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Luca Marelli: “In TV ho milioni di spettatori e pochi secondi per capire. A volte la risposta giusta non c’è”

Nell’intervista a Fanpage.it l’ex arbitro Luca Marelli parla del suo ruolo in telecronaca su DAZN: spiega, regolamento alla mano, gli episodi valutati da arbitri e VAR. “Vi dico perché evito giudizi troppo categorici”.
L’ex arbitro, Luca Marelli, spiega in diretta tv su DAZN regolamento ed episodi arbitrali controversi.
L’ex arbitro, Luca Marelli, spiega in diretta tv su DAZN regolamento ed episodi arbitrali controversi.

L'ex arbitro Luca Marelli ha pochi secondi per analizzare in diretta TV, a DAZN, un episodio arbitrale davanti a milioni di spettatori. È diventato uno dei volti di riferimento quando si parla di regolamento, VAR e decisioni arbitrali. Dietro le sue spiegazioni c'è molto più di una semplice lettura delle immagini: l'esperienza di campo, di chi conosce perfettamente i meccanismi che portano a una decisione. Nell'intervista a Fanpage.it Marelli racconta come si costruisce un'analisi in tempo reale, perché le polemiche non sono un'esclusiva italiana e quali sono le difficoltà che arbitri e VAR affrontano davanti agli episodi più controversi. "Io li definisco grigi perché possono essere interpretati in maniera diversa da arbitri diversi. Non esiste una risposta assoluta, giusta o sbagliata. Dipendono dalla sensibilità personale e arbitrale".

L'ex arbitro promuove inoltre una delle novità regolamentari sperimentate in questa edizione dei Mondiali 2026 e destinata ad arrivare anche in Serie A: l'obbligo per i giocatori soccorsi dai sanitari di restare temporaneamente fuori dal campo. Una norma voluta da Pierluigi Collina che, secondo Marelli, sta già producendo risultati evidenti. "Eravamo abituati a vedere tre o quattro interventi dei massaggiatori ogni partita. Al Mondiale ne abbiamo visti tre o quattro in totale. È la dimostrazione che la regola funziona e credo che potrà aumentare il tempo effettivo di gioco anche nel campionato italiano".

Quando la ascoltiamo in televisione sembra tutto così immediato. Non deve essere facile… quanto tempo ha davvero per capire un episodio prima di intervenire?
"Pochissimo. Ho la fortuna di poter rivedere subito le immagini grazie ai tecnici, ma sono le stesse immagini che vedono tutti i telespettatori. Non ho telecamere privilegiate o angolazioni segrete. Devo semplicemente guardare, collegare ciò che vedo al regolamento e formulare una valutazione".

Quanto conta l'istinto?
"Tantissimo. Chi ha arbitrato sa che nel 90% dei casi si decide proprio d'istinto. In campo il fischio arriva pochi decimi di secondo dopo l'episodio. Siamo abituati a ragionare rapidamente".

Non sempre però si può dare una risposta immediata.
"Infatti. Ci sono episodi che richiedono tempo e prudenza. In alcuni casi non è corretto sbilanciarsi subito. Il mio compito diventa spiegare al telespettatore che cosa sta valutando il VAR, perché si sta facendo un check e quali sono gli elementi che vengono presi in considerazione".

Lei parla spesso di ‘episodi grigi'. Cosa sono?
"Sono quelli che possono essere interpretati in maniera diversa da arbitri diversi. Non esiste una risposta assoluta. Sono episodi che dipendono dalla sensibilità personale e arbitrale".

Quindi il problema non è sempre stabilire se una decisione sia giusta o sbagliata?
"Esatto. A volte il problema è capire se ci troviamo davanti a un episodio realmente oggettivo oppure a una situazione che lascia spazio all'interpretazione. Per questo motivo bisogna evitare giudizi troppo categorici".

È il motivo per cui spesso anche gli arbitri hanno opinioni diverse?
"Assolutamente sì. E vale anche per il VAR".

Molti pensano che il VAR abbia in qualche modo messo in ombra il mondo arbitrale. Che ne pensa?
"Il VAR aiuta, ma non elimina la soggettività. Chi lavora in sala VAR deve rispondere a una domanda fondamentale: siamo davanti a un chiaro ed evidente errore oppure a una valutazione arbitrale? È lì che nasce tutto".

L’ex direttore di gara parla del suo ruolo e delle difficoltà d’interpretarlo in tv.
L’ex direttore di gara parla del suo ruolo e delle difficoltà d’interpretarlo in tv.

E quando l'episodio è al limite?
"Diventa complicatissimo. Soprattutto perché bisogna decidere in tempi molto rapidi".

Lei ha criticato il gol della Germania contro l'Ecuador ai Mondiali 2026.
"Per me era una rete da annullare. Il giocatore tedesco tocca il pallone, ma entra con la gamba molto alta e colpisce al volto l'avversario che non si è abbassato. Anche quel concetto che bisognava spiegare, l'abbassare la testa, è un gioco pericoloso, ma in quel caso non ha abbassato la testa. In campo si può perdere quell'episodio, si può perdere perché avere la certezza che ci sia stato un contatto sul volto è veramente molto complicato, a meno che non ci si trovi esattamente nella posizione giusta per valutare. Ma anche in sala VAR la valutazione non è semplice."

Perché?
"Perché devono confrontarsi più persone contemporaneamente. Devono valutare l'intensità, l'infrazione, se c'è stata o meno l'infrazione e devono decidere sostanzialmente in poco tempo. Soprattutto in un Mondiale, si tende ad avere come linea quella di decidere molto velocemente, e questo è un problema in sala VAR, perché è vero che sono in tre, è vero che possono confrontarsi, ma pur se anche essere in tre potrebbe essere un problema".

In che senso?
"Mettere d'accordo due teste è difficile, metterne d'accordo tre è ancora più complicato".

Quando parla in diretta sa che milioni di persone stanno ascoltando il suo giudizio. Avverte questa responsabilità?
"No, perché se ci pensassi mi bloccherei".

Riesce a essere sempre molto controllato?
"Assolutamente. So che esiste una responsabilità, ma in quel momento penso solo a spiegare ciò che accade. L'Emittente con cui collaboro, DAZN, mi ha sempre lasciato piena libertà".

Qual è la cosa più importante?
"Non diventare protagonisti. I protagonisti devono restare quelli che sono in campo. Noi siamo lì per aiutare il pubblico a capire".

In Italia sembra impossibile parlare serenamente di arbitri. Perché?
"In realtà non è un problema solo italiano".

Davvero?
"No. Le polemiche sono identiche in Inghilterra, Francia, Spagna o Germania".

Allora perché abbiamo la sensazione opposta?
"Perché in Italia la partita non finisce al novantesimo minuto. Ci sono i post partita, le trasmissioni serali, quelle notturne, i dibattiti continui, quelli sulle tv locali. Di quello che succede all'estero invece vediamo soltanto i novanta minuti".

Sui social cambia qualcosa?
"No. Seguo molte testate straniere e le reazioni sono esattamente le stesse".

Ha un esempio?
"La PGMOL inglese, l'organismo responsabile dell'arbitraggio delle partite di calcio professionistico inglese, ha chiuso i commenti sui social. Non perché il pubblico discutesse tecnicamente degli episodi, ma per le stesse identiche polemiche che vediamo in Italia".

Le è mai arrivato un messaggio da un arbitro dopo una sua valutazione televisiva?
"No, mai".

Neanche una critica?
"No. Tutti sanno che svolgiamo ruoli diversi. Io non devo fare il censore di nessuno ma semplicemente valutare quello che succede in campo, poi chiaramente un giudizio personale si può esprimere sempre nel rispetto del lavoro altrui. Questo è uno dei parametri fondamentali della mia attività, rispettare sempre il lavoro di ciascuno, perché il lavoro è difficile qualunque sia il lavoro".

Dirigenti o allenatori l'hanno mai chiamata?
"No, assolutamente questo non è mai accaduto, perché è anche giusto che non sia così. E non vedo perché dovrebbero farlo".

Luca Marelli ha parlato anche delle nuove regole del calcio che saranno recepite in Serie A.
Luca Marelli ha parlato anche delle nuove regole del calcio che saranno recepite in Serie A.

Tra le novità viste al Mondiale 2026 ce n'è una che l'ha colpita particolarmente.
"Sì, quella relativa ispirata da Collina sull'intervento dei sanitari e al minuto fuori per i giocatori che devono essere soccorsi".

Perché?
"Perché sta funzionando meglio del previsto".

In che senso?
"Eravamo abituati a vedere tre o quattro interventi dei massaggiatori ogni partita. Al Mondiale fino a questo momento ne abbiamo visti tre o quattro in totale. La norma ha modificato il comportamento dei calciatori. E questo dimostra che l'adattamento regolamentare funziona".

La vedremo anche in Italia?
"Sì, sarà obbligatoria dalla prossima stagione".

Quali sono invece le novità non obbligatorie?
"Le federazioni potranno decidere se adottare o meno la questione dei calci d'angolo non modificabili dal VAR e quella della mano davanti alla bocca durante le comunicazioni".

Che effetto potrà avere questa nuova regola?
"Mi fa ben sperare per il tempo effettivo di gioco. Credo che potremo vedere partite più fluide anche nel campionato italiano".

Il mondo arbitrale italiano vive una fase molto delicata: a un paio di mesi dal nuovo campionato i vertici non sono ancora definiti. Che sta succedendo?
"Sull'inchiesta in corso non posso esprimermi perché non conosco gli elementi".

Che idea si è fatto invece della fase di transizione?
"Credo che la nomina di Domenico Messina come direttore tecnico sia una garanzia. È una persona che stimo profondamente".

Cosa serve oggi all'AIA?
"Stabilità e capacità di formare nuovi arbitri."

L'Italia resta una scuola arbitrale di riferimento?
"Senza dubbio. Basta guardare ai ruoli che ricoprono a livello internazionale figure come Pierluigi Collina in FIFA e Roberto Rosetti in UEFA o Nicola Rizzoli alla CONCACAF".

Eppure spesso abbiamo la sensazione di perdere i migliori.
"È normale. Quando arrivano chiamate da FIFA o UEFA è difficile rinunciare. Anzi, il fatto che tanti italiani siano ai vertici internazionali dimostra quanto la nostra scuola arbitrale sia ancora considerata nel mondo".

Quindi il futuro non la preoccupa?
"Mi auguro che l'AIA trovi rapidamente una strada chiara. Perché abbiamo tanti arbitri di valore che stanno crescendo e l'Italia può continuare a essere un modello per il movimento arbitrale mondiale".

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