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18 Dicembre 2020
13:25

Maradona “sedato e abbandonato dai medici”: la ricostruzione delle ultime settimane

Lo storico medico di famiglia di Maradona ha lanciato pesanti accuse e rivelato gli ultimi giorni del ‘Diez’: “Non c’era nessun medico a fianco a lui e per me è stato un suicidio. Una delle donne che gli è stata accanto negli ultimi giorni mi ha detto che Diego era stanco della vita e che non voleva più vivere”.
A cura di Alberto Pucci
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A tre settimane dalla tragica morte di Diego Armando Maradona, e a poche ore dalle accuse pesanti lanciate dall'avvocato, Rodolfo Baqué, legale dell'infermiera che è stata accanto al ‘Diez' fino a poco prima di morire, a tornare sull'evento che ha cambiato per sempre la vita di ogni tifoso argentino e napoletano è l'ex medico personale di Maradona: Alfredo Cahe. Il 76enne medico, in passato primario all'Hospital de Clínicas di Buenos Aires e per moltissimi anni accanto alla famiglia di Maradona, ha di fatto confermato le parole dell'avvocato Baqué in una lunga intervista concessa all'emittente televisiva argentina ‘Canale 9'.

Le parole del medico e le ultime ore di vita di Diego

"Quando ho visto Diego vivo nella clinica Olivos, era praticamente sedato, addormentato e non ho potuto parlare né con lo psichiatra né con lo psicologo – ha raccontato Alfredo CaheMi hanno immediatamente chiuso le porte. Il secondo giorno in cui volevo rivederlo è stato quando è avvenuto quello che per me è stato un suicidio. Una delle donne che gli è stata accanto negli ultimi giorni mi ha detto che Diego era stanco della vita e che non voleva più vivere".

Dopo aver rivelato di aver proposto inutilmente a Leopoldo Luque, l'ultimo medico di Maradona, di trasferire il famoso paziente in un altro ospedale, Cahe ha poi continuato il suo attacco con parole davvero pesanti: "Non c'era nessun medico a fianco a lui e non si sa nemmeno se Luque si sia interessato. Neanche lo psichiatra è intervenuto. Diego è stato praticamente sbalzato. Ho suggerito a Luque, nelle poche conversazioni che abbiamo avuto, che era essenziale trasferirlo in un luogo adatto nella Capitale e poi fare il secondo passo e portarlo a Cuba. Ma nessuno è intervenuto".

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