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27 Maggio 2022
13:52

Maldini ha preso a picconate il Milan, ma dietro le sue parole c’è sempre e solo un fine supremo

Lo sfogo di Paolo Maldini contro la proprietà del Milan a pochi giorni dalla conquista dello scudetto e il chiaro messaggio mandato anche agli eventuali futuri proprietari non sono dettati dall’istinto ma fanno parte di una vera e propria strategia per raggiungere l’unico scopo che muove la bandiera rossonera.
A cura di Michele Mazzeo
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Le parole di Paolo Maldini arrivate a pochi giorni dalla conquista dello Scudetto da parte del suo Milan hanno suscitato inevitabilmente molto clamore. L'attuale responsabile dell'area tecnica rossonera (che tra le altre cose ha anche rivelato che né lui né il ds Massara sono stati ancora chiamati per discutere del rinnovo di contratto in scadenza tra un mese) non ha risparmiato critiche all'attuale proprietà e all'amministratore delegato Gazidis, ed ha anche mandato un chiaro messaggio a chi gestirà il club meneghino in futuro (che sia ancora il fondo Elliot o, cosa molto più probabile, il gruppo RedBird con cui la trattativa per la cessione è ormai in dirittura d'arrivo).

Le forti dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dello Sport dall'ex capitano e uomo simbolo del Milan inevitabilmente hanno sorpreso tutti, soprattutto perché arrivate qualche giorno dopo la festa rossonera per l'inaspettato scudetto di cui è stato il principale artefice. Chi pensa però che quello di Paolo Maldini sia stato uno sfogo istintivo dettato dal trattamento ricevuto dall'attuale proprietà si sbaglia di grosso.

Analizzando attentamente quanto detto dal 53enne si capisce come la sua sia una chiara mossa strategica al fine di ottenere il suo unico scopo che, a differenza quasi tutti gli altri dirigenti sportivi italiani, non è né economico né professionale. Prima di tutto infatti bisogna tenere a mente che Paolo Maldini non è un professionista del mondo del calcio qualunque che, in caso di mancata unità di intenti con il Milan, comincerebbe una nuova avventura in un'altra squadra. Il responsabile dell'area tecnica nasce dirigente sportivo solo per il Milan e probabilmente finirà la sua carriera da dirigente con il Milan.

Fissato questo concetto, è facile capire perché abbia scelto proprio questo momento e queste modalità per esprimere senza mezzi termini il suo pensiero nonché a quale scopo lo abbia fatto. La vittoria dello scudetto difatti ha dato ragione alle sue scelte e lo ha messo in una posizione di forza assoluta che mai aveva avuto prima dato che tutti riconoscono i meriti del suo lavoro e una sua mancata conferma solleverebbe una vera e propria rivolta popolare da parte dei tifosi del Milan che ancor più di prima lo considerano il loro garante.

Ed è proprio in virtù di questa posizione di forza e di questo ruolo (che lui ha ricoperto fin dal suo arrivo ma che ora gli viene riconosciuto da tutti) che, con una nuova proprietà che sta per prendere in mano la società rossonera, ha deciso di mandare un chiaro messaggio a chiunque gestirà il club nell'immediato futuro: che sia Elliot o RedBird il progetto sportivo deve fare quell'ultimo step che riporterebbe il Milan dove lo stesso Maldini, come tutti i tifosi del Diavolo, pensa debba stare, vale a dire tra i top team europei. Perché l'unico scopo della bandiera rossonera è esclusivamente il bene del Milan.

Le sue parole non lasciano infatti spazio a dubbi: "Naturalmente ci deve essere la volontà del club di aprire un ciclo. Oggi il Milan con una visione strategica di alto livello può andare a competere il prossimo anno con le più grandi – ha infatti detto nel corso della sua lunga intervista alla Gazzetta – . Se invece si scegliesse una visione di mantenimento, senza investimenti, senza un’idea da Milan rimarremmo nel limbo tra le migliori sei o sette squadre in Italia per tentare di rivincere lo scudetto e qualificarci per la Champions. Per questo – ha poi aggiunto – è il momento che la proprietà, Elliott o quella che potrebbe arrivare, chiuda il triennio e capisca che strategia vuole per il futuro. Con due o tre acquisti importanti e il consolidamento dei giocatori che abbiamo possiamo competere per qualcosa di più grande in Champions ".

Un messaggio chiarissimo dunque rilasciato pubblicamente (quindi con più ampia risonanza) al momento giusto che sembra mettere alle strette il gruppo RedBird ancor prima che diventi ufficialmente il proprietario del club: rinnovare Paolo Maldini significa entrare investendo soldi nel progetto sportivo del club per fargli fare quell'ultimo passo in avanti, pertanto non confermare Paolo Maldini vorrebbe dire avere contro i tifosi del Milan. Insomma una mossa da scacco matto ancor prima che la partita abbia inizio.

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