Non si spengono le polemiche per quanto accaduto al termine del primo tempo di Udinese-Juventus, quando il DS bianconero Fabio Paratici si è precipitato sul campo dalle tribune, per protestare in maniera molto vigorosa contro l'arbitro Chiffi, a quanto pare per un presunto anticipo nel fischiare la fine della prima frazione.

Nel comunicato del Giudice Sportivo non c'è traccia dell'accaduto, con la conseguenza che Paratici non ha ricevuto alcuna sanzione, ma potrebbe ancora intervenire la Procura Federale per aprire un'inchiesta, con conseguente multa e/o inibizione per il dirigente. Dal canto suo, Pierpaolo Marino – responsabile dell'area tecnica dell'Udinese – che già a caldo aveva denunciato con parole dure la condotta di Paratici, torna sulla questione in maniera ancora più polemica ai microfoni della TV ufficiale del club della famiglia Pozzo.

"Premetto che io da giovane ho fatto l'arbitro per quasi 300 partite e un po' conosco la psicologia di come si va a dirigere le partite. Non mi era mai capitato di vedere delle proteste alla fine del primo tempo perché non era stato dato il recupero. Questo è stato uno strumento di pressione nei confronti dell'arbitro, non è possibile che quando mancano ancora 45 minuti da giocare e con un solo gol di differenza tra le due squadre ci si lamenti per un minuto di recupero. L'assegnazione di un calcio di punizione alla Juventus nel momento decisivo della partita mi rattrista. Da ex arbitro e da dirigente navigato sono sempre stato contro questo tipo di pressioni psicologiche nei confronti dell’arbitro. Questi momenti ricordano le invasioni degli emiri ai Mondiali e sono fantasmi del passato che non devono tornare".

Marino argomenta ulteriormente la sua critica all'operato della Juventus, partendo dal regolamento per arrivare ad una vicenda definita "aberrante".

"Il regolamento dà al cronometro dell'arbitro tutte le verità sulla partita, tutti gli altri cronometri hanno meno importanza. La protesta pare molto strumentale perché comunque mancava ancora un tempo alla fine della partita. Non è un discorso contro Paratici ma contro una mentalità: quella di andare a condizionare psicologicamente l’arbitro. Chi è sportivo non deve farlo, andare a condizionare l’arbitro durante una gara è aberrante".

Il dirigente dell'Udinese attacca poi con altrettanta decisione anche Cuadrado, protagonista dell'azione che ha dato origine alla punizione di Ronaldo da cui è scaturito il rigore del pareggio juventino.

"Larsen non tocca l'avversario. Cuadrado è uno specialista del tuffo: lui arriva prima sul pallone e quando si accorge che l'avversario può togliergli la palla si tuffa. Inoltre, per influenzare l'arbitro fa finta di cadere con le mani sul pallone ma in realtà vuole condizionare l'arbitro per farsi dare una punizione. È una tattica che molti giocatori esperti usano. Questa per me è una punizione per l'Udinese per fallo di mano di Cuadrado. Dopo la pantomima dell'intervallo tutte le cose a metà sono state indirizzare a favore della Juventus".