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OPINIONI

Luis Enrique ha cambiato la storia del PSG: non solo vittorie, una vera e propria ‘rivoluzione’

Due Champions League consecutive a Parigi e una ‘rivoluzione culturale’ che ha trasformato il PSG. Luis Enrique ha costruito una squadra prima ancora che una corazzata, entrando nell’élite degli allenatori più vincenti della storia.
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Luis Enrique continua a riscrivere la storia del PSG. Con il secondo trionfo consecutivo in Champions League, il tecnico spagnolo ha trasformato quello che per anni era stato un sogno irraggiungibile per il club parigino in una nuova normalità, consolidando il proprio posto tra gli allenatori più vincenti e influenti del calcio moderno.

Quando arrivò a Parigi nel 2023, Luis Enrique non promise trofei immediati. La sua missione era molto più ambiziosa: cambiare la cultura del club. Voleva costruire una squadra in cui il sacrificio collettivo contasse più delle individualità, dove tutti fossero chiamati a correre, difendere e pressare senza distinzione di status. Un progetto che all'inizio suscitò dubbi, ma che oggi appare come la chiave della rinascita europea del PSG.

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A Budapest, al termine della finale vinta contro l’Arsenal, il tecnico asturiano ha celebrato un altro traguardo storico: più che la singola partita, è stato il percorso della squadra a certificare il successo di una filosofia che ha reso il Paris Saint-Germain una macchina quasi perfetta.

I giocatori stessi lo considerano il vero artefice della trasformazione e, per questo motivo, sono emblematiche le parole di Achraf Hakimi: "Luis Enrique è il più grande eroe del club. Lo seguiamo, ci fidiamo di lui. Fin dal primo giorno ci ha detto che la squadra è più importante dei singoli giocatori. Abbiamo creato non solo una squadra, ma una famiglia".

Dinastia PSG in Champions: Luis Enrique è già leggenda, dal campo ai titoli

Per anni il PSG era stato identificato come una collezione di campioni più che come una squadra. Le epoche di Neymar, Lionel Messi e Kylian Mbappé avevano garantito spettacolo e talento, ma non il trofeo più desiderato. Le eliminazioni europee erano spesso accompagnate da accuse di fragilità mentale e mancanza di identità.

Luis Enrique ha ribaltato tutto. L'addio di Mbappé, che molti consideravano un colpo devastante, si è trasformato nell'occasione per completare la sua rivoluzione. Nessun giocatore è diventato più importante del gruppo e il PSG ha continuato a vincere e convincere senza dipendere da una singola stella. Oggi il collettivo viene prima di tutto, e i risultati gli danno ragione.

Nonostante una stagione segnata da infortuni, rotazioni forzate e un calendario estenuante, i parigini hanno mantenuto una competitività impressionante su tutti i fronti. Anche nelle difficoltà, la squadra ha dimostrato solidità, resilienza e una straordinaria capacità di adattamento.

Una squadra con una identità forte, che non lesina corse in avanti e all'indietro. Il segreto del PSG di Luis Enrique non sta soltanto nel talento dei singoli, ma nella straordinaria fluidità tattica che rende la squadra imprevedibile e difficilissima da contenere. I parigini cambiano continuamente posizione durante la partita, ma senza mai perdere equilibrio, grazie a un sistema basato su regole precise e movimenti coordinati.

L’idea dell’allenatore spagnolo è semplice quanto rivoluzionaria: non conta chi occupa una determinata zona del campo, ma che quella zona sia sempre presidiata. Per questo motivo esterni, terzini, centrocampisti e attaccanti si scambiano continuamente ruolo e posizione. Se Kvaratskhelia si accentra, Nuno Mendes allarga il gioco sulla fascia; se Dembélé arretra per partecipare alla manovra, un centrocampista attacca la profondità prendendo il suo posto.

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Dietro questa apparente libertà c’è però una struttura molto rigida. I due difensori centrali rappresentano i punti fermi del sistema, mentre il resto della squadra ruota attorno a loro seguendo principi ben definiti. Luis Enrique definisce questi elementi ‘ancore e giocatori mobili': alcuni garantiscono equilibrio e occupazione degli spazi, altri hanno libertà di movimento per creare superiorità numerica e confondere le marcature avversarie.

Emblematica è la figura di Hakimi, spesso protagonista in zone del campo normalmente riservate agli attaccanti. Non è raro vedere il marocchino arrivare in area per finalizzare le azioni, mentre gli esterni offensivi si abbassano o si accentrano. Lo stesso Dembélé gode di una libertà quasi totale: può ricevere palla ovunque, trascinare fuori posizione i difensori e aprire spazi per gli inserimenti dei compagni.

Questo meccanismo mette particolarmente in crisi le squadre che difendono a uomo. I continui scambi di posizione costringono gli avversari a scegliere se seguire il proprio riferimento lontano dalla zona di competenza oppure lasciarlo libero, creando inevitabilmente varchi.

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A rendere possibile questo calcio servono però qualità tecniche, intelligenza tattica e una condizione atletica eccezionale. Non a caso Luis Enrique ha spesso sottolineato il suo desiderio di avere una rosa composta da giocatori capaci di interpretare più ruoli. Le rotazioni continue richiedono energie enormi, ma consentono al PSG di mantenere intensità e imprevedibilità per tutta la stagione.

Luis Enrique come Guardiola e Zidane: meglio solo Ancelotti

È proprio questa combinazione di organizzazione, versatilità e talento ad aver trasformato il PSG in una delle squadre più spettacolari e complete del panorama europeo, capace di dominare il gioco senza rinunciare alla creatività dei suoi campioni.

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Con questa vittoria Luis Enrique sale a quota tre Champions League in carriera, raggiungendo allenatori leggendari come Pep Guardiola e Zinedine Zidane. Davanti a lui resta soltanto Carlo Ancelotti, primatista assoluto con cinque successi nella competizione.

Da quando è arrivato a Parigi, Luis Enrique ha conquistato quasi tutti i trofei disponibili, vincendo la stragrande maggioranza delle competizioni disputate e trasformando il PSG in una potenza europea stabile. Non è più soltanto l'allenatore che ha portato due Champions consecutive nella capitale francese: è l'uomo che ha cambiato per sempre il destino del club, costruendo un impero sportivo destinato a lasciare il segno nella storia del calcio europeo.

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Periodista, collaboro con la pagina sportiva di Fanpage.it. Appassionato di Sport, Comunicazione e Politica, lucano amaro, credo che dietro ogni persona ci sia una storia che vale la pena ascoltare. Sono contrario all'opinionismo emozionale.
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