è un palliativo rispetto allo stress fisico particolarmente pesante, sopportato dagli atleti in campo. Bassetti parte da una considerazione: il calcio (ma la questione ha investito anche il tennis, dopo il malessere di Jannik Sinner al Roland Garros) non può ignorare che gli orari delle partite hanno bisogno di essere cambiati perché "il clima è cambiato". Le ondate di calore, i picchi elevatissimi toccate in questa estate sono la riprova tangibile della situazione in atto e "giocare alle 15, con temperature torride, è un rischio".
Il nocciolo della questione sollevata da Bassetti è proprio questo, la valutazione fatta dai vertici di calcio su un aspetto essenziale: un determinato tipo di condizioni ambientali possono (ancora) essere ritenuti accettabili per disputare 90 minuti (e passa) di attività fisica ad alta intensità agonistica? Per il professore la risposta è netta: "Non sono una prova di carattere". Non si tratta solo di fissare la migliore collocazione possibile in calendario ma di mettere in primo piano la tutela dei calciatori capendo quando è realmente opportuno che si giochi una partita.
Il professore: "È ora che cambino anche le regole"
Per anni andare in campo alle 15 ha rappresentato la normalità, di fronte a fattori del genere però non si può sacrificare tutto in nome della consuetudine e/o degli accordi coi broadcaster. E soprattutto a chi tocca davvero l'ultima parola in situazioni così estreme che non sono una semplice eccezione?
"I medici dello sport non possono limitarsi a intervenire quando qualcuno crolla – ha aggiunto Bassetti -. Devono avere voce in capitolo prima che inizi la partita. Se le condizioni climatiche rappresentano un pericolo, devono poter dire chiaramente: Non si gioca. E chi organizza i campionati deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Spostare una partita alle 18, alle 20 o alle 21 non rovina il calcio. Un malore grave, invece, potrebbe rovinarlo per sempre".
Bozhinov: "Il mio corpo mi ha detto stop"
Bozhinov sta bene, non ha fretta di tornare in campo ma spera possa avvenire quanto prima possibile. Il difensore ha ringraziato tutti quanti gli hanno manifestato vicinanza emotiva, incoraggiamento e hanno espresso sincera preoccupazione. contro la Juve Stabia ha vissuto "uno di quei momenti che ti fanno fermare un attimo e capire quanto tutto sia fragile. Ora penso alla guarigione e a tornare più forte di prima. Non so esattamente quando succederà, ma so una cosa: non mi arrenderò".
Due messaggi diversi, dunque. Da un lato quello del calciatore che vuole rassicurare, dall'altro quello di Bassetti che invita a fermarsi prima che sia necessario farlo per un altro malore. Il tema vero è il modo in cui il calcio italiano decide quando sia davvero sicuro giocare.